Florio Dal Cin: “Amore mio dove sei?” (Recensione di Carlo Molinari)
Ho avuto il piacere di incontrare l’amico e poeta veneto Florio Dal Cin (mio conterraneo) che ha desiderato donarmi la sua ultima silloge, dal titolo: “Amore mio dove sei?” (stampato dalla Tipografia della Coop. Soc. Solidarietà di Treviso). Il libro si presenta molto bene: elegante, curato in ogni minimo dettaglio, con un’aurora boreale in copertina semirigida (foto di Lino Bianchin), dai toni appacificanti e molto rasserenanti. Fanno da contorno alla copertina stessa due eleganti alette che evidenziano, la prima, l’introduzione della poetessa Carla Povellato (Presidente del circolo “Amissi de la Poesia, El Sil, di Treviso) e, la seconda, la biografia del poeta coneglianese, ma di origine friulana (per la precisione della cittadina di Caneva, in provincia di Pordenone). Numerose sono le fotografie sia paesaggistiche sia artistiche che impreziosiscono di molto la silloge stessa (scatti fotografici di Daniela Loschi), silloge suddivisa in due parti: la prima è rivolta al mondo degli affetti familiari, ma non solo: la poetica di Florio Dal Cin si estende ampiamente ai ricordi d’infanzia, al paesaggio presente e passato e all’Amore stesso; la seconda è più introspettiva, un guardarsi “dentro”, un’apertura generosa verso sé e, al tempo stesso, verso il Lettore che si trova a leggere i suoi versi poetici, degni di grande attenzione e di pregio umano.
La prima domanda, forse più che naturale, che ho posto al poeta Dal Cin è relativa al titolo della sua ultima silloge (la settima, per la precisione): “Florio, “Amore mio” in che senso?”. Il mio conterraneo, poeta ben conosciuto a livello nazionale e non solo, mi ha risposto proprio con quello che avrei desiderato sentire: “Amore, inteso a 360 gradi. Mi spiego meglio – prosegue Florio Dal Cin-: quando incontro un amico o un’amica, cerco di pormi in un’ottica di ascolto d’amore. Quando preparo una cena per i miei amici cerco di farlo con amore. Quando do da bere alle mie piante, cerco di farlo con amore. Quando osservo la bellezza della Natura, cerco di farlo con amore”. Questa, una spiegazione universale, che sposa il concetto d’Amore che la maggior parte di noi nutre al centro della propria anima. Mi sono, quindi, subito addentrato tra i versi del poeta veneto per carpire l’essenza di questa sua ultima silloge (“Amore mio dove sei?”) e queste che seguono sono alcune semplici riflessioni che scrivo a caldo, appena terminato di leggere questa raccolta poetica che, sicuramente, vale la pena di pubblicizzare e promuovere, non solo attraverso i Social Network.
Piccoli pensieri relativi alla prima parte della silloge “Amore mio dove sei?”: Florio Dal Cin utilizza un linguaggio comprensibile a tutti, non solo a pochi eletti, amanti della Regina delle Arti. Il suo poetare, non scevro di finezze lessicali e artistiche, fluttua in modo schietto, genuino, lineare, soprattutto autentico, che non mente e non può mentire a sé stesso. Le sue poesie, tra l’altro, sono offerte al Lettore sia in lingua italiana, veneta, inglese, francese e spagnola: non tutte, ma forse quelle più incisive sì. Una grande aggiunta di valore alla silloge stessa.
