Recensione di “Una sconfitta dell’intelligenza. Italia e Somalia” di Angelo Del Boca, a cura di Francesco Bianchi
“Una sconfitta dell’intelligenza. Italia e Somalia” è un saggio che Angelo Del Boca pubblica nel 1993, nel pieno della crisi somala, e che ancora oggi conserva una forza polemica e documentaria rara nel panorama italiano, perché denuncia senza attenuanti il fallimento politico, morale e culturale dell’Italia nei confronti della sua ex colonia.
Del Boca ricostruisce la tragedia somala partendo dai numeri più brutali — oltre 350.000 morti per fame e guerra, duemila vittime al giorno, quattro milioni di persone sotto la soglia minima di nutrimento — e li intreccia con la storia lunga e spesso rimossa dei rapporti italo-somali, mostrando come l’incapacità di comprendere la complessità del Corno d’Africa, unita a decenni di paternalismo postcoloniale, abbia contribuito a creare un terreno fertile per il collasso dello Stato somalo.
Il libro segue gli eventi più recenti della guerra civile, fino alla missione del ministro degli Esteri Emilio Colombo a Mogadiscio, e li interpreta come l’ennesima dimostrazione di una politica estera improvvisata, priva di visione e soprattutto priva di ascolto verso una società che l’Italia ha a lungo considerato solo come un’appendice della propria storia nazionale.
Del Boca, forte della sua esperienza di inviato speciale in Africa e Medio Oriente e della sua lunga attività di storico del colonialismo italiano, scrive con un tono che unisce rigore e indignazione, e che rende il saggio non solo un’analisi geopolitica ma anche un atto d’accusa contro un Paese che non ha mai voluto fare davvero i conti con il proprio passato. Nato come giornalista e divenuto uno dei massimi studiosi del colonialismo italiano, Del Boca è stato presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Piacenza, direttore di riviste scientifiche e autore di opere fondamentali come “Italiani, brava gente?” e “La guerra di Etiopia”; la sua biografia professionale spiega la lucidità con cui affronta la Somalia, un tema che conosce non per sentito dire ma per averlo vissuto sul campo.
“Una sconfitta dell’intelligenza” resta così un testo che non si limita a descrivere una crisi umanitaria, ma smonta l’autoassoluzione italiana e invita a guardare la Somalia non come un disastro lontano, bensì come lo specchio di responsabilità storiche che l’Italia ha troppo a lungo ignorato.

In un intreccio di memoria e romanzo, “Tigri e colonie” riporta alla luce la storia rimossa di tredicimila bambini italo‑libici deportati nel 1940, un dolore collettivo che l’Italia ha quasi dimenticato. La narrazione non si limita alla tragedia umana: accosta quelle vite spezzate alla presenza misteriosa e potente delle tigri indiane sul territorio nazionale, simbolo di forza e sopravvivenza in un Paese lacerato dalla guerra. Il risultato è un racconto che commuove e scuote, che trasforma la Storia in esperienza viva e ci obbliga a guardare negli occhi un passato scomodo. “Tigri e colonie” non è solo un romanzo storico: è un viaggio emotivo che restituisce voce agli innocenti e invita il lettore a non dimenticare. Un libro che si legge con il cuore in gola e che merita di essere acquistato, perché la memoria non può restare sepolta. <<< info su www.francescobianchiautore.com>>>