Pistoia Basket, la violenza che uccide: il dramma di Raffaele Marianella e il silenzio del tifo malato
di Pier Carlo Lava – Alessandria today
(articolo tratto e rielaborato da un testo del “Corriere della Sera”)
Un viaggio di sport trasformato in tragedia. Raffaele Marianella, 65 anni, autista del pullman che domenica sera riportava a casa i tifosi del Pistoia Basket, è morto dopo essere stato colpito da un sasso lanciato contro il parabrezza del mezzo. L’agguato è avvenuto lungo la superstrada Rieti-Terni, all’altezza di Contigliano, dove un gruppo di giovani tifosi del Rieti Basket ha dato vita a una sassaiola contro il convoglio pistoiese.
Il colpo ha sfondato il vetro anteriore, colpendo Marianella al volto. L’uomo, originario di Roma ma residente a Firenze, è deceduto poco dopo, nonostante i tentativi di soccorso. Una morte assurda e insensata, figlia di una violenza che nulla ha a che vedere con lo sport e con la passione per la pallacanestro.
Indagini e reazioni
La Federazione Italiana Pallacanestro ha reagito con una misura drastica ma inevitabile: tutte le partite casalinghe del Rieti Basket in Serie A2 si disputeranno a porte chiuse fino alla conclusione delle indagini.
La società reatina, tuttavia, ha scelto la via del silenzio stampa, dichiarando che «nessuno dei nostri tesserati è autorizzato a rilasciare dichiarazioni». Una posizione che lascia perplessi molti osservatori: era il momento di parlare, di condannare, di prendere le distanze, non di chiudersi nel silenzio.
Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno identificato e arrestato tre ultras con l’accusa di omicidio volontario in concorso: Alessandro Barberini (53 anni), Kevin Pellecchia (20 anni) e Manuel Fortuna (31 anni).
Due di loro, secondo le prime indagini, risultano legati a movimenti di estrema destra. Un quarto tifoso è indagato per favoreggiamento.
Lo sport ferito
Il mondo del basket italiano è sotto choc. Società, tifoserie e atleti di ogni categoria hanno espresso solidarietà alla famiglia di Marianella e condanna per la violenza negli stadi e nei palazzetti.
In molti sottolineano come l’episodio di Rieti rappresenti l’ennesima deriva di un tifo che ha perso il senso della misura e dell’umanità, trasformando la passione in odio.
Lo sport, per sua natura, dovrebbe unire. Ma quando la curva diventa un campo di battaglia e la rivalità si trasforma in odio cieco, la memoria di chi muore per una partita deve servire da monito e da risveglio civile.
Geo: Rieti – Pistoia – Firenze – Italia
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Link utili:
👉 Corriere della Sera – Articolo originale
👉 Federazione Italiana Pallacanestro
👉 Ministero dell’Interno – Violenza negli stadi