“Chanson d’automne” di Paul Verlaine: il suono della malinconia che inaugura la poesia moderna
C’è una musica segreta nella poesia di Paul Verlaine che, già nelle sue prime liriche, trasforma il sentimento in ritmo, la malinconia in paesaggio interiore, il tempo in respiro. Chanson d’automne non è soltanto una poesia: è un’esperienza sonora dell’anima, una delle soglie attraverso cui la poesia francese entra definitivamente nella modernità.
Pier Carlo Lava
I violini dell’autunno, il pianto sottile del tempo che scorre, la stanchezza dell’anima che si abbandona al vento: tutto in questi versi vibra di una musicalità nuova, fatta non di retorica ma di impressioni, di sfumature, di sospiri. Verlaine scrive una poesia che non racconta, ma fa sentire, anticipando quel principio che diventerà manifesto del simbolismo: “De la musique avant toute chose”.
Ecco il testo integrale della poesia:
Chanson d’automne – Paul Verlaine
Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon cœur
D’une langueur
Monotone.
Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure ;
Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.
In pochi versi, Verlaine costruisce un universo poetico compiuto. Il ritmo breve e spezzato imita il singhiozzo evocato nel primo verso, mentre le rime semplici e insistite creano un’eco ipnotica. La poesia non descrive l’autunno: lo fa risuonare dentro il lettore. Il cuore “blessé” non è ferito da un evento preciso, ma da una condizione esistenziale: la langueur, quella malinconia senza nome che diventerà cifra distintiva della lirica moderna.
L’io poetico non reagisce, non si ribella, non analizza: si lascia portare dal vento, “pareil à la feuille morte”. È una rinuncia dolce, quasi musicale, che sostituisce alla forza romantica un abbandono più intimo, fragile, umano. In questo, Verlaine si colloca già oltre il romanticismo: dove Lamartine canta il dolore e Hugo lo trasfigura in epopea, Verlaine lo sussurra, lo rende vibrazione, clima emotivo, stato d’animo.
Dal punto di vista stilistico, la poesia anticipa tutta la poetica simbolista: immagini essenziali, lessico povero ma carico di risonanze, centralità del suono. Ogni parola non vale tanto per ciò che significa quanto per ciò che evoca. È la stessa linea che influenzerà Mallarmé, Valéry e, più tardi, una parte della poesia europea del Novecento.
Chanson d’automne è anche una riflessione sul tempo: il passato che ritorna come eco, il presente che soffoca, il futuro affidato al caso del vento. Non c’è narrazione, ma percezione pura. In questo senso, la poesia non è soltanto un capolavoro giovanile: è un atto fondativo, una dichiarazione estetica in forma lirica.

Biografia di Paul Verlaine
Paul Verlaine nacque a Metz nel 1844 e visse tra la Lorena e Parigi, città che divenne il centro della sua formazione letteraria e della sua tormentata vicenda umana. Dopo gli esordi nel solco del Parnasse, con Poèmes saturniens (1866), sviluppò una voce poetica sempre più personale, fondata sulla musicalità del verso, sull’allusione e sulla resa dei moti interiori più sottili. Opere come Fêtes galantes (1869) e Romances sans paroles (1874) lo imposero come una delle figure chiave del nascente simbolismo.
La sua vita fu segnata da instabilità emotiva, eccessi, povertà e dal rapporto drammatico con Arthur Rimbaud, che culminò in un episodio di violenza e in un periodo di detenzione. Da questa frattura nacque una poesia ancora più intima, fragile, spesso attraversata da senso di colpa, nostalgia e ricerca di redenzione. Verlaine fece della debolezza una cifra stilistica e morale, opponendo alla retorica dell’eroismo una lirica dell’ascolto e della vibrazione emotiva.
Morì a Parigi nel 1896, in condizioni precarie, ma già riconosciuto come uno dei padri della modernità poetica. La sua eredità, fondata sul principio “De la musique avant toute chose”, ha influenzato profondamente la poesia europea del Novecento e continua a dialogare con il presente, rendendo la sua opera sorprendentemente attuale.
Rileggere oggi Chanson d’automne significa riscoprire l’origine di una sensibilità che ancora ci appartiene: quella che non grida il dolore, ma lo lascia vibrare; che non spiega il tempo che passa, ma lo fa sentire. In questi versi giovani e già perfetti, Verlaine ci consegna una verità poetica senza età: siamo foglie nel vento, ma capaci di musica. Ed è proprio in quella musica, fragile e monotona, che la poesia continua a riconoscersi.
Geo
Paul Verlaine nasce a Metz, in Lorena, e si forma a Parigi, città che diventa il centro della sua vita letteraria e personale. La sua poesia, sospesa tra inquietudine urbana e nostalgia interiore, ha attraversato confini e generazioni, influenzando profondamente la lirica europea. Alessandria today, nel suo impegno culturale, continua a dare spazio ai grandi classici della modernità per metterli in dialogo con il presente, offrendo ai lettori uno sguardo critico e sensibile sulla letteratura che ha cambiato il nostro modo di sentire.
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