PATRIZIA VALDUGA,  Medicamenta, 1982, recensione di Elvio Bombonato

PATRIZIA VALDUGA,  Medicamenta, 1982, recensione di Elvio Bombonato

Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.

Valduga_Santagostini.jpg

Sembra pornografica, in realtà è una poesia quasi priva di contenuto: deliberatamente.  Anche se l’immaginario erotico femminile è più ampio e perverso di quello maschile, non si può credere che la Valduga  faccia l’amore in modo così frenetico e iperbolico. E’ un nonsense parodico, la poetessa prende in  giro sé stessa e i lettori .  Eppure è una poesia notevole: virtuosismo puro.  Un sonetto metricamente perfetto, in endecasillabi monorimi: 14 versi  tutti con la rima  AMI;  48 verbi (“entra” iterato) all’imperativo riflessivo, con il pronome personale “mi” complemento oggetto incorporato.  Si va dal comando all’esortazione alla supplica.  L’elenco (modello  G.G.Belli) è interrotto da 11 puntini di sospensione.

Pochi legami sintattici:  quattro “e”; due “poi”; un“ancora”.  I verbi si rincorrono ossessivamente, mimando la pulsione amorosa.  Verbi tutti sdruccioli (con l’accento sulla terz’ultima sillaba), accomunati da associazione semantica.  La prima quartina è” figura” dell’atto sessuale.  La seconda si rifà al registro culinario. Gli ultimi due endecasillabi esprimono un’improbabile onirica ascesa mistica. Se avessi letto e spiegato a mia madre questa poesia, avrebbe detto: “Cossa son ste robe? Porcade. Eppur to pare l’era focoso in leto”.

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto nel 1953, laureata in Lettere a Venezia, vive a Milano. Giornalista del “Corriere della Sera”, poi di ”Repubblica”. Importante traduttrice di poeti francesi e inglesi. Fu la compagna di Giovanni Raboni, poeta e sommo traduttore di Proust, il quale aveva 20 anni in più, e morì 72enne nel 2004, da lei accudito.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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