Recensione del libro “I dimenticati” di Roberto Fiorentini, a cura di Francesco Bianchi
Con I dimenticati Roberto Fiorentini riporta alla luce una pagina di storia che l’Italia ha preferito tacere: la deportazione di tredicimila bambini libici durante la Seconda guerra mondiale. Non è soltanto un saggio, ma un racconto che vibra di dolore e dignità, capace di trasformare numeri e date in volti e voci.
Il libro si legge come un atto di giustizia tardiva. Attraverso testimonianze dirette, fotografie e documenti, Fiorentini restituisce umanità a chi l’aveva perduta nelle pieghe dell’oblio. La vicenda di Silvia Napoletano, una delle bambine deportate, diventa emblema di un’infanzia negata e di una memoria che chiede di essere ascoltata.

La scrittura è sobria ma intensa, e proprio per questo colpisce: non indulge nella retorica, ma lascia che siano i silenzi e le assenze a parlare. I dimenticati è un libro che commuove e interroga, che obbliga a guardare in faccia la responsabilità di un Paese e di una storia rimossa.
Fiorentini consegna al lettore un’opera che non si dimentica facilmente, perché ci ricorda che la memoria non è un lusso, ma un dovere.
Sull’argomento, appena uscito, anche il romanzo storico “Tigri e colonie”, classificato terzo al Premio Lilly Brogi La Pergola Arte Firenze, secondo al Premio internazionale Il Narratore e terzo al Premio La Quercia del Myr.
