Quando la poesia non è solo parola ma anche spazio da riempire. Intervista a Marcella Boccia.

Quando la poesia non è solo parola ma anche spazio da riempire. Intervista a Marcella Boccia.

Poetessa di origini campane, Marcella Boccia è una personalità molto interessante sul piano culturale e poetico. Nata nel gennaio del 1974, fin da bambina trova nella scrittura poetica il suo linguaggio naturale, capace di dare forma a emozioni, intuizioni e visioni interiori. Con il passare degli anni, la poesia diventa per lei una vocazione irrinunciabile, che la accompagna in ogni fase della vita. Scopriamo insieme il suo percorso.

Benvenuta tra noi, Marcella, la tua formazione è poliedrica: hai studiato all’estero, in India. Ci racconti il tuo percorso e in che modo ha influenzato la tua poetica?

«Grazie di cuore. L’India è stata una ferita e una rivelazione insieme. Ho studiato filosofia e letteratura orientale, ma più di ogni libro mi ha insegnato il silenzio. Là ho imparato che la poesia non è solo parola, ma anche vuoto, spazio che accoglie. È un gesto di resa. Il mio modo di scrivere si è nutrito di quella dimensione contemplativa: la poesia, per me, è una forma di meditazione viscerale. La meditazione mi ha insegnato a raggiungere me stessa quando mi trovo sul bordo della mia personalità, in quel luogo fragile e verissimo dove le maschere cadono. È la stessa pratica interiore da cui oggi gli psicologi hanno tratto ispirazione per la mindfulness, ma per me resta un’esperienza poetica prima ancora che terapeutica: un ritorno al centro, al respiro, alla voce profonda che abita in ognuno di noi.»

Hai pubblicato oltre 50 raccolte di poesia. Quale tra queste ti è rimasta nel cuore, che descrive maggiormente la tua persona?

«Ogni raccolta è una pelle che ho cambiato, ma se dovessi sceglierne una direi Luna piena delle fragole. È un libro che parla di cicli, di rinascite, di un femminile ferito ma ancora capace di fiorire. Lì c’è la mia parte più autentica: la donna che ha imparato ad amare anche le proprie ombre, e a riconoscere nella fragilità una forma di forza sacra.»

“D’AMORE E ALTRI NAUFRAGI” [Grace Edizioni; 2025] è l’antologia che esplora le infinite sfumature dell’amore e della sua perdita. Le poesie, dense di immagini evocative, raccontano amori vissuti e mai detti, incontri fugaci che lasciano segni indelebili, passioni travolgenti che si trasformano in cenere e nostalgie. Hai vissuto un amore come quello che racconti nei tuoi versi? Si può guarire dalla perdita di un amore importante, o esiste sempre qualcosa che rimane irrisolto?

«Sì, ho amato fino al disincanto. L’amore, quando è autentico, non finisce: muta forma, ma non muore. Ci attraversa e ci riscrive. Non credo si possa guarire del tutto da un grande amore, ma si può imparare a convivere con la sua assenza come con una cicatrice luminosa. La poesia nasce proprio da quella ferita che non si chiude mai: è il modo più umano che conosco per restare fedeli a ciò che abbiamo perduto.»

Hai progetti futuri, o altre pubblicazioni in vista?

«Sì, ho appena firmato il contratto con Grace Edizioni per la mia prossima silloge, Il mio cuore è un campo minato. È un libro intenso, che parla di vulnerabilità, desiderio e sopravvivenza. Avrà una copertina meravigliosa, capace di restituire tutta la forza visiva e simbolica dei versi che contiene. Non vedo l’ora di condividerlo con i lettori.»

Chi ti senti di ringraziare nel tuo percorso poetico e artistico?

«Ringrazio la mia solitudine, che è stata la mia più fedele maestra. Poi i miei lettori, che sanno ascoltare anche le parole taciute. E infine i poeti che mi hanno formata – Sylvia Plath, Yeats, Alda Merini – ma soprattutto la vita stessa, che con la sua crudeltà e la sua bellezza continua a dettarmi versi. E infine ringrazio la notte, perché è di notte che scrivo: quando il mondo tace, e la poesia finalmente parla.»

Chi desiderasse aggiungerti ai canali social, dove può farlo?

«Sono presente su Instagram come @marcellaboccia e su Facebook come marcellabocciafanpage. Amo il dialogo con chi legge: la poesia vive solo se trova un cuore disposto ad accoglierla. »

Angela Caputo

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