La voce poetica di Nikollë Loka tra memoria, radici, spiritualità; recensione di Ada Rizzo
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Nikollë Loka, autore contemporaneo, ci offre tre testi che intrecciano memoria, radici e spiritualità. La sua voce poetica si muove tra immagini della terra natìa, simboli domestici e riflessioni sull’oltre, restituendo un linguaggio semplice ma denso di nostalgia e di sacralità. Le poesie diventano così un ponte tra il vissuto personale e l’universale, tra la concretezza della materia e l’evocazione del trascendente.
Biografia Autore
Nikollë Loka è un poeta e docente nato a Mirdita (Albania) nel 1960. Laureato presso l’Università “Luigj Gurakuqi” di Scutari e con un master in pedagogia e un dottorato in storia dell’educazione presso l’Università di Tirana, ha lavorato come insegnante, preside e ispettore scolastico. Ha pubblicato dieci volumi poetici in albanese e tre in italiano, ed è stato incluso in diverse antologie internazionali. Le sue opere sono tradotte in numerose lingue e ha ricevuto vari premi letterari. Attualmente vive a Tirana e continua a contribuire alla letteratura con la sua voce unica e potente.
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Nikollë Loka
Nella terra natìa
Nella terra natìa
i venti ci furono miti,
la pioggia, dolorosa, ci bagnò;
i fulmini avevano colori di fiori,
le primavere ci parevano fanciulle.
Nella terra natìa
i fiori erano fragranti come i frutti,
ci inebriavamo d’uva sotto le pergole;
quando il viandante passava per la strada,
senza conoscerci, augurava: «Lunga vita».
Nella terra natìa
l’anima si carica di pietre
e il cielo si vela di nostalgia.
La nostalgia viene da lontano
come un uccello migratore
e si fa terra, pietra e fuoco..
Nel focolare dove nascesti.
Quando il vento si sfianca
contro porte che non s’aprono,
e la nostalgia non t’attende per spingerle,
siedi sulla soglia e comincia a parlare:
parla dell’autunno che se n’è andato all’improvviso,
dell’inverno arrivato senza invito,
parla del lungo tempo dell’attesa,
dopo esserti colmato, di nuovo, dei sassi.
Quando il tempo s’indurisce
sotto l’ombra dei ripari
e l’assenza ti ritorna in stalagmiti,
non credere d’essere all’ingresso d’una grotta,
ma nel focolare dove nascesti.
E se non trovi la luce che ardeva,
anche quando la cenere del focolare s’è raffreddata,
parla al camino con la lingua del cuore:
ché lui saprà riconoscerti..
Il giorno dei morti
Oggi voglio vedere
mio padre defunto,
al di là della sua morte
e al di là della mia vita.
In un luogo dove si dice
che scorra un fiume divino,
su un ponte
dove i vivi con i morti
si incontrano.
Cerco
la sua anima nell’eternità;
dalla vita
estraggo me stesso.
Tengo l’anima tra le mani
su quel ponte
dove i vivi con i morti
si incontrano.
Sotto la luce della preghiera
su quel ponte,
un giorno all’anno,
sotto la fiamma di una candela,
non c’è morte
ma vita che mai si spegne;
Lì, i vivi e i morti
si incontrano..
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Recensione delle tre poesie
“Nella terra natìa”
È un canto delle origini, dove la natura si fa custode di ricordi e di identità. I venti miti, i fulmini colorati come fiori, le primavere fanciulle: tutto diventa immagine di un tempo perduto, ma vivo nella memoria. La nostalgia emerge come forza che trasforma la terra in pietra e fuoco, segno di un radicamento profondo e doloroso.
- “Nel focolare dove nascesti”
Qui la poesia si concentra sul simbolo della casa e del focolare, luogo di protezione e di riconoscimento. L’autore invita a parlare con la lingua del cuore, anche quando la cenere si è raffreddata: è un invito a ritrovare la luce interiore, a non smarrire il senso delle radici. La nostalgia diventa dialogo con il passato, ma anche possibilità di rinascita. - “Il giorno dei morti”
È la poesia più intensa e spirituale, dedicata al padre defunto. L’immagine del ponte dove vivi e morti si incontrano è potente e universale: un luogo di preghiera e di memoria, dove la morte si trasforma in vita che non si spegne. La candela, la fiamma, la luce sacra diventano simboli di continuità e di speranza.
Sintesi critica
Le tre poesie di Nikollë Loka compongono un trittico che attraversa i temi della nostalgia, della casa e della memoria dei defunti. La sua scrittura è semplice, diretta, ma capace di evocare immagini archetipiche che appartengono a tutti: la terra natìa, il focolare, il ponte tra vivi e morti.