Venezia, una città che… VBRA

Venezia, una città che… VBRA

Intervista di Marco Palombi a Francesca e Paolo de Paoli, fratelli di 24 e 21 anni, fondatori di VBRA.

(courtesy of Emma Dalla Benetta)

All’indomani del VBRA Venezia Fashion Show – Young Designers In & Out (2a Edizione), svoltosi sabato 31 maggio 2025 dalle 17:30 alle 21:00 tra il Giardino Gradenigo e le calli della zona Fondamenta Rio Marin a Venezia, ho voluto incontrare i due giovani fondatori di questa realtà imprenditoriale che sta risvegliando Venezia dal torpore e conquistando il pubblico italiano e internazionale, grazie a un format che trasforma la città in un palcoscenico globale per la creatività, la moda e il coraggio di osare.

Qui, dove molti vedono solo passato, loro hanno scelto di scrivere il futuro. Sentiamo come dalle loro parole.

Come e quando è nata l’idea di VBRA Venezia? Quali sono state le vostre motivazioni personali e professionali per lanciare questo progetto?

VBRA è nata ad aprile 2024, quasi per scommessa: il primo evento è stata una festa alla Compagnia della Vela, a San Giorgio, dove abbiamo voluto far capire che dietro non c’era solo voglia di divertirsi, ma un progetto vero e proprio. Ci siamo messi in gioco per vedere se eravamo capaci di organizzare qualcosa di importante. Da sempre sentiamo dire che Venezia è una città che sta morendo, che non c’è niente da fare: a noi questa cosa non va giù. Vogliamo aiutare Venezia a tornare viva, a essere di nuovo un posto dove succede qualcosa di interessante, soprattutto per chi, come noi, ci vive e ci crede.

Siamo appassionati di arte e moda, e crediamo che la cultura debba essere il cuore pulsante della città. Tra tutti i settori, la moda ci sembrava il più aperto, il più “scoperto” a Venezia: a parte lo IUAV non c’è niente di davvero strutturato. Mancava un evento che potesse farla risplendere anche sotto questo punto di vista. Finora abbiamo organizzato mostre, eventi diversi, feste, sempre mettendo al centro la nostra community di creativi, che è ampia e varia: designer, architetti, artisti, chi si occupa di interior, tanti giovani pieni di idee. Ma fare tanti piccoli eventi sparsi non basta: volevamo qualcosa di più grande, che avesse il potenziale per diventare un appuntamento fisso, capace di mettere la moda al centro ma aprendola alla musica, all’arte, a tutto quello che muove davvero le persone.

Oggi il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo posizionarci sempre di più nel mondo della moda, facendola dialogare con tutte le altre forme di espressione artistica che fanno parte del nostro universo. Crediamo che la moda sia uno dei modi migliori per unire energie, idee e talenti diversi, e per questo la mettiamo al centro, ma sempre in connessione con arte, musica, design e tutto ciò che fa davvero “vibrare” Venezia.

(courtesy of Maria Pia Fuoglio)

La mission di VBRA è molto chiara: dare voce e visibilità ai giovani creativi emergenti. In che modo ritenete che la vostra iniziativa contribuisca a rendere Venezia una città nuovamente vibrante e attrattiva per le nuove generazioni?

Vediamo VBRA come un vero e proprio hub creativo a Venezia, un punto di ritrovo per designer, artisti, creativi di ogni tipo, un posto dove le nuove idee possono incontrarsi e crescere. Venezia, per noi, è già di suo un palcoscenico a cielo aperto: vogliamo che chi arriva qui si senta parte di qualcosa di unico. L’evento di quest’anno è stato pensato proprio per essere un inizio, un format che speriamo possa diventare stabile e coinvolgere ancora più realtà, anche grazie alla collaborazione con istituzioni veneziane che condividano la nostra visione. E ci stiamo già muovendo in questa direzione.

