O menino da sua mãe di Fernando Pessoa, ovvero l’innocenza sacrificata alla guerra

O menino da sua mãe di Fernando Pessoa, ovvero l’innocenza sacrificata alla guerra

Ci sono poesie che parlano piano e feriscono a lungo. O menino da sua mãe di Fernando Pessoa è una di queste. In pochi versi, il poeta racconta la morte di un giovane soldato caduto lontano da casa, trasformando la tragedia della guerra in una visione intima, quasi domestica. Non c’è retorica, non c’è eroismo: c’è solo un figlio che non tornerà più, e una madre che lo aspetta invano.
Pier Carlo Lava

Scritta nel 1926 e poi confluita in Mensagem, la poesia nasce nel clima lacerato del primo Novecento, segnato dalla Grande Guerra. Pessoa non descrive il campo di battaglia, ma il silenzio che segue la morte, quello che arriva fino alle case, alle culle, ai letti rimasti vuoti. È una poesia civile proprio perché rifiuta ogni celebrazione.

Testo originale (portoghese – pubblico dominio)

No plano abandonado
Que a morna brisa aquece,
De balas traspassado
Duas vezes jaz morto,
E ninguém o conhece.

Longe, muito longe, está
Quem o amou, e quem o criou,
E quem chorará um dia
A dor que o levou.

Lá vai, em suas mãos frias,
A carta que escreveu
Para a mãe, quando havia
Um pouco de sol no céu.

Traduzione italiana originale realizzata per Alessandria today

Sul piano abbandonato
che la tiepida brezza riscalda,
trafitto dai colpi
due volte giace morto,
e nessuno lo conosce.

Lontano, molto lontano, è
chi lo amò e chi lo crebbe,
e chi un giorno piangerà
il dolore che lo portò via.

Là va, nelle sue mani fredde,
la lettera che scrisse
alla madre, quando ancora c’era
un poco di sole nel cielo.

(Traduzione italiana originale a cura di Alessandria today)

La poesia si apre con un’immagine quasi serena: la brezza tiepida, il piano abbandonato. Ma questa quiete è subito spezzata dalla presenza del corpo, “trafitto due volte”, espressione che sottolinea l’assurdità e l’eccesso della violenza. Il ragazzo non ha nome, non ha volto: è chiunque, è ogni figlio mandato a morire.

Il cuore del testo è nella distanza. Tutto ciò che dà senso alla vita del giovane – l’amore, la crescita, il pianto futuro – è “molto lontano”. La guerra separa definitivamente il corpo dalla memoria affettiva. Pessoa mostra così come la morte in guerra sia una sottrazione totale, non solo biologica ma relazionale.

Nell’ultima strofa, la lettera alla madre diventa simbolo struggente. Scritta “quando c’era un poco di sole nel cielo”, rappresenta l’ultima traccia di speranza, l’ultimo legame con la vita. La madre non è presente, ma domina tutta la poesia: il soldato è definito non da ciò che fa, ma da ciò che è per qualcuno.

Dal punto di vista stilistico, O menino da sua mãe è un esempio perfetto della poesia etica di Pessoa. Il linguaggio è semplice, quasi narrativo, privo di metafore complesse. Proprio questa sobrietà rende il testo devastante. La poesia dialoga idealmente con l’antiretorica di Ungaretti e con la compassione civile di Wilfred Owen, pur mantenendo una voce assolutamente personale.

Questa lirica ci ricorda che ogni soldato morto è prima di tutto il figlio di qualcuno. E che la poesia, quando è vera, non celebra: custodisce.

Biografia dell’autore

Fernando Pessoa nacque a Lisbona nel 1888. Poeta, scrittore e pensatore tra i più influenti del Novecento, costruì un’opera complessa e multiforme attraverso l’invenzione degli eteronimi. Accanto alle riflessioni metafisiche e identitarie, seppe esprimere una poesia civile di grande intensità, come in Mensagem. Morì nel 1935, lasciando una delle eredità letterarie più profonde della modernità europea.

Geo

Fernando Pessoa visse e operò principalmente a Lisbona, città atlantica e simbolica, segnata dal rapporto con il mare e con la storia nazionale. O menino da sua mãe nasce in un’Europa ferita dalla guerra e trasforma un evento anonimo in memoria universale. Alessandria today propone questa poesia con traduzione originale per continuare il suo impegno nella diffusione della grande letteratura europea, riletta con sensibilità contemporanea.

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Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale. Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding. Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile. Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro. Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.

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