La partita sospesa nella nebbia del Tanaro
La nebbia era arrivata all’improvviso, avvolgendo Alessandria come un sipario antico. L’aria sapeva d’acqua e silenzio, e perfino i lampioni sembravano più bassi, come se la città dovesse parlare sottovoce. Dentro il palazzetto, invece, le ragazze dell’Alessandria Volley Acrobatica stavano entrando in campo per la partita più attesa del mese, un incontro delicato che avrebbe potuto cambiare la classifica. Gli spalti erano pieni, ma si aveva la sensazione che qualcosa — o qualcuno — fosse arrivato insieme alla nebbia.
Nelle leggende piemontesi si racconta della Damigella del Tanaro, spirito gentile ma schivo, custode dei segreti del fiume. Appare solo quando la nebbia è così fitta da sembrare un velo, e osserva i mortali con una curiosità quasi malinconica. Alcuni dicono che porti fortuna agli animi puri, altri che accompagni coloro che hanno bisogno di trovare un nuovo coraggio. Quella sera, il Tanaro era nascosto dietro un manto bianco, e sul parquet sembrava che l’umidità stessa risalisse dal terreno.
Il primo set fu difficile: l’Acrobatica era nervosa, le traiettorie sporche, gli errori in aumento. Ma a un certo punto, durante un time-out, un brusio percorse gli spalti. Una leggera foschia aveva iniziato a insinuarsi dalle porte d’ingresso — impossibile, eppure reale — disegnando un filo sottile che sembrava oscillare al ritmo dei battiti del palazzetto. Viola, la palleggiatrice, la notò per prima: una silhouette tenue, come una figura scolpita nell’acqua, sfiorò per un istante il bordo del campo prima di dissolversi.
Non fu paura ciò che provò, bensì un’improvvisa calma. Il cuore le si allineò al respiro, le mani ritrovarono la sensibilità esatta che aveva perso negli scambi precedenti. Rientrò in campo con uno sguardo diverso, come se avesse ricevuto un dono.
Il secondo set cambiò completamente tono. L’Acrobatica ricominciò a giocare come sapeva fare: veloce, elegante, precisa. I palleggi di Viola erano archi perfetti, quasi liquidi; gli attacchi delle compagne trovavano spazi invisibili un attimo prima. Ogni gesto sembrava seguire il ritmo di un’onda.
A metà del terzo set, con il punteggio serratissimo, un leggero riflesso azzurrino comparve vicino al soffitto del palazzetto. Sembrava una goccia di luce, che lentamente si allungò fino a prendere la forma di una figura femminile, avvolta in un abito di nebbia. Nessuno parlò, eppure tutti avvertirono un silenzio improvviso, come se l’aria stessa avesse trattenuto il fiato.
La palla tornò al centro. Scambio lungo, soffocante, vibrante. Viola alzò l’ultimo pallone con un gesto che sembrò guidato da una mano invisibile. L’attacco cadde preciso, pulito, decisivo.
Punto.
Partita.
Acrobatica.
La nebbia, fuori, iniziò lentamente a dissolversi. La figura luminosa si dissolse con essa, lasciando dietro di sé solo un piccolo cerchio d’umidità sul parquet, simile a un’impronta d’acqua.
Viola si avvicinò al segno. Lo sfiorò.
Era freddo, ma non come il gelo: era la freschezza del fiume, la promessa delle correnti lente del Tanaro.
«Grazie» mormorò, quasi senza voce.
E in quel momento, nessuno avrebbe saputo dire se la Damigella fosse stata davvero lì o se fosse stata la nebbia a giocare con i loro occhi. Ma il palazzetto intero — anche chi non credeva alle leggende — quella sera uscì con la certezza che qualcosa di antico aveva voluto assistere alla partita.
Geo
Questo racconto nasce dall’incontro tra lo sport e uno dei simboli naturali più importanti per Alessandria: il fiume Tanaro. La leggenda della Damigella del Tanaro appartiene alla tradizione orale piemontese e riflette il fascino misterioso delle zone fluviali del territorio. L’Alessandria Volley Acrobatica si inserisce in questo tessuto culturale come realtà sportiva capace di dare voce alla città, alla sua storia e alle sue vibrazioni collettive. Alessandria today continua a raccontare e valorizzare le storie che uniscono sport, identità e immaginario popolare.
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