“Oltre” di Giovanni Mattia
Ho sempre immaginato la gente di fronte al mare, viaggiare e abbracciare le terre invisibili dall’altra parte, da qualche parte sfumate dalla foschia.
Ho sempre immaginato un uomo a Calais che guarda la Manica e sogna di attraversarla camminando. Immagino quell’uomo pensare “perché non posso passeggiare senza essere travolto dalle acque gelide dello stretto?”
Ho sempre immaginato un altro uomo di fronte, a Dover, pensare che fosse facile sussurrare parole in francese e farsi sentire da qualcuno che si nascondesse tra i mari in sussulto, entusiasti di dialogare in lingue diverse.
Ho sempre pensato alla parola Oltreoceano e tutti quegli uomini poveri e sognatori pronti a salpare pensare che poi quel posto non fosse così lontano. Oltre l’oceano, chissà cos’era l’oceano per chi guardava da Matosinhos o Finisterrae, da Santander o San Sebastian.
Ho sempre sorriso a immaginare un siciliano di fronte al mare. Un siciliano abituato a sentir parlare d’Africa. “Voi siete africani, l’Africa si avvicina di anno in anno”.
Ho sempre immaginato una possibilità di un abbraccio sincero, nel ritrovarsi fra placche, un africano e un siciliano, un’africana e un’italiana, latitudini non così lontane, anime così vicine.
Ho sempre immaginato un islandese guardare il buio di fronte e quel mare blu inchiostro diventare nero come la pece. Chissà se avrà pensato alla pace interiore o all’oscurità intorno. Chilometri di nulla.
Ho sempre immaginato oltre ogni colle, monte e pianura sconfinata la possibilità, anche a migliaia di chilometri, di un mare, il mare che ognuno di noi ha dentro e che esce fuori ogni giorno sotto forma di sudore, di sete, di fame, di voglia di andare oltre.
Ho sempre immaginato un uomo al capo di Buona Speranza. Che bel nome, che bel titolo e quanti navigatori passati da casa sua. L’ho immaginato scorgere un orizzonte che finisce ai confini della Terra e chissà un tempo, quando la Terra era per tutti piatta, pensare che tutto fosse finito, che non c’era via di scampo.
Forse per questo non siamo mai contenti, forse per questo che cerchiamo sempre qualcosa anche se vicino abbiamo tanto, tantissimo. Anzi più abbiamo e meno ci fermiamo, più accumuliamo e meno ci sentiamo ricchi.
Forse per questo che ci sentiamo vicini anche quando siamo lontani. Il mare dentro, l’acqua che sgorga al ritmo di battiti cardiaci accelerati e che ci fa cercare connessioni che aiutano a salvare la nostra anima, il nostro blues…