Dalla mia pagina FB: “Il Libro”

Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole……

E si mossero gli uomini e si mossero per trovare terre feconde e capitarono in terra di Sinai e vi si stabilirono…….

E un turbinio di migranti e migratori, senza terra e senza amori, senza aiuti e comprensione, e si incamminarono con la volontà di costruire nel nuovo, del nuovo e con il nuovo, e vennero in tanti e tanti o tutti o ancora altri impararono a cuocere mattoni, a fare costruzioni, stabili rifugi, a costruire società in nuove sconosciute, a integrarsi gli uni a gli altri e con la parola uguale e con la forza di farsi capire, e vennero turbe di uomini in terre a loro sconosciute e posero pietre su pietre e il volere era d’avere più protezione, e di conoscere chi li aveva fatti incamminare, emigrare, camminare senza fine e senza tempo, e costruirono la speranza di raggiungere la Sapienza per avere la certezza di un domani che non avevano, del mondo strano che un temporale fa diventare diluvio, che un’affronto fa diventare assassinio, che del fratello non ci si può fidare, che di uno uguale a loro è pure pericoloso, e che bisogna emigrare per ritrovare fame, dolore e disinteresse, emarginazione e allora forse insieme, mattone su mattone, oggi con domani e con un ieri e così a seguitare, per costruire una fortezza che ci possa accomunare, che ci possa solidificare…..

Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo e disse…….

e se davvero la Sapienza disse quello che disse, se davvero fu cosa ingrata sapere di questi uomini che si comprendessero e fossero arrivati davvero a fare quello che volevano fare, allora disse che bisognava fermare perchè, avrebbero davvero raggiunto quello che volevano fare e sarebbe stato…..un pericolo?, un affronto? Un cambio di poltrona?, un seggiolone abbattuto?, un potere non più assoluto?

E il Signore disse:
“ Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perchè non comprendessero più l’uno la lingua dell’altro” E il Signore li disperse in quella terra che si chiamò Babele, perchè il signore confuse la lingua di tutta la terra e di là li disperse su tutta la terra.

L’ennesimo diluvio umano, e si contorsero le menti e le faccende, le discussioni e gli amori, e si contorsero in una perenne differenziazione , si contorsero le razze e i colori, si conobbero, come un Adamo e Eva, i nudi corpi di parole, muti con suoni diversi in diversi toni e classificazioni, e tutto fu cosa buona e giusta perchè la Sapienza non aveva più da temere in questa confusione che si protrasse in un infinito e mai si ritrovasse, e la Sapienza aveva colto nella debolezza come se questa fosse la loro forza, e fu cosa buona e giusta creare questa differenza, questa marcata non conoscenza gli uni su gli altri, perchè la parola vale più di una cosa scritta o fatta e la parola non vada sentita o conosciuta, si gridi aiuto in diverso tono e sillabato in lettere sconosciute , così da non poterlo donare o farlo ancora più gridare, e fu cosa buona e giusta della Sapienza a proteggersi da l’essere scoperta e conosciuta tale. 
E la torre si sgretolò con lettere e parole, simboli e disegni, tracce di scritture e miniature, diverse, sconosciute e lontane dal sapere, e la torre si sgretolò nel tempo e negli eventi dei tempi e delle storie e sempre visse la Babele tra gli uomini che non comprendessero soprattutto del saper offrire il bene e confonderlo con un giusto male mascherato da bene truccato, e tanto le parole erano quelle che si volevano capire e non quelle che si dicevano, tanto non erano comprese e Babele ebbe il sopravvento e la Sapienza dette la sua benedizione, nel tempo e negli eventi dei tempi e delle storie.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Libro delle ore – Bedford Hours – folio 17v – La torre di Babele (secolo XV)