A pag. 9 il poeta veneto apre con una domanda millenaria rivolta proprio alla Poesia: “Cos’è questa cosa/che mi attrae,/mi strega,/mi prende intensamente/con forza misteriosa,/cos’è questa necessità impellente di creare?” (…) “Entro nel mio regno,/dove amore e poesia/sono ancora valori sacri della vita”. (“La Poesia”, pag. 9). La raccolta in esame non manca di affrontare anche tematiche di ordine sociale: “Vorrei avere un paio d’ali/per fuggire da questo mondo/dove i bambini muoiono di freddo,/di sete, di fame,/mutilati da una bomba./Le donne/rese schiave, seviziate,/promesse ancora bambine in spose,/merce di scambio,/incarcerate/solo per non indossare il velo” (“Vorrei”, pag. 19). Grande apertura alla Speranza: “Vorrei che le mie righe/fossero musica che incanta/e fossero lette con il sorriso” (“Temporale in arrivo”, pag. 21). Il poeta si apre anche ad un’altra domanda esistenziale, relativa all’amore: “Ho avuto/tutta la vita per amare,/non ne ho abusato” (…) “Perché non mi sono accorto prima/di quanto avrei potuto/amare di più?” (Solo amore”, pag. 22).
A pag. 33 Florio Dal Cin si rivolge appassionatamente e con estremo rispetto anche alla Vita: “Non finirò mai di ringraziarti/per tutti questi anni/vissuti intensamente” (“Vita”); numerose, in questa prima parte della silloge, le poesie dedicate a Ginevra, nipote molto amata dal poeta e accompagnata con grande affetto nel suo crescere: “Sotto il ponte di San Martino/il Monticano correva lento/in un angolo di Conegliano./Portavo Ginevra,/molto piccola,/a gettare il pane alle anatre” (…) “Finito il pane, finiva la festa,/si tornava a casa contenti/e si giocava a qualcos’altro” (Due ore con Ginevra”, pag. 50). Alla fine della prima parte, il poeta Florio Dal Cin si rivolge ancora alla Poesia con un’accorata sofferenza e speranza al tempo stesso: “Se avessi il dono di conoscere/l’attimo in cui, il mio cuore/produrrà l’ultima poesia,/darò immagine al mio dolore” (…) “e libererò il mio cuore,/alla vita,/che è luce, anima…/….amore” (“L’ultima poesia”, pag. 58).
Seguono altri piccoli pensieri relativi alla seconda parte dell’ultima raccolta poetica dell’amico e poeta Florio Dal Cin, “Amore mio dove sei?”: in questa sezione della silloge il poeta veneto si apre al mondo dell’affettività, intesa sia come vissuto sia come nostalgia, malinconia, dolore e ricordi più vivi che mai (forse anche in ricordo della moglie Anna Maria, recentemente scomparsa?). Qui, oserei dire, troviamo la parte più “bruciante” dell’intera raccolta “Amore mio dove sei?”, proprio perché la poesia tocca alte vette di spiritualità e umanità. Nulla passa inosservato. Come nella prima parte della silloge, naturalmente: ma la seconda parte è quella che più ha “percosso” dolcemente la mia anima, senza, ripeto, nulla di nulla togliere alla prima parte della raccolta, colma di Bellezza e Arte allo stato puro.
“Continuavi a volere/nella tua vita/una persona che mai/ti ha voluto nella sua./È come scrivere/una poesia senza fine./È come donare/centinaia di stelle/e non sono bastate,/perché lei voleva la luna” (“Abbracciati senza amore”, pag. 66). Ancora: “Spesso/mi pare che s’apra l’uscio./No, non può essere./La tua anima/è silenziosa./Quante volte/sarà venuta/a darmi/una leggera carezza,/un bacio sulla fronte./Forse…/Io ho solo sognato” (“Spesso”, pag. 68). “Solitario/mi avvio verso casa,/la solitudine/un nemico da affrontare,/combattere, sconfiggere,/non condividere” (“Solitudine”, pag. 69). Le alterne e variegate fasi della vita si fanno sentire in modo crudele, a volte, e in alcune poesie in particolare, il poeta tocca, quasi un sussurro, queste tematiche. Pennellate brevi ma graffianti: “Ho sprecato/parte della mia vita/nel rincorrere/quello che già potevo avere./Non voglio/ascoltare i tuoi sospiri,/non voglio/le tue carezze,/non voglio/i tuoi baci pieni di passione,/voglio/seguire solo il mio cuore” (“Non voglio”, pag. 70). “Non ho voglia di vivere,/ho il cuore spezzato,/il fisico a brandelli” (“Tristezza”, pag, 71).
