Recensione “Note stonate dal mandolino del Capitano Corelli” di Lefty Freeman, a cura di Francesco Bianchi

Recensione “Note stonate dal mandolino del Capitano Corelli” di Lefty Freeman, a cura di Francesco Bianchi

Con Note stonate dal mandolino del capitano Corelli, Lefty Freeman firma un saggio che nasce da un intento chiaro: difendere la verità storica della strage di Cefalonia dalle imprecisioni, dalle licenze narrative e dalle semplificazioni del romanzo di Louis de Bernières. È un libro appassionato, documentato, a tratti persino militante, che riporta al centro i fatti del settembre 1943, quando migliaia di soldati italiani della Divisione Acqui furono massacrati dalle truppe tedesche dopo l’armistizio.

Freeman ricostruisce gli eventi con rigore, attingendo a documenti, testimonianze e fonti militari. Il suo obiettivo è chiaro: rimettere ordine in una vicenda che, secondo lui, la narrativa ha trasformato in un melodramma mediterraneo, sacrificando la complessità storica sull’altare della fiction. Il saggio è efficace quando denuncia la brutalità della repressione tedesca, la confusione dei comandi italiani, la sproporzione delle forze in campo. È un testo che ricorda quanto sia fragile la memoria pubblica e quanto sia facile che un romanzo di successo diventi, per molti, “la” versione dei fatti.

Tuttavia, proprio qui emergono le prime ombre. Freeman appare talvolta troppo severo nei confronti di De Bernières, quasi infastidito dal fatto che un’opera di narrativa abbia avuto un impatto culturale superiore a quello di molti saggi storici. Eppure, è difficile negarlo: Il mandolino del capitano Corelli – e ancor più il film hollywoodiano che ne è seguito – ha avuto il merito di portare la tragedia di Cefalonia all’attenzione del grande pubblico internazionale, in un momento in cui la vicenda era ancora poco conosciuta fuori dall’Italia.

Si può discutere delle libertà narrative di De Bernières, ma non del fatto che il suo romanzo abbia riaperto un dibattito, spinto lettori a informarsi, riportato alla luce una pagina di storia che rischiava di restare confinata negli archivi. In questo senso, il lavoro di Freeman, pur prezioso, sembra talvolta ignorare che la memoria collettiva si costruisce anche attraverso la letteratura, il cinema, l’immaginario.

Il saggio resta comunque un contributo importante: ricorda che la storia non è un romanzo e che la strage di Cefalonia merita rispetto, rigore e attenzione. Ma forse avrebbe giovato a Freeman riconoscere che, senza il “mandolino” di De Bernières, molti lettori non avrebbero mai saputo nulla di quella tragedia. La verità storica ha bisogno di precisione, certo, ma anche di voce. E, nel bene e nel male, De Bernières quella voce l’ha data.

Francesco Bianchi

Copertina del libro 'Cefalonia, l'ultima speranza' di Francesco Bianchi, con un'illustrazione di un faro al tramonto sullo sfondo.

La tragedia di Cefalonia rivive nel romanzo storico “Cefalonia. L’ultima speranza”, dove il presente si intreccia con le lettere di un giovane soldato disperso sull’isola. A custodirne la memoria è la sorella, che non si è mai arresa alla sua perdita, trasformando il dolore in un filo tenace di speranza e amore che attraversa il tempo. (info su www.francescobianchiautore.com)

Francesco Bianchi

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