8 marzo: ricordiamo Ipazia prima donna scienziata barbaramente uccisa

8 marzo: ricordiamo Ipazia prima donna scienziata barbaramente uccisa

La figura di Ipazia di Alessandria continua ancora oggi ad affascinare storici, filosofi e lettori di tutto il mondo. Considerata una delle prime grandi scienziate della storia, Ipazia fu matematica, astronoma e filosofa neoplatonica, insegnò ad Alessandria tra il IV e il V secolo e divenne un punto di riferimento per studenti provenienti da tutto il Mediterraneo. La sua vita rappresenta l’incontro tra scienza, filosofia e libertà di pensiero, valori che la resero una figura straordinaria per il suo tempo. La sua tragica morte nel 415 d.C., in un contesto di forti tensioni religiose e politiche, trasformò Ipazia in simbolo universale della difesa della conoscenza, della tolleranza e dell’indipendenza intellettuale.

Ipazia da Alessandria

L’8 marzo ricorre la morte di Ipazia Alessandrina, scienziata e filosofa. Sappiamo che morì a marzo, ma siccome se ne ignora la data esatta, si è deciso di fissarla all’8 del mese, in occasione della Giornata Mondiale della Donna.

A lei si devono invenzioni come il planetario e varie teorie scientifiche, ma viene ricordata soprattutto per essere stata la prima martire pagana*, poiché crudelmente uccisa nel 415 d.C., letteralmente scorticata viva e fatta a pezzi con l’uso di cocci rotti, da un manipolo di fanatici cristiani che non sopportavano l’idea di una donna sapiente e addirittura scienziata.

Ma è anche definita una martire del libero pensiero, perché, prendendo le parti del prefetto Oreste contro le idee estremiste del vescovo Cirillo, si inimicò anche una parte politica della città. Al culmine delle diatribe tra Oreste e Cirillo, vennero messe in giro gravi maldicenze su Ipazia: era una strega, ingannava le persone, aveva sedotto il prefetto, ecc…

Dopo aver bruciato il cadavere di Ipazia, molti fedeli acclamarono Cirirllo per aver distrutto l’idolatria ad Alessandria. Il che fa supporre che la morte di Ipazia abbia avuto un mandante ben preciso.
Tuttavia, 70 anni dopo la morte di Ipazia, il filosofo Damascio racconta che il ricordo di Ipazia era ancora «vivo e denso di affetto» nel cuore degli alessandrini.
Al contrario, Cirillo viene ricordato ancora oggi per il suo disprezzo verso la bellezza, la cultura e la tolleranza.

La storia di Ipazia ci insegna che il ricordo che i posteri avranno di noi, non è tanto nelle nostre parole, quanto nelle nostre azioni. Cerchiamo allora di agire in modo retto e consapevole, possibilmente guidati dal Sapere.

Oggi, per onorare questa magnifica donna, bruciamo alloro in suo onore.

Nota
*definita pagana dai cristiani in quanto non cristiana.

Geo

Ipazia nacque ad Alessandria d’Egitto, uno dei più importanti centri culturali del mondo antico, dove il padre Teone era matematico e astronomo. Cresciuta in un ambiente dedicato allo studio, divenne presto una delle menti più brillanti della scuola neoplatonica alessandrina. La sua attività di insegnamento attirò studenti da diverse regioni dell’Impero romano, rendendo Alessandria un luogo di incontro tra filosofia, matematica e astronomia. Ancora oggi la sua figura è ricordata come uno dei simboli più forti della libertà del sapere e della dignità del pensiero scientifico.

Cristina Saracano

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