Intervista: In carrozza con alcune delle maschere più famose del carnevale legate alla Commedia dell’Arte. Di M.C. Buoso (Rovigo)
Vi presento brevemente i nostri ospiti: Pulcinella, Arlecchino, Pantalone, Colombina, Gianduia e il dottor Balanzone.
Avanti Bambini tutti in carrozza, il Carnevale di Venezia ci aspetta
MC – Vorrei che anche voi poteste vedere la varietà di costumi che i nostri amici viaggiatori hanno indossato per l’occasione, quelli dei bambini sono legati soprattutto ai personaggi dei cartoon, delle fiabe o dei fumetti mentre quelli dei loro genitori sono legati per lo più ai ricordi dell’infanzia o alla voglia di colore. Ma che dite di presentarvi brevemente commedianti dell’arte?
Dott. Balanzone – Credo che tocchi a me, sono il più anziano tra i presenti.
Pantalone – Non credo proprio, sono io il più anziano tra noi due.
MC – Non vorrete litigare proprio davanti ai bambini? Visto che ci stiamo dirigendo a Venezia, credo che debba essere lei, Pantalone, il primo a parlare, considerato che Venezia è la sua città.
Pantalone – Grazie. Sono un mercante Veneziano e per questo sono prudente nelle spese e nella vita. Spesso dicono che sono brontolone, ma non è vero.
Dott. Balanzone – Lo hai appena dimostrato che sei un brontolone. Io invece vengo da Bologna e sono un avvocato, è per questo che dicono che sono pignolo e un po’ presuntuoso. Ma non è vero, sono solo un bravo oratore che sa come parlare con le persone.
Gianduia – Siete entrambi vestiti con abiti poco allegri e questo vi rende un po’ arcigni nell’aspetto. Io vengo da Torino e mi piacciono il vino e il buon cibo, ma anche l’allegria e stare in compagnia.
Dott. Balanzone – Ti dispiace sederti un po’ più in là? Hai un leggero alito di vino e di cipolle.
Gianduia – Ho appena mangiato una buona zuppa di cipolle con un bel bicchiere di vino, bisogna godere delle piccole cose della vita.
MC – Siediti vicino a me, Gianduia.
Colombina – Anch’io sono di Venezia. Sono brava a levare d’impiccio chi combina guai e a risolvere le situazioni un po’ ingarbugliate. Spesso vengo sottovalutata. Ho un cuore grande e colorato come la mia voglia di vivere.
Arlecchino – Io sono un po’ veneziano e un po’ bergamasco, un servitore spesso in cerca di padroni e combina guai ma sempre pieno di allegria e di buon umore.
MC – Hai un costume che non passa inosservato.
Arlecchino – Lo so. Non si butta via niente, la stoffa costa……
Pulcinella – Io invece ho un costume bianco, in contrasto con la mia maschera nera e vengo da Napoli. Sono ironico, sarcastico, pigro e sempre affamato ma proprio per questo sono un artista nella sopravvivenza un po’ come tutti i napoletani.
MC – Vedo tante manine alzate, credo che vogliano farvi delle domande anche loro. Avanti, bambini.
Paolo – Ciao Arlecchino, io e la mia amica Roberta vogliamo sapere se è vero che tu sei fidanzato con Colombina.
Colombina (precede Arlecchino nella risposta) – Fidanzato è una parola grossa… diciamo che lo siamo quando lui fa il bravo, invece lo mando via quando combina qualcosa che mi fa arrabbiare.
Arlecchino – Purtroppo la faccio arrabbiare spesso (strizza l’occhio ai bambini ridendo).
Giulio (rivolgendosi al Dottor Balanzone) – E’ vero che tu sei pomposo quando parli perché, essendo un avvocato, ti dai delle arie di superiorità?
Dott. Balanzone – Ma che bambino impertinente che sei… non ti hanno insegnato a rispettare le persone anziane? E poi, io non sono pomposo ma solo “acculturato” e parlo così perché è così che parlano gli avvocati e le persone “dotte”.
Giulio – Parli proprio difficile
Pantalone – Parla così perché spesso non sa cosa dire e in questo modo …
Colombina – Piantatela tutti e due, cosa penseranno questi bambini vedendo come vi azzuffate? Alla vostra età dovreste dare esempio di tolleranza!
(Pantalone e Balanzone – tossiscono e guardano fuori dal finestrino cercando di darsi un contegno).
Giulietta (rivolgendosi a Colombina) – Tu non indossi una maschera come loro, perché?
Colombina – A volte la metto e a volte no. Sono come sono e la maschera spesso non mi serve perché so difendermi con la parola, con la scaltrezza e con la praticità che caratterizza spesso noi donne del popolo abituate a lavorare ma anche a difenderci quando serve.
Franco (rivolgendosi a Pulcinella) – Tu sei sempre triste, perché?
Pulcinella – Più che triste direi malinconico, la vita non mi ha mai regalato molte cose e spesso sono affamato… per questo devo cercare, con la furbizia, di procurami il cibo e … questo mi rende a volte sciocco e a volte saggio. Ma sempre con la voglia di vivere anche se la vita, spesso, non è facile.
Lisetta (rivolgendosi a Pantalone) – Lei sembra sempre arrabbiato, ma cosa ha in quel sacchetto che tocca spesso?
Pantalone – Nella mia saccoccia ho sempre delle monete. Potrei averne bisogno per fare un buon affare o per comprare “la disponibilità” di qualcuno. E poi non sono arcigno… forse un po’ brontolone, ma è nella mia natura intromettermi un po’ con le mie “osservazioni” … ma la gioventù è bella e a me piace cercare occasioni per trovarmi in sua compagnia.
MC – Mi spiace interrompervi, ma siamo quasi arrivati in stazione.
Luciana – Posso chiedere una cosa a Gianduia?
MC – Certo. Cosa vuoi sapere?
Luciana – Perché ha il nome di un cioccolatino?
Gianduia – (ride) Veramente il cioccolatino è arrivato dopo. Siamo entrambi di Torino, la patria di quella prelibatezza raffinata che è il cioccolato “gianduia” , la specialità famosa per il gusto morbido e profumato di nocciola; però è il cioccolato che ha preso il nome da me! Io sono un contadino che ama il vino, la vita, le burle ma come tutti i contadini so essere anche furbo e coraggioso quando serve.
MC – Eccoci arrivati a Venezia, avanti, scendiamo e lasciamo che le nostre amate maschere ci portino in giro per questa bella città in mezzo all’allegria e ai coriandoli.
Buon carnevale a tutti voi.
Alla prossima, amici viaggiatori di tutte le età.
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