I miei anni ’70‑’80: infanzia e adolescenza tra libertà e semplicità
Sarà che l’inverno mi trasmette un pochino di tristezza, o che ho doppiato da un po’ la boa delle 60 primavere, o magari che i ragazzi della generazione Z mi definiscono “boomer”, ma mi capita spesso di pensare con affettuosa nostalgia alla mia infanzia e adolescenza , senza tecnologia, droni, web, cellulari.
L’unico drone che volava e colpiva con precisione chirurgica era la ciabatta di mia madre. Succedeva quando non ne poteva più di chiamarmi per rientrare dal cortile a fare i compiti, e io mi presentavo ridotta peggio che se avessi affrontato un corso di sopravvivenza. Ma ero una dura. Anche se le ginocchia sanguinavano per le sbucciature, non versavo una lacrima quando mamma disinfettava l’escoriazione con l’alcool e mi guardava come a dire: “Se non ti fossi comportata come un maschiaccio, non ti saresti ferita.”
Io abbassavo gli occhi, provando un leggero senso di colpa, e tacevo per non farla arrabbiare ulteriormente. Subito però addolciva lo sguardo e mi diceva: “Devi stare attenta, lo sai che potresti farti male seriamente, ed io non me lo perdonerei.” Poi tornava in cucina e mi preparava la merenda: pane e Nutella, oppure pane appena inumidito, spalmato di burro e cosparso di zucchero.
Avevo circa dieci anni e ricordo che avevo già le chiavi di casa. Rientravo da scuola da sola. Eh sì, senza un genitore o un nonno che venisse a scortarmi. Lo so, oggi nessuna madre lascerebbe tornare a casa da solo il proprio figlio, e se lo facesse forse interverrebbero i servizi sociali accusandola di abbandono di minore. Ma nei mitici anni ’70 era assolutamente normale che un bambino rientrasse da solo, si scaldasse il cibo che la mamma aveva lasciato in forno e, sempre da solo, riuscisse a fare i compiti.
La domenica stavamo fuori tutto il giorno, senza cellulare, in assoluta libertà, senza che i nostri genitori potessero controllarci. Dovevamo però rispettare un dictat che non si poteva infrangere: rientrare prima che facesse buio, pena non uscire più per almeno una settimana.
Quando eravamo fuori, in caso di sete, bevevamo al fontanile o al ruscello. Se eravamo in cortile, direttamente dal tubo dell’acqua. E il nostro sistema immunitario non vacillava: anzi, era talmente stabile che siamo sopravvissuti in ottima forma fino ad oggi, senza allergie né intolleranze di sorta.
E vogliamo parlare della TV? Abbiamo fatto in tempo a vederla accendersi pigiando il tasto dello stabilizzatore, sì, quella scatola nera posizionata sul ripiano sotto il televisore. I programmi erano inizialmente in bianco e nero, diffusi da un solo canale, e assolutamente meravigliosi. Mina, Gaber, Paoli, De André, il maestro Manzi… sono solo alcuni degli intrattenitori che ci deliziavano dallo schermo della RAI.
Non esisteva la TV spazzatura: la televisione era un potente e istruttivo mezzo di comunicazione. Poi sono arrivati i mangianastri, i dischi in vinile, le audiocassette, e infine i walkman e i CD.
Ricordo i pomeriggi d’inverno passati ad ascoltare le audiocassette coi brani dei miei cantanti preferiti, e quel fruscio del nastro che si inceppava. Io, armata di molta pazienza e di una matita, lo riavvolgevo girando la punta nel foro della cassetta, poi lo reinserivo nel registratore… pregando che non si inceppasse ancora.
Oggi ascolto musica su YouTube, Spotify… ma a volte, se chiudo gli occhi, rivedo quel nastro aggrovigliato, sento ancora quel fruscio e sorrido.
Non esisteva Google. In auto non c’erano i navigatori, né le cinture di sicurezza, né i seggiolini per i bimbi. La nostra aria condizionata era il deflettore del finestrino passeggero. Avevamo solo cartine e mappe, eppure arrivavamo sempre a destinazione senza perderci.
In caso di necessità, chiedevamo indicazioni ai passanti. E se viaggiavamo all’estero, non avevamo Google Translator: solo il nostro sorriso, qualche parola di inglese e la nostra genuina gestualità.
A casa, il telefono era attaccato al muro. Per comporre il numero si doveva girare il disco numerato. Se invece squillava e non facevo in tempo a rispondere, non avrei mai saputo chi mi aveva telefonato però avevo la granitica certezza che qualcuno aveva pensato a me.
Altro che notifiche del cellulare: noi avevamo due volumi, uno per le province e uno per il capoluogo. Gli elenchi telefonici da consultare coi nomi e i numeri di tutti… alla faccia della privacy.
E avevamo tante foto, tutte raccolte in album colorati. Al ritorno dalle vacanze estive, con gioia aprivamo la cassetta della posta per leggere le cartoline degli amici, e con ansia attendevamo che il fotografo “sviluppasse” i ricordi delle nostre foto.
Voi ragazzi avete milioni di foto nel cloud… noi conserviamo i nostri ricordi su carta lucida e impressi per sempre nel cuore.
Ada Rizzo, 21 Novembre 2025, Jesolo
.
Per vedere i miei articoli clicca qui: https://alessandria.today/author/ada-rizzo/
Biografia Wikitia: https://wikitia.com/wiki/Ada_Rizzo
�� Seguici anche su Facebook!
Per restare aggiornato su tutte le novità, eventi e contenuti esclusivi, seguici sulla nostra pagina ufficiale Facebook: Alessandria today – Pier Carlo Lava.
Unisciti alla nostra community e condividi con noi passioni, idee e riflessioni!
Un ringraziamento speciale ai lettori di Alessandria today.
Dal 2018, Alessandria today è un punto di riferimento con oltre 147.500 articoli su Cultura, Interviste, Poesie, Cronaca e molto altro e una visibilita globale di 5,6 milioni. Grazie a voi, il nostro impegno continua a crescere e a raccontare storie che arricchiscono la nostra comunità. Visitateci su https://alessandria.today/ e italianewsmedia.com per essere parte della nostra avventura. Grazie di cuore per il vostro supporto!
Crediti immagine di copertina: generata con intelligenza artificiale, stile fotografico, alta risoluzione. Licenza: libera da copyright, utilizzabile per scopi editoriali su Alessandria today.
Nota legale: Le immagini pubblicate sono generate con Intelligenza Artificiale. Alessandria today detiene i diritti di utilizzo completi, personali e commerciali, in conformità ai termini del servizio AI.di 5,6 milioni. Grazie a voi, il nostro impegno continua a crescere e a raccontare storie che arricchiscono la nostra comunità. Visitateci su https://alessandria.today/ e italianewsmedia.com per essere parte della nostra avventura. Grazie di cuore per il vostro supporto!