Baciami ancora…

“…..così decisero di unirsi ad una festa sopra ad una grande terrazza a sbalzo sul mare, seguendo le dolci note musicali che si diffondevano leggiadre nell’etere di quella splendida e calda serata. Mentre una lieve e calda brezza giocava con i lunghi e setosi capelli neri della giovane ragazza. Anche la luna sembrava più grande e splendente del solito riflettendosi sulle acque sottostanti in maniera romantica.


” Aspetta…” disse lei fermandosi a pochi passi dalla porta a specchio del locale, gettando le braccia attorno al corpo di lui.
” Che c’è piccola “
” Chiudi gli occhi e baciami! ” pronunciò lei sorridendo con voce soave, sollevando le sottili e curate sopracciglia.
” Cosa…”
” Dai fallo, chiudi gli occhi e baciami come non mai” la sua voce si infranse nel volto stupito e divertito del ragazzo, il quale scosse la testa.
” Lo sai che sei tutta matta… ” sostenne lui ridendo socchiudendo le palpebre,” Va bene così principessa? “
” Uhmm….credo di si ” rispose lei facendo la stessa cosa.
Le loro bocche si cercarono unendosi in un lungo e passionale bacio.
” Perché…? ” le domandò in seguito lui corrugando lievemente la fronte carezzandole il viso con le mani.
” Perché in quella festa ad un certo punto verranno spente le luci, e tutti i ragazzi e ragazze dovranno indossare una specie di velo sul viso prima che quest’ultime vengano nuovamente accese.” Continua a leggere “Baciami ancora…”

Racconti: Myla, di Sergio Pizio

Racconti: Myla, di Sergio Pizio

<<…e poi cosa hai fatto? >> le domandò l’amica con un filo di voce.
<< Nulla, sono rimasta qui dentro>>
<< Cosa…vuoi dire che non sei mai uscita da questa casa? >>
<< Proprio così, sono rimasta accanto alla finestra>>
<< Ma lei non e venuta a cercarti?>>
<< Mia madre? >> sorrise amaramente la piccola Myla. << Certo che no, lei aveva altro da fare >>
L’amica abbassò lo sguardo, dondolando un poco il capo.
<< E adesso, che cosa farai, voglio dire…>>
<< Vado a cercare mio padre! >> esclamò Myla con voce piena, allargando i grossi occhi verdi.
<< Ma come…? >>
<< Ho già programmato tutto Lussy, domani all’alba raggiungerò la stazione e da lì aspetterò il treno che porta a Varsavia…>>
<<Varsavia!?> sbottò l’amica agitando freneticamente le mani per aria. << Quel treno peraltro non si ferma alla stazione, mi dici come farai a salirci sopra? >>
<< Però rallenta, e questo mi permetterà di afferrare le maniglie dell’ultimo vagone >>
<< Che cosa…sei impazzita per caso, oppure vuoi dire addio alla vita!! >> sbraitò l’amica corrugando la fronte, fissandola intensamente negli occhi.
<< Vita?>> mormorò Myla stringendosi nelle spalle. << Io non ho una vita, mia madre e scappata con un balordo, un avanzo di galera violento e alcolizzato>>
<<D’accordo ma come farai…>>
<< A trovarlo e convincerlo che io sono sua figlia?>> l’anticipò prontamente Myla sorridendo.
Lussy annuì. << Ammesso che tu riesca a trovarlo>>
<< Per questo non c’è problema: ho il suo indirizzo>>
<< Cosa..? >>
<< Una sera quella stronza di mia madre, dopo avere scolato l’ennesima bottiglia di Tequila, cominciò a vaneggiare qualcosa riguardo una precisa zona di Varsavia, parlando di un uomo gentile e premuroso che voleva sposarla, facendomi vedere alcune fotografie>>
<< D’accordo, ma non hai nessuna certezza che questo tizio sia davvero tuo padre>> esclamò l’amica continuando a scuotere il capo.
<< Ho questa però >> pronunciò Myla estraendo una foto sgualcita dalla tasca dei jeans, porgendola tra le mani dell’amica.<< Sono riuscita a prenderla dal cassetto i mia madre, e dietro c’è scritto un indirizzo >>
<< Accidenti…! >> esclamò Lussy sgranando gli occhi nell’osservare la foto. << Siete due gocce d’acqua…anche quella voglia sulla tempia e identica! >>
<< Te lo detto Lussy, lui e il mio papà! >> pronunciò con tono fiero e sicuro Myla.
<< Vengo con te…ti accompagno alla stazione! >>
<< No Lussy, non voglio metterti nei guai con i tuoi genitori >>
<< Ti prego Myla, mi farebbe piacere! >>
<< Lo so, sei la mia migliore amica, ma credo sia meglio che vada da sola. Mi farò sentire io, te lo prometto >>
<< Come vuoi >> mormorò Lussy sollevando le spalle. << Ti voglio bene, mi mancherai tantissimo, ti auguro di trovare quello che cerchi>>
<< Grazie Lussy, ti voglio bene anch’io…l’amicizia non ha confini>>
( Myla di Sergio Pizio)

