CUANDO TODO TERMINA PIPPO BUNORROTRI DI GIUSEPPINA DE BIASE.
E’ questa una poesia che esplora con profondità e malinconia il tema universale del primo amore perduto e il suo lento, doloroso, ma necessario processo di trasformazione in oblio.
Il Poeta ci guida attraverso un viaggio temporale, scandito dalle stagioni della vita e della natura, dall’ossessione del ricordo fino alla quiete dell’indifferenza.
Il componimento si struttura in tre momenti distinti che delineano l’evoluzione del sentimento.
Nella prima parte l’ossessione del ricordo di un amore passato che lo perseguita con il suo delirio, come un’anima persa.
Questa prima parte è un tributo alla forza del primo amore, capace di imprimere “cicatrici indelebili” nell’anima.
Nella seconda parte il distacco e il desiderio di silenzio dove tutto ciò che un tempo era vita pulsante è ora ridotto a “cenere bruciata”.
È la presa di coscienza del nostro Poeta che il passato deve rimanere nel passato affinché il presente possa esistere.
La terza parte l’oblio come liberazione e il Poeta utilizza potenti versi per descrivere la fine dell’amore. L’Autunno, la stagione del declino, delle “foglie caddero rugose”, che simboleggia la fine della vitalità del rapporto.
Le Rondini che volano via che rappresentano la migrazione dei sentimenti verso un “universo senza tempo”, lontano dal nido originario.
Il Vulcano spento che è l’immagine più potente, che trasforma la passione ardente “lava ardente” in un “tiepido desiderio” che scivola nel “lato oscuro della memoria”.
Il dolore e la tristezza vengono portati via dal “vento dell’abbandono e dell’amnesia”. La “cicatrice secca che non marcisce più” è l’immagine finale della guarigione: il dolore non è stato dimenticato, ma è stato superato, non ha più il potere di infettare o dominare il presente.
E’ questa una Poesia molto profonda, una meditazione sulla natura effimera dell’Amore giovanile che trova pace non nella conservazione ossessiva del ricordo, ma nella sua pacifica e definitiva dimenticanza.
CUANDO TODO TERMINA
Pippo Bunorrotri
Hubo un tiempo lejano
en el calendario de la existencia
que la memoria de un día
de aquel primer amor
me perseguía con su delirio,
como alma en pena;
aquellos gestos que cautivaban,
aquellos pasos medidos,
cuyos movimientos
su figura cimbraba
desnudando mi imaginación,
aquellas palabras precisas
con su costumbre de hablar
con el mismo tono y ritmo
con su sonrisa en los labios,
como quien tiene miedo a herir
dejando cicatrices prolongadas
con las palabras.
Ahora en este presente
de aquel pasado, lejano
solo quiero su silencio
no quiero sus intimidades
ni tampoco sus secretos
en mis silencios,
ni quiero el resplandor
de sus sonrisas
en la memoria.
el soslayo de su mirada
es ceniza quemada.
Aquel primer amor
se acabó aquel otoño
de miradas apagadas,
cuando las hojas caían arrugadas,
cuando las golondrinas volaban del nido
a un universo sin jamás,
cuando el volcán de fuego
que lo sostenía con su lava ardiente
se apagó con lágrimas y lamentos
dejando una tibia añoranza
que lenta se fue deslizando
hacia el lado oscuro de la memoria
donde el recuerdo pierde el nombre,
donde la penumbra no tiene sentido.
Así los instantes
de aquel primer amor
uno a uno se han quemado
con las sombras y los ecos
de nostalgias renacidas
en el tiempo perdido
de las horas inquietas
convirtiéndose en olvido
desvaneciéndose en el humo
de los rastrojos de sus cenizas,
yéndose con su dolor y pesar
en el viento del abandono y amnesia
dejando una cicatriz seca
que ya no supura.
Pippo Bunorrotri
QUANDO TUTTO FINISCE
Pippo Bunorrotri
C’è stato un tempo lontano
nel calendario dell’esistenza
in cui il ricordo di un giorno
di quel primo amore
mi perseguitava con il suo delirio,
come un’anima persa;
quei gesti accattivanti,
quei passi misurati,
i cui movimenti
la sua figura ondeggiava
svelando la mia immaginazione,
quelle parole precise
con la sua abitudine di parlare
con lo stesso tono e ritmo
con il suo sorriso sulle labbra,
come chi ha paura di ferire
lasciando cicatrici indelebili
con le parole.
Ora in questo presente
di quel lontano passato
voglio solo il suo silenzio
non voglio le sue intimità
né i suoi segreti
nei miei silenzi,
né voglio lo splendore
dei suoi sorrisi
nella mia memoria.
Il suo fugace sguardo
è cenere bruciata.
Quel primo amore
finì in quell’autunno
di sguardi sbiaditi,
quando le foglie caddero rugose,
quando le rondini volarono via dal nido
verso un universo senza tempo,
quando il vulcano ardente
che lo sosteneva con la sua lava ardente
si spense tra lacrime e lamenti
lasciando un tiepido desiderio
che lentamente scivolò via
verso il lato oscuro della memoria
Dove la memoria perde il suo nome,
dove il crepuscolo non ha significato.
Così gli attimi
di quel primo amore
uno a uno si sono consumati
con le ombre e gli echi
di una nostalgia rinata
nel tempo perduto
di ore inquiete
diventando oblio
svanendo nel fumo
dei resti delle sue ceneri,
andando con il suo dolore e la sua tristezza
sul vento dell’abbandono e dell’amnesia
lasciando una cicatrice secca
che non marcisce più.
Pippo Bunorrotri
