ODE A PARTHENOPE

1)

Laggiù interminabili favelle
sotto i pini maestosi
il mediterraneo soffia da ponente

eco di sirene,
scuote l’onda partenope,
così ridente a Napoli
il mio cuor s’erge,

dalle finestre antiche,
“dai nobili veroni”
librar un canto!
(vibrar un canto).

L’armi prestò Ferdinando,
al lieto colle,
di Spagna corona partenope,
”brillar d’allori!”

L’arpa risuona il canto,
al dolce meriggio in fiore,
luce dei miei campi flegrei
mi vien’ d’immenso!!
terre feconde e vergini,
a salubre natura;

di San Giovanni,
“solitario all’eremo”
sentori di ginestre
il mar solleva.

Dalla pineta antica
”il primo amore”
di gioventù leggiadra,
mi giunge quell’ardore.

Giallo d’ocre il chiosco,
a San Gennaro lode!
a Dio le preci, eureca vittoria.

2)

Sangue Aragonese,
le flotte antiche veleggiano
nel nome del Signore!
di Carlo Quinto l’elmo s’eleva,
”il capitan di Cristo,
tanto spera”;

Mormora la felce
in quel dorato sogno,
”l’impronta maestra domina”,
l’imperator del mondo!

In quel sacro soglio
gli occhi d ‘Altavilla,
a l’universo vanno ;
”fuma quel Vesuvio in lento canto!”

Scavo la terra dolce
in Piedigrotta inerme,
sorrisi di Virgilio
vanno a schiere.

Torre e simulacri,
all’ardente fuoco;
del Virgiliano ingegno,
di quell’amor profondo!

Serate primaverili,
e seni ribollenti
cuore di Parthenope
accende i pretendenti

.

L’ESSENCE DE LA VIE

Soffio di ponente
e
istanti d ‘Oceano

furon
”Eternità d’Amore”
adagiato sull’anca del mare
a mezzogiorno
mi colmai di giovinezza!

ORIENTE

Volsi gli sguardi
dissipati tra la nebbia,
soffusa d’ oriente;
dove mistico
parve un canto
oh! inobliabili terre!
Mite è il silenzio
in questa sinfonia di colori ,
rivestita di splendori d’oriente!
“Danzano”
lungimiranti Vergini
nelle maestose selve;
d’ocre deserto
fuoco e sale
cosparso tra le bianche belve .
Mi abbevero alla fonte
e mi rivestii d’un sogno
d’oro di Persia non cedo
il mio sacro soglio,
nudo… mi sciolsi di marea
contemplando,
cosparso
da quell’eterno volto.

VIVI

Soffio d’indifferenza
gioia eterna o vana gloria,
semplicemente contempla
l’essere …
la monade,
struttura della vita
fonte del pensiero!
(Unus in Pluribus)

ESSERE

Dolci parole non prive
di senso sospiravi,
tra luci
quel divino amore
nell’aere
d’oceano di grazie,
tu
mesta scintillante
venivi da zefiro,
alla sera.
Tramonti
le fresche cascate
inobliabili membra ove rifocillavi
ascolto il taburo del vento
il marciar della sera
di quel tempo
la natura riviene
singulti e vergini sorridevan mute
all’aureo canto,
che si protendeva al far della sera.

In gambe eleganti al trotar,
cavalli e zoccoli
d’ Asia mi presi al smisurato confine;

le perle tue,
le labbra il fuoco divora
e il sol sorridente; sale di zolfo
dalle terre aride,
risale
smisurato confine,
frontiere della mia giovinezza!

NUDA

Nuda,
dorata come la felce;
il dì stesso
che ti fece Donna!

Massimo Del ZioTutti i diritti riservati all’autore
Pubblicato anche su VERSO – spazio letterario indipendente:

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