Controcampo – L’ignoranza è diventata un vanto: quando la cultura fa paura. Recensione di Alessandria today
Nel Paese dove leggere è da sfigati e pensare è da snob, la cultura viene ridicolizzata. Un’analisi scomoda sull’anti-intellettualismo crescente. Scopri di più su Alessandria today.
Nel Paese in cui leggere è da sfigati e parlare bene è da snob, la vera emergenza è il pensiero
C’era un tempo in cui la cultura era un valore. In cui chi sapeva, insegnava, chi leggeva, cresceva, chi studiava, migliorava sé stesso e il mondo. Poi qualcosa si è rotto. Oggi, la cultura fa paura, e l’ignoranza è diventata una bandiera, sventolata con orgoglio tra un commento su Facebook e un talk show urlato. Chi usa una parola difficile “fa il professorone”, chi cita un autore “se la tira”, chi propone un pensiero complesso “non è concreto”. E così l’Italia scivola nella superficialità, tra slogan e semplificazioni, mentre la conoscenza diventa un ostacolo da aggirare.
L’intellettuale: da guida a bersaglio. Una volta era il punto di riferimento. Oggi è l’intellettuale scomodo, criticato da chi ne ignora il lavoro e disprezzato da chi ha paura di sentirsi inferiore. In un mondo dove conta solo il numero di follower e la velocità della battuta, chi riflette troppo viene tagliato fuori. Il sapere non è più “potere”, ma “peso”. La cultura non è utile, non è immediata, non è virale. E quindi va derisa, screditata, annacquata.
L’apoteosi dell’anti-intellettualismo. Accade ogni giorno. Nei commenti online, dove l’insulto batte l’argomentazione. Nella politica, dov vince chi parla alla pancia e perde chi parla al cervello. Nei media, dove gli esperti vengono zittiti dagli urlatori di professione. E accade anche nelle scuole, dove l’insegnante è sempre più solo, ostaggio di una società che non riconosce più il valore dell’istruzione. Studiare? È da secchioni. Leggere? È da vecchi. Usare un congiuntivo corretto? Roba da snob.
La cultura spaventa perché rende liberi. Il vero nodo è questo. Chi conosce è più difficile da manipolare, più incline al dubbio, meno disposto a seguire il gregge. E in un sistema che si regge sul consenso rapido, il pensiero critico è una minaccia. Meglio il “sentito dire”, il “secondo me”, il “l’ho visto su TikTok”. Meglio una verità semplice e rassicurante, anche se falsa, che una realtà complessa e da comprendere.
Quando l’ignoranza diventa popolare. È il paradosso dell’epoca: l’ignoranza è diventata pop, simpatica, condivisibile. I talk show scelgono ospiti rumorosi e impreparati, i libri vendono solo se semplificano, i musei devono trasformarsi in selfie point. Il sapere è costretto a travestirsi da intrattenimento per sopravvivere. E nel frattempo l’Italia arretra nei dati sulla lettura, sull’istruzione, sulla comprensione del testo. Ma la politica tace. Perché un popolo ignorante è più facile da controllare.
Controcampo non difende l’élite, ma l’intelligenza. Difende il diritto di sapere, di dubitare, di cambiare idea leggendo un libro. Perché la cultura non è noiosa, è necessaria. È ciò che ci permette di distinguere un pensiero da uno slogan, una verità da una bugia, un leader da un venditore. E finché non torneremo a darle valore, l’ignoranza continuerà a vincere. Ma sarà una vittoria amara, per tutti.
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