Ignazio Gardella ed il suo modo di intendere il Razionalismo alle Sale D’Arte fino al 15 marzo 2026.

Ignazio Gardella ed il suo modo di intendere il Razionalismo alle Sale D’Arte fino al 15 marzo 2026.

Approfondire la figura di Ignazio Gardella (1905–1999) significa entrare in una delle personalità più complesse e affascinanti dell’architettura italiana del Novecento. Non è stato solo un razionalista, ma un maestro capace di far dialogare il rigore moderno con la storia e il contesto locale, creando uno stile che è stato definito “eleganza del rigore” o “Razionalismo critico”.

I fondamentali dell’architettura Razionalista riassunti brevemente :

L’obiettivo principale è progettare con logica e metodo scientifico, eliminando ogni forma di decorazione superflua e storica a favore della pura funzione.

1. Funzionalità (Forma segue la Funzione): L’edificio deve essere progettato in base all’uso pratico e alle esigenze degli abitanti o dell’attività che ospiterà.

2. Essenzialità e Geometria: Uso di volumi puri, linee rette, e forme geometriche semplici (cubi, cilindri, parallelepipedi). La bellezza deriva dalle proporzioni e dalla struttura stessa.

3. Tecnologia e Materiali Moderni: Piena accettazione e uso espressivo di nuovi materiali come il cemento armato, l’acciaio e il vetro, che permettono nuove libertà strutturali (ad esempio, le facciate libere).

4. Trasparenza e Luce: Favorire la penetrazione della luce naturale e la chiarezza visiva, spesso attraverso ampie vetrate e l’uso del vetrocemento.

5. Modularità e Serialità: Ricerca di sistemi costruttivi standardizzati e ripetibili per l’edilizia di massa.

Il Razionalismo Italiano si manifestò attraverso il Gruppo 7: formato nel 1926 che fu il primo gruppo a promuovere i principi razionalisti in Italia, con figure come Giuseppe Terragni e Adalberto Libera; il MIAR (Movimento Italiano per l’Architettura Razionale) nel tentativo di unire gli architetti moderni italiani, ma ebbe vita breve.

Foto originale @amistaelisabetta

Non si può parlare di Razionalismo senza citare il lavoro di architetti europei come Le Corbusier (Svizzera/Francia) o Mies van der Rohe (Germania), che svilupparono principi paralleli (spesso inclusi nell’International Style), come i “Cinque Punti dell’Architettura” di Le Corbusier:

1. I Pilotis (pilastri sottili)

2. La Pianta Libera

3. La Facciata Libera

4. La Finestra a Nastro

5. Il Tetto-Giardino

Il tratto distintivo di Gardella è la sua capacità di superare l’ortodossia del Movimento Moderno internazionale (come quello di Le Corbusier o Gropius) integrandovi una profonda sensibilità per la storia, i materiali locali e il genius loci (lo spirito del luogo).

Ad esempio rifiutando i dogmi  del movimento, Gardella cercava soluzioni che si adattassero al clima, ai materiali e all’aspetto della città in cui l’edificio sorgeva.

Utilizzava materiali tradizionali: la pietra, il cotto e l’intonaco a pastello, pur mantenendo una struttura moderna in cemento armato. Questa “tradizionalità materica” conferiva ai suoi edifici un calore e una familiarità spesso assenti nell’architettura moderna più fredda.

Foto originale @amistaelisabetta 2026

Le sue prime opere più significative si concentrano ad Alessandria, sua città di adozione professionale: il Dispensario Antitubercolare, Alessandria (1934-1938) che è Considerato uno dei manifesti del Razionalismo italiano: è un edificio funzionalista, ma caratterizzato da un’attenzione al dettaglio e all’uso del mattone e del cemento armato che lo differenzia dalla una “purezza astratta” del genere anticipando già un approccio più “critico”.

Foto originale @amistaelisabetta 2026

Gardella si occupò anche di design industriale, come la famosa sedia Digamma per Azucena, vincitrice del Compasso d’Oro nel 1955 e di architettura religiosa.

Informazioni sulla mostra al seguente link:

https://www.asmcostruireinsieme.it/alle-sale-darte-di-alessandria-linaugurazione-della-mostra-ignazio-gardella-progettare-la-citta/

La visita offre un’immersione completa nel metodo Gardella ed al progetto che ha lasciato un segno indelebile in città come Milano, Venezia e Alessandria.

La mostra guida il visitatore attraverso diverse sezioni tematiche, spaziando dai suoi primi progetti influenzati dal razionalismo, fino alle soluzioni più mature includenti architetture civili come la Casa al Parco di Milano, la Casa degli impiegati Borsalino, fino alle grandi opere pubbliche.

Si potranno così vedere le ricchezze del materiale documentario: schizzi, lucidi originali, fotografie d’epoca.

Visitare questa mostra significa riconoscere l’importanza di un’architettura che non è solo forma ma cultura e storia, e ci pone nella riflessione di come possa dialogare con la memoria dei luoghi creando funzionalità durature.

Gardella, pertanto, è una figura chiave che ha contribuito a rendere l’architettura italiana del dopoguerra unica, evitando gli eccessi puramente ideologici del Modernismo e dimostrando che si può essere moderni pur onorando il ricco patrimonio storico e culturale del luogo.

Elisabetta Amistà

Mi chiamo Elisabetta sono una musicista diplomata AFAM in pianoforte classico e canto lirico, e nella vita lavoro come amministrativa nel settore sanità; nel tempo libero, oltre alla lettura, pratico yoga per la mente e ascolto musica classica per il cuore. Appassionata di fotografia e arte contemporanea (e non), appena il lavoro mi consente qualche giorno di distacco, parto felicemente alla scoperta e riscoperta di realtà artistiche visitando mostre e musei e assaporando visivamente ogni nuova esposizione. Già recensionista, in passato, di pubblicazioni musicali per la piattaforma cdclassico.com, ideata e creata dal Musicologo e flautista Prof. Gabriele Formenti, collaboro sporadicamente dal 2018 con Sololibri in qualità di recensionista novità letterarie e con MusicMap per recensioni pubblicazioni musicali di qualità. Su AlessandriaToday scrivo le annotazioni, impressioni, immagini e curiosità dei miei viaggi nell'incredibile mondo dell'Arte e curo la rubrica "Lo Spunto di ascolto musicale" del Venerdì.

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