Recensione “I gas di Mussolini” di Angelo Del Boca, a cura di Francesco Bianchi
“I gas di Mussolini. Il fascismo e la guerra d’Etiopia” è uno dei libri più importanti e più scomodi della storiografia italiana contemporanea, un’opera in cui Angelo Del Boca smonta definitivamente il mito della presunta “umanità” del colonialismo italiano e documenta con rigore l’uso sistematico di armi chimiche da parte dell’esercito fascista durante la campagna d’Etiopia del 1935-36, un capitolo a lungo rimosso dalla memoria nazionale.
Il volume ricostruisce attraverso documenti militari, telegrammi di Mussolini a Badoglio e Graziani e testimonianze d’epoca la pianificazione e l’esecuzione della guerra chimica, mostrando come l’impiego di iprite e altre sostanze tossiche non fu un eccesso isolato ma una strategia deliberata, autorizzata ai massimi livelli del regime. Del Boca, insieme ai contributi di storici come Rochat, Pedriali e Gentili, dimostra come la campagna d’Etiopia sia stata condotta con una violenza sistemica che contraddice radicalmente l’immagine autoassolutoria dell’Italia “brava gente”, e il libro si pone come un deterrente contro ogni tentativo di riabilitazione del fascismo, riportando alla luce prove che per decenni erano state negate o minimizzate.
La forza del saggio deriva anche dalla credibilità del suo autore: Angelo Del Boca, storico e giornalista nato nel 1925 e scomparso nel 2021, è considerato il maggiore studioso del colonialismo italiano, il primo ad aver ricostruito criticamente l’espansione italiana in Africa e ad aver denunciato i crimini di guerra commessi dalle truppe fasciste; ha diretto riviste scientifiche, presieduto l’Istituto per la Storia della Resistenza di Piacenza ed è autore di opere fondamentali come “Italiani, brava gente?”.

“I gas di Mussolini” resta un testo imprescindibile perché costringe l’Italia a guardare in faccia una verità che per decenni è stata occultata: la guerra d’Etiopia non fu un’avventura coloniale come tante, ma un conflitto segnato da crimini di guerra pianificati, e il libro di Del Boca continua a essere un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere la natura reale del fascismo al di là della retorica nazionale.

In un intreccio di memoria e romanzo, “Tigri e colonie” riporta alla luce la storia rimossa di tredicimila bambini italo‑libici deportati nel 1940, un dolore collettivo che l’Italia ha quasi dimenticato. La narrazione non si limita alla tragedia umana: accosta quelle vite spezzate alla presenza misteriosa e potente delle tigri indiane sul territorio nazionale, simbolo di forza e sopravvivenza in un Paese lacerato dalla guerra. Il risultato è un racconto che commuove e scuote, che trasforma la Storia in esperienza viva e ci obbliga a guardare negli occhi un passato scomodo. “Tigri e colonie” non è solo un romanzo storico: è un viaggio emotivo che restituisce voce agli innocenti e invita il lettore a non dimenticare. Un libro che si legge con il cuore in gola e che merita di essere acquistato, perché la memoria non può restare sepolta. <<< info su www.francescobianchiautore.com>>>