“Figli dell’Epoca, di Wisława Szymborska: L’Ineludibile Politicità della Vita”. Recensione a cura di Alessandria today

La poesia “Figli dell’epoca” di Wisława Szymborska svela la pervasività e l’immancabilità del contesto politico nelle vite umane, mettendo in luce come ogni aspetto, sia esplicito che implicito, sia in qualche modo influenzato e condizionato dalla politica.

Wisława Szymborska – Wikipedia

L’autrice rileva che siamo figli del nostro tempo, e questo tempo è intrinsecamente politico. Ogni attività, ogni azione, anche le più quotidiane, si riflettono in una dimensione politica. La nostra biologia, il colore della nostra pelle, lo sguardo nei nostri occhi, tutto è, in qualche modo, influenzato da questa realtà politica.

La poesia invita a considerare come le nostre parole e i nostri silenzi siano permeati da implicazioni politiche. Persino le creazioni più apolitiche, come le poesie, portano con sé un contesto politico ineludibile. Il testo sottolinea che anche oggetti inanimati o elementi naturali possono acquistare significati politici in base all’utilizzo o alla contestualizzazione sociale.

La poetessa evidenzia che le questioni più cruciali, come la negoziazione tra vita e morte, si inseriscono nel contesto politico, evidenziando come la politica non riguardi solo gli esseri umani, ma anche risorse e oggetti inanimati, come il petrolio o un tavolo da trattative.

La poesia invita a riflettere su come il tempo presente sia intriso di questioni politiche, richiamando anche periodi passati, meno politicizzati, dove la morte, la natura e gli eventi erano meno influenzati dalle decisioni politiche.

Symborska sottolinea la complessità dell’esistenza umana, intrecciata in maniera ineluttabile con la politica, invitando il lettore a considerare come anche le più piccole azioni o entità siano parte di un intricato panorama politico che definisce il nostro vivere quotidiano.

Figli dell’epoca, di Wisława Szymborska
Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.

Poesia tratta da:

poesiedautore.it

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