Il vostro format unisce moda, arte e spazio pubblico, trasformando le calli veneziane in una passerella urbana. Da dove nasce questa scelta? Cosa significa, per voi, portare la creatività contemporanea a contatto diretto con i cittadini e i visitatori?

Portare la moda e l’arte per strada non è stata solo una scelta istintiva, dettata dall’entusiasmo, ma anche una decisione ragionata: volevamo che il nostro evento fosse davvero parte della città, vissuto da chiunque passasse di lì, un’esperienza che si potesse respirare nelle calli, tra residenti e visitatori. Che la città sentisse che Venezia è anche altro, non solo quello che tutti si aspettano. Far sfilare i modelli per le calli significa coinvolgere tutti: residenti, turisti, chiunque passi di lì. È come se per un giorno Venezia fosse una città che vibra di creatività in ogni angolo, e questa energia la sentono tutti, non solo chi viene invitato all’evento.

(courtesy of Emma Dalla Benetta)

La seconda edizione di VBRA Venezia Fashion Show ha coinvolto nove giovani designer selezionati da prestigiose scuole europee. Quali criteri avete utilizzato per la selezione e che cosa vi ha colpito maggiormente delle loro collezioni?

I designer e i modelli li abbiamo scelti soprattutto all’interno della nostra community, perché per noi è fondamentale valorizzare le diversità, sia nelle persone sia nelle idee. Volevamo davvero dare spazio a chi ha visioni, stili e background differenti, per rappresentare tutte le sfumature possibili della creatività contemporanea, sia nelle idee sia nei corpi che la indossano. Volevamo designer diversi, con storie diverse, approcci diversi, qualcuno più classico e qualcuno super innovativo. Non ci interessava solo l’estetica, ma il messaggio: ogni collezione doveva raccontare qualcosa, lanciare una provocazione, far riflettere. E questa ricchezza l’abbiamo vista, eccome, nelle capsule collection di quest’anno.

L’evento di Venezia si è aperto con una performance musicale dal vivo e si è concluso con un’esposizione aperta al pubblico. Quanto è importante per voi la contaminazione fra linguaggi artistici e la dimensione comunitaria degli eventi che organizzate?

Per noi la contaminazione tra arti è fondamentale. La creatività vera non si esprime mai in un solo modo: nasce proprio dall’incontro di mondi diversi. Quest’anno, ad esempio, una collezione nasce proprio dall’incontro tra mondi diversi: come quella creata insieme da Anja Matičič (designer) e Alma Lovrenčič (artista), che hanno unito linguaggi e visioni per dar vita a qualcosa di unico.

I numeri ci danno ragione: oltre alle 240 persone invitate, 36.700 hanno visto i nostri contenuti, e più di 10.000 hanno interagito online. E le centinaia di interviste dopo l’evento ci hanno confermato che il messaggio è arrivato a tantissimi, nell’ordine delle decine di migliaia tra persone che hanno assistito e chi ne ha sentito parlare, grazie alla forza della nostra community.

In che modo VBRA si distingue dagli altri eventi di moda e arte che si svolgono a livello nazionale o internazionale? Qual è il vostro valore aggiunto?

L’energia che si respira a VBRA è unica: tantissimi volontari, fotografi, modelli che vogliono partecipare anche solo per esserci. Siamo indipendenti, non abbiamo legami con grandi gruppi, ci muoviamo da soli e per questo possiamo permetterci di essere freschi, sperimentali, di rischiare. Una cosa che ci ha colpito molto è stata la risposta di chi ha scelto di collaborare con noi: per questa edizione abbiamo avuto il sostegno di sponsor come Bellini Canella e MAARMO, e la collaborazione di partner come Cold Magazine, Craft ‘n’ Co B Community e Sospiri Botaniche Veneziane. Sapere che realtà affermate e innovative credono nel nostro progetto ci dà la forza di andare avanti e di puntare ancora più in alto.

Parliamo di futuro: quali sono i prossimi passi per VBRA Venezia? Avete già in mente nuovi format, collaborazioni o progetti per coinvolgere ulteriormente il tessuto creativo locale e internazionale?

