Recensione di “Cefalonia, Io c’ero” di Orazio Pavignani, a cura di Francesco Bianchi

Recensione di “Cefalonia, Io c’ero” di Orazio Pavignani, a cura di Francesco Bianchi

“Cefalonia. Io c’ero” di Pavignani è un libro che non lascia scampo, una testimonianza che non si limita a raccontare ma trascina il lettore dentro l’angoscia, la confusione e la brutalità vissute dai soldati italiani dopo l’8 settembre, e proprio questa immediatezza, così potente e così viscerale, è stata insieme la sua forza e il bersaglio delle critiche. Pavignani scrive come chi non ha mai smesso di sentire il rumore degli spari e il peso dei compagni caduti, e il suo racconto non concede tregua: non cerca di essere equilibrato, non vuole essere “storico”, vuole essere vero, e lo è nella misura in cui restituisce la paura, il tradimento, la solitudine di un reparto abbandonato a se stesso mentre l’isola si trasformava in un campo di esecuzione.

Ma proprio questa autenticità emotiva ha spinto alcuni studiosi a contestare il libro, accusandolo di essere troppo soggettivo, troppo segnato dalla memoria personale per offrire una ricostruzione affidabile degli eventi; secondo alcuni critici, Pavignani tende a generalizzare la propria esperienza, a trasformare il proprio sguardo in verità collettiva, lasciando in ombra la complessità delle scelte della Divisione Acqui e la varietà delle reazioni dei soldati. Altri hanno sottolineato come il libro, pur straordinariamente potente sul piano umano, rischi di alimentare una narrazione vittimistica che semplifica il contesto militare e politico dell’epoca, riducendo tutto a un sentimento di abbandono e tradimento senza interrogarsi abbastanza sulle responsabilità italiane, sulle ambiguità del comando, sulle esitazioni che precedettero lo scontro con i tedeschi.

Eppure, proprio ciò che alcuni rimproverano a Pavignani è ciò che rende il suo libro indispensabile: la sua voce non è quella dello storico, è quella dell’uomo che ha visto la morte arrivare senza logica, senza ordine, senza possibilità di comprensione, e che dopo decenni non riesce ancora a trasformare quell’esperienza in qualcosa di “ordinato”. In un panorama storiografico che spesso ha sterilizzato Cefalonia in un simbolo, Pavignani riporta tutto alla carne, al sangue, alla paura, e anche se la sua testimonianza non pretende di essere definitiva, rimane una delle più laceranti e più sincere, proprio perché non cerca di convincere: cerca solo di ricordare ciò che non si può dimenticare.

Francesco Bianchi

La tragedia di Cefalonia rivive nel romanzo storico “Cefalonia. L’ultima speranza”, dove il presente si intreccia con le lettere di un giovane soldato disperso sull’isola. A custodirne la memoria è la sorella, che non si è mai arresa alla sua perdita, trasformando il dolore in un filo tenace di speranza e amore che attraversa il tempo. <<< info su www.francescobianchiautore.com>>>

Francesco Bianchi

Le tue riflessioni arricchiranno la nostra comunità su Alessandria today e italianewsmedia.com e offriranno nuove prospettive. Non vediamo l'ora di leggere i tuoi pensieri! Lascia un commento e condividi la tua esperienza. Grazie per il tuo contributo!. Pier Carlo Lava

Scopri di più da Alessandria Today Italia News Media

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere