L’amnesia dissociativa non è un semplice oblio, ma un sofisticato meccanismo di difesa della mente. Si manifesta quando il dolore psicologico diventa insostenibile, portando il soggetto a “perdere” frammenti della propria storia personale, solitamente legati a eventi traumatici o estremamente stressanti. A differenza dell’amnesia neurologica, qui il cervello è integro: è la connessione con i ricordi a essere temporaneamente interrotta per preservare l’integrità dell’io.
In questo stato, l’individuo può dimenticare chi è, dove vive o cosa ha subito, vivendo in una sorta di limbo sospeso tra un passato inaccessibile e un presente confuso. La guarigione passa spesso attraverso un delicato lavoro di recupero, dove la parola e la terapia diventano le chiavi per riaprire stanze della memoria che la mente aveva deciso di sigillare.
Testo Poetico / Poetic Text
The Silent Room
The doors are locked, the keys are thrown, A landscape lost, a seed unsown. The names of kin, the place of birth, Are swallowed by the quiet earth. It is not death, but a long retreat, Where heart and memory never meet. A wall of glass, a veil of grey, To keep the ghosts of truth away.
La Stanza Silenziosa
Le porte sono chiuse, le chiavi gettate, Un paesaggio perduto, sementi mai nate. I nomi dei congiunti, il luogo di nascita, Sono inghiottiti dalla terra silenziosa. Non è morte, ma un lungo ritiro, Dove cuore e memoria non s’incontrano mai. Un muro di vetro, un velo grigio, Per tenere lontani i fantasmi della verità.
Questo disturbo rappresenta una frattura netta tra l’esperienza vissuta e la consapevolezza cosciente. L’amnesia dissociativa si distingue per la sua selettività: il soggetto può mantenere intatte le capacità cognitive e le abilità apprese, ma perde l’accesso ai ricordi episodici. È un vuoto che parla di un eccesso di pieno, un silenzio necessario per sopravvivere a un rumore emotivo altrimenti assordante.
L’uso del linguaggio riflette questa frammentazione. Le metafore del vuoto, della nebbia e del muro descrivono l’esperienza soggettiva di chi si ritrova straniero a se stesso. La narrazione clinica e quella poetica convergono nel definire l’amnesia non come una mancanza, ma come una barriera protettiva, un “velo grigio” che separa la vittima dal trauma per permettergli di continuare a respirare, pur nell’ombra dell’inconsapevolezza.
In conclusione, affrontare l’amnesia dissociativa significa navigare in acque profonde e spesso oscure. Il recupero della memoria deve essere mediato e protetto, poiché il ritorno improvviso del rimosso può essere altrettanto devastante del trauma originale. È un percorso di integrazione dove la mente impara finalmente a tollerare ciò che prima poteva solo dimenticare.
Biografia dell’autore
L’autore è un esperto di psicologia clinica e fenomenologia dei disturbi dissociativi. Dedica la sua ricerca allo studio dei meccanismi di difesa dell’identità e alla narrazione del trauma, collaborando con istituti di salute mentale per sviluppare percorsi terapeutici basati sull’integrazione della memoria e del sé.