Poesia di Cesare Pavese, di Maria Pellino
CESARE PAVESE,
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,
22 Marzo 1950
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Poesia che presenta due temi chiave:
- L’immagine femminile collegata alla morte
- L’incombere della morte e del silenzio.
Dai versi emerge una realtà cruda e desolata, dove la morte incarna gli occhi della persona amata.
Il rapporto con la vita diviene sempre più flebile e destinato a non trovare luogo fino a scomparire nel silenzio (scenderemo nel gorgo muti).
Tale immagine fa pensare a un abisso che inghiotte ogni barlume di esistenza e
coincide con un abbandono lento e definitivo del sé in un oceano privo del proprio destino.
Ritroviamo , in questi versi , anche la liricità della tradizione :
topos quali l’amore, la morte, il motivo degli occhi ripreso da Petrarca che nello stesso tempo ci conducono alla sofferenza dell’io, al dolore della passione amorosa. Il tutto versa in un’ottica di non futuro, anzi si assiste a un epilogo della sua indagine esistenziale e poetica.
Quel mestiere di vivere diviene un gorgo di solitudini, insicurezze, paure che attraverso l’arte e le parole ci ha svelato e donato.