Il prossimo obiettivo è crescere ancora: far diventare l’evento qualcosa di più strutturato, magari su più giorni, e lanciare delle collaborazioni “produttive” con i creativi della nostra community. Vorremmo arrivare a proporre sul mercato prodotti creati insieme ai designer, fare di VBRA una specie di galleria-laboratorio, un’accademia informale dove le idee diventano realtà, entro il 2026. E ovviamente lavorare di più sul sito internet, così da rendere disponibili i pezzi unici nati da queste collaborazioni. Certo, il tempo non è mai abbastanza, tra università e tutto il resto, ma siamo abituati a lavorare sodo.

un momento del backstage

Come risponde la città di Venezia – e più in generale il pubblico italiano e internazionale – agli stimoli che proponete? Avete notato cambiamenti nella percezione della città e nella partecipazione attiva ai vostri eventi?

La risposta della città di Venezia, così come del pubblico italiano e internazionale, è stata davvero sorprendente e ha dato a tutti noi una carica enorme! Quello che ci rende più felici è vedere che a parlare di VBRA non sono solo i giovani, ma anche gli adulti, i residenti come i turisti. A Venezia il passaparola funziona alla grande: basta che succeda qualcosa di nuovo, che abbia energia positiva, e subito la voce si sparge ovunque. Stavolta, tra le persone presenti, c’erano ragazzi e ragazze, ma anche tanti adulti e persone di ogni età, praticamente a metà. Questa varietà ci dimostra che la creatività non ha confini e non riguarda solo una “nicchia”, ma può coinvolgere tutti: chi abita la città, chi la visita anche solo per un giorno, chi viene da lontano e chi la vive ogni giorno. Siamo convinti che la creatività sia un linguaggio universale, capace di unire generazioni, storie e provenienze diverse. E questa partecipazione così trasversale, aperta e autentica è la conferma che siamo sulla strada giusta.

VBRA è una realtà giovane, nata nell’aprile 2024, ma sembra già avere un’identità molto chiara e un seguito crescente. Quali sono le difficoltà che avete incontrato nella costruzione della vostra community e come le avete superate?

Essere giovani è un’arma a doppio taglio: da una parte ricevi tanto aiuto, dall’altra non sempre vieni preso sul serio. Se c’è una lezione che abbiamo imparato è che la credibilità non arriva da sola: te la costruisci giorno per giorno, con il lavoro concreto, portando a termine quello che prometti. È così che ci stiamo facendo strada, passo dopo passo, evento dopo evento.

Se doveste sintetizzare in una frase il messaggio che volete lanciare con VBRA, quale sarebbe?

Be creative.


https://www.vbravenezia.com/


Si ringraziano i designer che hanno partecipato a quest’edizione

  • Adele Domini / Object
  • Aisy Nix / Rural frequency
  • Alara Rose / 3 words
  • Anja Maticie & Alma Lovrencie / Take me to the moon
  • Carlo Bonato – Salt / Sana euforia e deformazione
  • Cristian Rocco Rizzo / Welcome homme
  • Gabriele Guidetti / Il bianco mi fa male agli occhi
  • Linda Moro – Natural phenomena / Ecumene
  • Matteo Gagliano – Vox Media / Circadian rhythm

e, naturalmente, il Team
Isabella Vedove, Isabella Sofia Palombi, Margherita Serafini, Margherita Doglioni, Sebastiano Morandi, Chiara Busetto, Clare Chiusano, Augusto Lelli

Foto di copertina: courtesy of Iolanda Diletta Formenton

Marco Palombi

economista, appartenente alla scuola economica liberale francese, specializzato in economia di guerra e negoziazioni complesse, e' giudice della Corte Internazionale di Mediazione ed Arbitraggio di Ginevra, ed un senior top manager e consulente strategico e politico, con una esperienza sviluppata in 30 anni di attività in quattro continenti, sia nel settore istituzionale (affari internazionali, finanza, difesa) che nel settore privato.

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