“Fai bei sogni” di Massimo Gramellini, la lunga notte dell’infanzia e il coraggio di restare vivi. Recensione di Alessandria today
Ci sono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma costringono il lettore a interrogarsi sul proprio passato, sulle ferite che ciascuno porta con sé, spesso senza averle mai davvero guardate. La letteratura, quando è autentica, non consola: accompagna, scava, riporta in superficie ciò che è stato sepolto dal tempo e dall’abitudine. In questo spazio di verità fragile si colloca Fai bei sogni, un romanzo che parla a chiunque abbia conosciuto la perdita e il silenzio.
Riprendere oggi questo libro significa continuare un discorso più ampio sulla memoria, sull’infanzia e sulla costruzione dell’identità. Non come esercizio nostalgico, ma come atto di consapevolezza: perché alcune storie non appartengono solo a chi le ha vissute, ma diventano specchi in cui riconoscere le nostre paure più profonde. Gramellini non racconta soltanto se stesso; dà voce a una ferita collettiva, a quella vulnerabilità che attraversa generazioni e che solo il coraggio della parola può finalmente rendere visibile.
A volte crescere significa tornare là dove il dolore è nato e guardarlo finalmente negli occhi.
Pier Carlo Lava
Con “Fai bei sogni”, Massimo Gramellini firma uno dei libri più intensi e sinceri della narrativa italiana contemporanea. Un romanzo autobiografico che non cerca scorciatoie emotive e che affronta, con lucidità e pudore, il tema dell’abbandono, del lutto e delle ferite infantili che continuano a sanguinare anche nell’età adulta.
La storia prende avvio da un evento traumatico: la morte improvvisa della madre quando il protagonista è ancora bambino. Una perdita che non viene mai davvero spiegata, ma coperta da una bugia pietosa, da un silenzio che diventa macigno. Da quel momento, tutta la vita del protagonista è segnata da un’assenza irrisolta, da una domanda che non trova risposta e che si trasforma in insicurezza, paura di amare, incapacità di affidarsi.
Gramellini racconta questo percorso con una scrittura asciutta, limpida, mai patetica, capace di colpire con frasi brevi e precise. Il dolore non viene mai esibito, ma lasciato emergere attraverso episodi quotidiani, relazioni sentimentali fallite, scelte sbagliate, tentativi goffi di costruire una normalità che sembra sempre sfuggire.
Il libro è anche un ritratto generazionale, che attraversa decenni di storia italiana, dalla Torino dell’infanzia agli anni del giornalismo e della maturità. Ma soprattutto è un viaggio interiore che mostra come il trauma, se non elaborato, continui a riproporsi sotto forme diverse, fino a quando non si trova il coraggio di affrontarlo.
Solo nella parte finale, quando la verità viene finalmente svelata, il protagonista può iniziare un autentico processo di liberazione. Non c’è catarsi spettacolare, ma una riconciliazione silenziosa, umana, profondamente reale. “Fai bei sogni” non promette la felicità, ma indica una strada possibile: conoscere il proprio dolore per non esserne dominati.
Per intensità emotiva e onestà narrativa, il libro si colloca accanto ad opere come “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg e, per certi aspetti, ai testi più intimi di Erri De Luca, pur mantenendo una voce del tutto personale. È un romanzo che ha saputo parlare a milioni di lettori proprio perché non offre risposte facili, ma verità condivisibili.
“Fai bei sogni” è una lettura necessaria, soprattutto per chi ha conosciuto il silenzio, l’assenza, o quella forma di dolore che non ha mai avuto parole. Un libro che resta, che accompagna, che insegna – senza mai dichiararlo – che si può sopravvivere anche alle notti più lunghe.
Geo
Massimo Gramellini è nato a Torino nel 1960 e vive tra Torino e Milano. Giornalista, scrittore e volto noto del panorama culturale italiano, ha saputo trasformare la propria esperienza personale in una narrazione universale, capace di toccare generazioni diverse. Alessandria today segue con attenzione queste opere che uniscono memoria individuale e riflessione collettiva, valorizzando una letteratura che parla con sincerità del nostro tempo.
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