Lachesismo, la parola che spiega perché a volte desideriamo il caos

Lachesismo, la parola che spiega perché a volte desideriamo il caos

A volte non è la distruzione che chiamiamo, ma una scossa. Un evento più grande di noi che interrompa il rumore di fondo dell’esistenza e ci faccia sentire di nuovo vivi.

Commento introduttivo
Pier Carlo Lava

C’è una parola poco conosciuta, quasi segreta, che negli ultimi anni torna a bussare con insistenza nelle riflessioni psicologiche e culturali del nostro tempo. È lachesismo, un termine che descrive un pensiero improvviso e disturbante: il desiderio di essere travolti da un evento naturale violento non per morire, ma per rompere la staticità della vita quotidiana. Un fulmine, una tempesta, un terremoto immaginato come soglia emotiva, non come fine.

Il lachesismo non è un istinto suicida né una pulsione distruttiva in senso clinico. È piuttosto una fantasia di reset, una reazione profonda a una realtà percepita come eccessivamente controllata, prevedibile, anestetizzata. Quando ogni giorno sembra uguale al precedente, la mente cerca un varco simbolico, qualcosa che interrompa la continuità e restituisca intensità al tempo.

Dal punto di vista psicologico, questo stato si manifesta spesso in periodi di stress prolungato, alienazione lavorativa, saturazione informativa o senso di impotenza. Il caos immaginato diventa una metafora potente: non vogliamo la catastrofe, vogliamo che qualcosa cambi. Il cervello, incapace di visualizzare una trasformazione graduale, costruisce scenari estremi come scorciatoie emotive.

Nella società contemporanea il lachesismo trova terreno fertile. Viviamo immersi in una routine iper-organizzata, fatta di notifiche, scadenze, protocolli, algoritmi. Tutto è misurabile, tracciabile, ottimizzato. In questo contesto, il desiderio del disordine diventa paradossalmente una forma di ribellione interiore, una richiesta di autenticità, di esperienza non mediata.

Anche la cultura e la letteratura hanno spesso sfiorato questo sentimento. Dalle tempeste romantiche che riflettono l’animo umano, fino alle narrazioni moderne sul collasso come occasione di rinascita, il caos è stato più volte rappresentato come forza rivelatrice, capace di spogliare l’individuo dalle maschere sociali e riportarlo all’essenziale.

Riconoscere il lachesismo non significa assecondarlo, ma ascoltarne il messaggio. Dietro quel pensiero improvviso c’è quasi sempre una domanda più semplice e più urgente: “Cosa, nella mia vita, ha bisogno di cambiare davvero?”. A volte basta nominare questo desiderio per iniziare a trasformarlo in scelta consapevole, senza attendere che sia una tempesta a farlo per noi.

Geo
Questo articolo nasce ad Alessandria, in un territorio che conosce bene il valore dell’equilibrio tra ordine e cambiamento, tra pianura e improvvise fratture della storia. Alessandria today continua a esplorare parole, idee e stati d’animo che aiutano a leggere il presente con maggiore profondità, offrendo strumenti culturali per interpretare ciò che spesso resta inespresso.

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Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale. Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding. Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile. Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro. Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.

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