Leggere “M. La fine e il principo” di Antonio Scurati, a cura di Francesco Bianchi
M. La fine e il principio rappresenta la conclusione monumentale del progetto narrativo di Antonio Scurati dedicato a Mussolini e al fascismo, un’opera che – come osserva Marcello Flores – è «storiograficamente attendibilissima» e destinata a rimanere come una delle imprese letterarie più rilevanti del nostro secolo.
Il volume si concentra sugli ultimi seicento giorni della Repubblica Sociale Italiana, restituendo un Paese lacerato dalla guerra civile, dalla violenza diffusa e da un potere ormai svuotato, che Scurati racconta attraverso la sua formula di “romanzo documentario”, definizione che egli stesso ribadisce in apertura e che ha suscitato discussioni ma che, come ricorda Libero Quotidiano, l’autore difende affermando che «fatti e personaggi non sono frutto della fantasia».
La narrazione segue Mussolini dal crollo del luglio ’43 alla prigionia, dalla liberazione tedesca alla guida della Repubblica Sociale Italiana, fino alla fine sul lago di Garda, mettendo in scena un dittatore che, come nota Libriamoci, «ha perso tutto, non spera più niente» e tenta solo «l’ultimo colpo di coda». Scurati costruisce un racconto che intreccia documenti, testimonianze e ricostruzione narrativa, mantenendo una tensione costante tra la cronaca degli eventi e la loro interpretazione morale, e mostrando come la violenza del regime, nella sua fase terminale, si trasformi in un meccanismo cieco e autodistruttivo.
Il romanzo, come sottolinea Maria Fanizza, «scuote le coscienze» perché ci conduce «nel cuore oscuro della Repubblica Sociale Italiana», restituendo la dimensione tragica di un Paese in cui lo Stato si dissolve e la guerra fratricida diventa quotidianità.
La forza del libro sta nella capacità di far parlare i fatti, come osserva ancora Flores, secondo cui Scurati «ci ha consegnato una delle opere letterarie, ma non solo, più importanti di questo secolo». M. La fine e il principio non è soltanto la chiusura di una tetralogia: è un dispositivo narrativo che obbliga a guardare senza filtri l’agonia del fascismo e il prezzo umano e politico della sua caduta, ricordando quanto la storia, quando torna a farsi presente, chieda sempre di essere compresa prima che giudicata.
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“Tigri e colonie” riporta alla luce la storia rimossa di tredicimila bambini italo‑libici deportati nel 1940, un capitolo del nostro passato quasi dimenticato. Non solo un romanzo storico ma un viaggio emotivo che restituisce voce agli innocenti e invita il lettore a non dimenticare. Un libro che si legge con il cuore in gola perché la memoria non può restare sepolta. <<< info su www.francescobianchiautore.com>>>