Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo. Recensione di Alessandria today (Grazie Google news)
Informazioni bibliografiche essenziali:
Autore: Salvatore Quasimodo
Anno di pubblicazione: 1942 (in Ed è subito sera)
Genere: Poesia ermetica
Valutazione: ★★★★★
Recensione
“Ed è subito sera” è una delle poesie più celebri del Novecento italiano, scritta da Salvatore Quasimodo, poeta ermetico e Premio Nobel per la Letteratura nel 1959. In soli tre versi, questa lirica condensa un’intera visione dell’esistenza umana, fatta di solitudine, precarietà e consapevolezza del limite. La struttura è essenziale, la forma quasi aforistica, ma il contenuto è profondamente filosofico. Ogni parola è scelta con precisione chirurgica: “ognuno” sottolinea l’individualità assoluta, “sta solo” richiama la condizione esistenzialedell’uomo, mentre l’immagine del “cuor della terra” ci colloca in una dimensione che è al tempo stesso materica e simbolica. L’uomo è piantato nella vita, ma anche vulnerabile, esposto, fragile.
Il “raggio di sole” che trafigge può essere inteso sia come luce della conoscenza sia come ferita dell’esperienza: il momento della consapevolezza è anche quello della sofferenza. La chiusa, “ed è subito sera”, ha la potenza di un epitaffio: la vita è breve, fugace, scivola via nel tempo di un lampo, in un battito d’ali. Questa poesia è uno dei massimi esempi della poetica dell’ermetismo, in cui il significato non è immediato, ma si apre come un ventaglio di possibilità interpretative. Quasimodo ci invita a meditare sulla solitudine ontologica, sul tempo che consuma, e sulla luce che, pur rischiarando, acceca. È una lirica senza tempo, capace di parlare all’animo umano con poche parole ma immense risonanze. Ancora oggi, a distanza di oltre ottant’anni, Ed è subito sera rimane uno degli emblemi della poesia italiana del Novecento, letta, studiata e amata da generazioni.
Testo integrale della poesia
Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Biografia dettagliata e ampliata dell’autore
Salvatore Quasimodo nasce a Modica nel 1901 e si spegne a Napoli nel 1968. Esponente di punta dell’ermetismo, è stato anche traduttore dei classici greci e latini, intellettuale impegnato nel secondo dopoguerra e figura chiave del panorama letterario europeo. Dopo una giovinezza difficile e un’intensa attività poetica segnata dalle angosce dell’uomo moderno, nel 1959 riceve il Premio Nobel per la Letteratura, con la motivazione: “Per la sua poesia lirica, che con ardente classicità esprime l’esperienza tragica della vita nel nostro tempo.”
Tra le sue raccolte principali: Acque e terre (1930), Oboe sommerso (1932), Ed è subito sera (1942), La vita non è sogno (1949), Il falso e vero verde (1956).
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Si perde l’espansione dei significati di questa poesia SE la lettura non si traduce in immagini. La solitudine dell’individuo , accolta sul cuore pulsante della Madre terra, è la sosta, finché arriva dal Cosmo un raggio di Luce a interrompere l’abbraccio e ad accelerate la Corsa del tempo
La più bella poesia breve del mondo.
Non è, in verità, una poesia poi così “ermetica”: vero è che Quasimodo, sul fatto di appartenere, come poeta, al movimento “ermetico”, ci marciò un pochino. Ma in realtà né Quasimodo, né Ungaretti, né Montale mai appartennero al cosiddetto “Ermetismo” (all’Ermetismo appartennero invece Rebora e pochi altri).
La più nota lirica di Quasimodo venne da lui scritta come chiusa di una poesia assai più lunga. Tale lirica venne fatta leggere da Quasimodo a un noto poeta suo amico e fu questi a consigliare a Quasimodo di tenere solo i tre versi finali. La stessa identica cosa era accaduta prima a Ungaretti, che aveva inviato a un noto poeta suo amico una breve lirica e quello gli rispose consigliandogli di mantenere solo gli ultimi due versi e buttar via il resto: e Ungaretti seguì il consiglio, regalandoci il suo più famoso distico.
Per completezza (mi scuso di non aver specificato il titolo già ne mio primo post) la poesia da cui Quasimodo trasse gli ultimi tre versi (divenuti la sua lirica più nota) si intitolava (e si intitola, dato che esiste ancora) “Solitudini”.