“La resurrezione degli asparagi” di Cinzia Rota: quando l’ironia diventa coscienza e la fragilità si fa forza
Ci sono testi che non chiedono di essere letti in fretta: domandano presenza, ascolto, una sosta nel frastuono del quotidiano. Questa poesia è uno di quei luoghi rari in cui la parola smette di essere ornamento e diventa gesto di verità.
Pier Carlo Lava
Con “La resurrezione degli asparagi”, Cinzia Rota offre una pagina di scrittura che è insieme confessione, monologo teatrale e dichiarazione di indipendenza emotiva. È una voce che non chiede indulgenza, non cerca complicità facile, ma si presenta con una lucidità ironica capace di trasformare l’esperienza in coscienza. Rota scrive con una leggerezza che non è superficialità, bensì scelta: l’ironia come strumento di scavo, la parola come atto di libertà.
Il testo procede per immagini nette e metafore sorprendenti. La figura degli asparagi selvatici — “amara al primo morso, ma capace di stravolgere la cena se impari a cucinarla” — diventa il simbolo di una femminilità che rifiuta l’addomesticamento. Non c’è compiacimento del dolore, ma attraversamento; non c’è ricerca di salvezza, ma un gesto più radicale: scegliersi. È una poesia che parla di delusioni, di adattamenti, di promesse evaporate, ma soprattutto di un punto di svolta in cui l’io smette di aspettare di essere riconosciuto e si riconosce da solo.
La scrittura di Rota è al tempo stesso narrativa e performativa. Ogni verso sembra pensato per essere detto ad alta voce: il ritmo, le pause, l’autoironia costruiscono una scena dell’anima in cui il soggetto si osserva, si mette in discussione e infine si afferma. La fragilità non è negata: è assunta, trasformata in forza. È qui che la poesia compie il suo gesto più politico, nel senso più alto del termine: restituire dignità alla scelta di sé.
Di seguito, il testo integrale della poesia, così come l’autrice lo consegna al lettore, con la sua voce inconfondibile, ironica e luminosa.
“La resurrezione degli asparagi” – Testo integrale
Ho dieci lustri. Già!
Detta così si direbbe un’unità di misura
per il vino, non certo per le delusioni.
Sono come gli asparagi selvatici:
spuntata fuori stagione, amara al primo morso,
ma se impari a cucinarmi, ti stravolgo la cena.
Per anni ho fatto la brava.
Fa sempre comodo una stampella emotiva,
a tutti, soprattutto alla “famiglia”…
Ero una sorta di Wi-Fi dell’equilibrio.
Sempre connessa, mai ricaricata.
Poi sono arrivati loro. Gli uomini.
Una sfilata di cravatte storte e promesse evaporate.
Dicevano che ero troppo intensa, troppo intelligente,
troppo emotiva, insomma tutto “troppo”.
Così ho fatto la geologa dei sentimenti:
ho scavato in relazioni aride nella speranza di estrarne dell’acqua.
Nulla. Al momento ho trovato solo sabbia,
a volte mobile, che poi è la più pericolosa.
Un giorno ho smesso di aspettare qualcuno che mi scegliesse,
e mi sono scelta da sola.
Con tutte le mie spine, le mie rughe, e quella risata
che parte come un colpo di tosse, e finisce con un applauso.
Ho imparato a stare sola.
Credete sia solo tristezza?
ERRORE! È libertà senza testimoni.
Ho imparato a dire “no” senza PowerPoint di spiegazioni.
A uscire coi capelli arruffati, e il cuore in ordine.
La gente?
Mi delude ancora. Ma non mi spezzo.
Mi piego, come gli asparagi e poi torno su.
Più verde, più me.
E ogni tanto, tra un caffè e un “ma chi me l’ha fatto fare”,
arriva qualcuno che non vuole salvarmi,
inizia a camminare accanto, poi si siede, e mi guarda fiorire.
Allora sì. Ne vale la pena.
Ne vale sempre la pena.
Non voglio adattarmi, piango e rido forte,
amo nel silenzio e vivo ogni giorno il mio dono,
con le mani sempre sporche d’inchiostro.
🖊️ © Cinzia Rota 2026 – Copyright
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𝐏𝐈𝐓-𝐒𝐓𝐎𝐏

Questa poesia concentra in pochi tratti l’essenza della poetica di Cinzia Rota: la parola come gesto di emancipazione, l’identità femminile come spazio non negoziabile, l’ironia come chiave per dire la verità senza irrigidirla. “La resurrezione degli asparagi” non è solo un testo poetico: è una dichiarazione di indipendenza emotiva, una mappa per attraversare la solitudine senza trasformarla in rinuncia, una celebrazione della libertà che nasce quando si smette di chiedere di essere scelti e si impara a scegliersi.
Leggere Cinzia Rota significa accettare un invito esigente e luminoso: guardarsi senza sconti, sorridere delle proprie ferite, restituire alla fragilità la sua forza. Questa poesia si chiude con una certezza che resta: scegliersi è l’atto più radicale di amore. E quando la parola riesce a dirlo con ironia, precisione e grazia, allora la letteratura torna a essere ciò che deve: uno spazio di verità condivisa.
Biografia dell’autrice
Cinzia Rota è poetessa, scrittrice, attrice e speaker. Vive e lavora a Milano ed è una delle voci più originali della scena culturale indipendente italiana. La sua scrittura attraversa generi e linguaggi, fondendo parola poetica, teatro, introspezione psicologica e ironia. Autrice sensibile ai temi dell’identità, dell’autenticità e del dialogo interiore, è una presenza costante e preziosa nel progetto editoriale di Alessandria today, dove contribuisce con testi che uniscono profondità emotiva e chiarezza di pensiero. PIT-STOP – Dialoghi con la propria parte interiore inaugura la collana ORIZZONTI ed è il primo volume di una tetralogia dedicata all’esplorazione dell’interiorità.
Geo
Cinzia Rota, autrice milanese, sviluppa in “La resurrezione degli asparagi” una poetica dell’interiorità che coniuga introspezione, teatro e ironia. Il testo si inserisce nel percorso editoriale di Alessandria today, testata culturale che promuove la letteratura d’autore, il pensiero critico e la scrittura come strumento di conoscenza di sé e del presente. Attraverso questa pubblicazione, Alessandria today valorizza una voce femminile capace di trasformare l’esperienza personale in racconto universale, riaffermando il ruolo della parola come ponte tra coscienza individuale e consapevolezza collettiva.
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