Florio Dal Cin prosegue nel filone dell’amore e del ricordo (il ricordo, quello che fa tremendamente male: ma la poesia aiuta a condividere anche lo smarrimento con altre anime disposte all’ascolto e a prendere per mano un amico, anche a distanza): “Ogni onda/è la tua voce che mi parla,/che mi scalda il cuore,/e ogni soffio di vento/la tua mano che mi accarezza,/come una poesia,/e cammino, cammino…” (“Al mare”, pag. 81). “Vita, quanto veloce sei trascorsa!/Sono desolato/di non trovare nuove mete/che diano pace al cuore./Ho una pazza voglia di vivere,/regalami un altro sogno/in questa triste terra” (“Oh vita!”, pag. 87). “Il mio pianto/è di lacrime asciutte,/per non bagnare il cuscino/condiviso per anni” (“Il mio pianto”, pag. 91). La silloge “Amore mio dove sei?”, quasi verso il suo finale, contiene anche una lirica densa di dolore e di rimpianti dell’anima che non lascia indifferenti, come nessuna delle poesie contenute in questa settima raccolta di versi poetici del poeta Florio Dal Cin: “Non voglio/più fare la guerra,/io voglio restare/tra le tue braccia,/con il volto/appoggiato sul tuo seno./E se domani/dovessero estrarmi l’anima/da questo stanco corpo,/avrei un solo dolore:/di non poterti più amare.” (“E se domani”, pag. 96).
Come ben si evince da tutta questa carrellata di versi lirici molto pregnanti, che colpiscono a fondo chi legge, il poeta Florio Dal Cin nel suo ultimo lavoro letterario ha affrontato molte tematiche, soprattutto, come si diceva in apertura, il tema millenario e mai desueto dell’Amore, quello a 360 gradi: e lo ha fatto egregiamente, senza falsi pudori o nascondimenti. Lineare, autentico, schietto, onesto con sé stesso e con chi legge: non c’è che da elevare un meritatissimo plauso a tutto questo divenire dell’anima, spesso molto sofferto.
Viene in me spontaneo concludere questo excursus con il riferimento a due liriche del grande poeta iberico Federico García Lorca: “Ci sono anime/sulle quali viene voglia di affacciarsi/come ad una finestra piena di sole” (“Anime”), e ancora, tratta da “Come son pesanti i giorni”: “Come son pesanti i giorni,/a nessun fuoco posso riscaldarmi,/non mi ride ormai nessun sole,/tutto è vuoto,/tutto è freddo e senza pietà,/e anche le care e limpide stelle/mi guardano senza conforto,/da quando ho appreso nel mio cuore/che anche l’amore può morire”.
Infine, serve una doverosa precisazione: in Florio Dal Cin l’amore non può morire, anche se pugnalato, anche se doloroso, anche se la vita ci ha ricoperti di villanie e malesorti. La positività del poeta veneto lo fa trascendere da tutto questo nichilismo: in Florio Dal Cin non può che esserci Amore, anche se il ricordo pesa più di un macigno. Perché il poeta veneto, come tanti di noi, conosce e sa bene quanto sia essenziale l’amore. Alla fine della nostra vita non ci verrà chiesto quanto abbiamo accumulato o quanti soldi abbiamo in banca, ma solo una e fondamentale domanda: “Quanto hai amato nella tua vita?”, e il nostro Poeta lo sa più che bene.
Carlo Molinari, Conegliano (TV)
21/11/2025
P.S. Se desiderate leggere la silloge “Amore mio dove sei?” di Florio Dal Cin potete contattarlo via Messenger (Facebook), oppure potete anche rivolgervi al sottoscritto, che vi metterà in contatto con il poeta veneto. Grazie.
Florio Dal Cin: “Amore mio dove sei?”

Florio Dal Cin
