La notte in cui Re Galaverna scelse Alessandria
La partita dell’Alessandria Volley Acrobatica contro la capolista lombarda richiamò un pubblico insolito: la città sembrava essersi riversata tutta nel palazzetto di viale Massobrio. Fuori, la brina disegnava filigrane d’argento sui vetri delle auto e l’aria portava quel silenzio sospeso che annuncia le notti di magia. Dentro, invece, il rumore era un mare in tempesta: tamburi, cori, mani che battevano a ritmo. Eppure, tra quel frastuono, una sensazione leggera — quasi impercettibile — si insinuava nelle prime file degli spalti, come una curiosità che non sapeva ancora come manifestarsi.
Secondo le vecchie storie del Piemonte settentrionale, il Re Galaverna vagava tra le pianure e i fiumi quando il gelo più sottile si trasformava in arte, scegliendo i luoghi dove il coraggio riusciva ad accendersi anche nel freddo più rigido. E quella sera ad Alessandria tutto sembrava annunciare la sua presenza.
Il match iniziò con una battaglia serrata. L’Acrobatica faticava a trovare continuità; le avversarie, alte e potenti, colpivano con una precisione glaciale. Ma mentre il punteggio oscillava, una strana lucentezza prese a filtrare dalle vetrate alte, come se fuori non ci fosse solo la brina, ma una mano invisibile intenta a decorare il mondo.
Sofia, la libero dell’Alessandria, alzò gli occhi un istante: una scia di cristalli pareva attraversare il soffitto, dissolvendosi nel vuoto. Una folata di freddo leggero le sfiorò le dita, ma invece di intorpidirle, la rese più vigile. In quell’attimo comprese che stava accadendo qualcosa di antico, qualcosa che la nonna le raccontava nelle sere d’inverno: quando Re Galaverna sceglie di assistere a una contesa, concede chiarezza, velocità, intuizioni improvvise.
Il secondo set cambiò volto. Le ragazze dell’Acrobatica si muovevano con una sincronia mai vista: difese impossibili, recuperi sul filo dei millimetri, muri perfetti, come se una geometria invisibile guidasse ogni gesto. Ogni volta che la palla toccava le mani di Sofia, una piccola vibrazione — fresca, luminosa — la attraversava. Non era stanchezza: era la presenza silenziosa del Re.
Sul 23-23 del terzo set, il palazzetto trattenne il fiato. Una breve interruzione tecnica fece spegnere per un istante le luci superiori. Solo la brina, riflessa attraverso le finestre buie, rimase a scintillare. Qualcuno sugli spalti giurò di aver visto, in quel chiarore lattiginoso, la figura sottile di un uomo fatto di ghiaccio e polvere di stelle.
Quando le luci tornarono, l’Acrobatica non tremò. Servizio. Scambio lungo. Difese febbrili. Poi un pallonetto di una delicatezza chirurgica scivolò nel campo avversario. Il punto della svolta.
Da quel momento, Alessandria giocò come se la temperatura fosse cambiata dentro il palazzetto: non più freddo da inverno, ma freddo da lucidità, quello che permette di vedere ogni dettaglio con precisione millimetrica. Le ragazze vinsero il tie-break tra grida e abbracci, mentre fuori la galaverna continuava a disegnare arabeschi sulle strade.
Sofia, uscita dal campo, notò un piccolo cristallo sul bordo della panchina: perfetto, geometrico, impossibile da formarsi al chiuso. Lo prese tra le dita, ma si sciolse subito, come un segreto che non voleva essere trattenuto.
«Grazie» sussurrò.
E nessuno avrebbe potuto dire se si rivolgesse al pubblico, alla squadra o al vecchio sovrano dell’inverno che, per una notte, aveva deciso di restare ad Alessandria.
Geo
Questo racconto si radica tra Alessandria e la pianura piemontese, dove le gelate invernali danno vita ai fenomeni della galaverna e alle storie che il popolo conserva da generazioni. La leggenda del Re Galaverna appartiene al patrimonio narrativo del Piemonte settentrionale, un intreccio di natura e meraviglia che riflette l’identità culturale del territorio. L’Alessandria Volley Acrobatica rappresenta un orgoglio sportivo locale, capace di trasformare ogni match in un momento collettivo. Alessandria today continua a valorizzare questo dialogo tra tradizione, sport e immaginario, contribuendo alla diffusione della cultura piemontese.
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