L’amore di una madre, di Sergio Pizio

” D’accordo forse avrei dovuto avvisarti ” sospirò il fratello.
” Si, avresti dovuto farlo ” mormorò lei incrociando nervosamente le braccia sul petto.
” Probabilmente ho sbagliato, ora però sei qui “
” Senti, non credo di potercela fare….io…io credo che me ne andrò e….”
” Stavolta no Aisha” asserì il fratello scuotendo il capo. ” Non puoi farlo, lo capisci?”
La ragazza abbassò lo sguardo, per poi risollevarlo facendolo scivolare sul volto teso del fratello.
” Non sono pronta, probabilmente non lo sono mai stata. Perché rovinare tutto, che senso ha? “
” Be, potrei elencarti una infinità di motivi per farti restare, quindi mi limiterò solo a ricordarti una cosa: dietro quella porta c’è Tommy, un meraviglioso bambino e qui davanti a me la sua splendida mamma. Credi che sia una valida motivazione? “
Gli occhi verdi della ragazza di riempirono improvvisamente di lacrime, sollevando e gesticolando le braccia a mezz’aria.
” Come…lui…lui e qui? ” balbettò asciugandosi di seguito le lacrime che le scendevano copiosamente sul viso teso e provato da una forte emozione, indietreggiando di qualche passo. “Io…io non posso farcela, lo capisci che tutto questo e pazzesco! “.
” Non c’è assolutamente nulla di pazzesco, sei sua madre dannazione, lo hai tenuto nove mesi in grembo.”
” Lo so maledizione, credi mi sia dimenticata quella sera all’ospedale quando sentì il suo primo vagito? “
Il fratello sollevò le spalle. ” Bene Aisha, allora dimmi cosa ti impedisce di stringerlo tra le tue braccia. “
La ragazza si afflosciò sulla poltrona, tenendosi la testa tra le mani, restando in silenzio cercando di racimolare tutte le forze necessarie dentro di se. Troppe volte lo specchio rifletteva l’immagine di una giovane donna dagli occhi tristi, consapevole che prima o poi avrebbe dovuto confrontarsi con la realtà. Lo sbaglio di una sera non poteva trasformare ogni stagione come un gelido inverno. Ricordava ancora l’odore di quel bastardo impregnato di tabacco e di maleodorante sudore mentre le palpava il seno e tutto il corpo con inaudita brutalità, penetrandola come un animale in calore. Bastava solo trovare l’umiltà diluita dentro al coraggio e plasmarla sul cuore, liberandolo da quella ferita ancora maledettamente dolente.
” Allora, che vuoi fare Aisha? ” le sussurrò il fratello posandole teneramente una mano sulla spalla, rispettando quella sua agognata sofferenza.
” Come mi devo comportare…si insomma, che cosa gli dico, e se lui…”
Il fratello fece un cenno con il capo.
” Rilassati sorellina e respira profondamente, per il resto ci penserà il tuo istinto di madre.Vedrai, andrà tutto bene”
Lei annuì dondolando il capo, disegnando un sorriso sulle labbra. ” Va bene, apri la porta “
” Sai una cosa sorellina ” pronunciò il fratello girando la maniglia. ” Tommy ti assomiglia molto, e non ha preso nulla da quel fottuto bastardo… “

Sergio Pizio

La forza della vita, di Sergio Pizio

La forza della vita, di Sergio Pizio

Osare, per non perdersi tra le nebbie del nulla, oppure del vuoto opprimente come l’assordante silenzio dell’indifferenza. Quindi osa, senza avere paura di farlo, senza la soggezione di occhi indiscreti e truci che sembrano sviscerare in te quella voglia di librarti in volo.

Osa, cibati del tutto, perché il niente non appaga la mente e le carni, non fa ribollire il sangue assieme all’emozione dell’avventura… allora osa dannazione, e fallo assaporando gli schiaffi della vita, la polvere sollevata da chi corre nel senso opposto al tuo gridandoti nelle orecchie di seguire loro, leccarti le ferite delle parole e offese taglienti come affilate lame…oh si, sorridi e corri, corri, corri, lasciandoti alle spalle il marciume dell’ipocrisia mista ad ignoranza, amalgamata assieme ad un brodo repellente di putrida cattiveria. Sarai solo all’inizio.

Come le timide note di una chitarra davanti ad un maestoso tramonto acceso da mille colori e sfumature incantevoli. Poi le dita insisteranno ancora di più sulle corde della chitarra stessa, assumendo una consistente sicurezza nel catturare l’attenzione di sporadici e disinteressati spettatori. Continua a leggere “La forza della vita, di Sergio Pizio”

Dedicato a mio padre, di Sergio Pizio

Alessandria: A volte penso che padre sarei stato. Sarei stato un padre apprensivo, geloso, possessivo, divertente, noioso? Oppure un padre superficiale, quelli che pensano solo a se stessi. Non lo so, e credo non lo saprò mai. Quello che so, e che ho avuto un padre fantastico, sempre presente nella mia vita, senza tuttavia saturarla invadendola con sermoni o condizioni inappellabili da padre/padrone.

Sergo Pizio

Lui c’era sempre: con le sue espressioni marcate e stropicciate, con la fronte corrugata e sguardo bieco quando doveva rimproverami di qualcosa, oppure solare e distesa, con gli occhi lucidi per l’orgoglio che provava in determinate situazioni.

Come alla prima presentazione del mio secondo libro, ” I paesaggi dell’anima”, lui, mio padre, (spaparanzato sopra ad una sedia che sembrava piccina a fronte di una notevole stazza), osservava con occhi lucidi la gente radunata all’interno della libreria, ascoltando i loro mormorii e vari commenti, sorridendo nell’incrociare i loro sguardi in maniera complice, gustandosi quel lasso di tempo, attingendo tutta la felicità, emozione e orgoglio di ogni singolo secondo.

Io lo guardavo, contento di renderlo felice, regalandogli qualcosa di speciale: quello di essere padre.
Ho due nipoti stupendi, e come zio (sinceramente) non so darmi un voto…

Sergio Pizio