X Agosto (1891): Il Grido Eterno del Nido Spezzato. Recensione della poesia di Giovanni Pascoli
La poesia “X Agosto” contenuta nella prima edizione di Myricae (1891) è forse il testo più emblematico e straziante della poetica di Giovanni Pascoli. La lirica commemora l’anniversario della morte violenta del padre Ruggero ucciso con un colpo di fucile mentre tornava a casa il 10 agosto del 1867. Pascoli sceglie la notte di San Lorenzo tradizionalmente associata al pianto di stelle o lacrime divine come sfondo cosmico e simbolico per il suo dolore privato. La poesia è un atto di accusa e un lamento universale che trascende la tragedia personale per interrogarsi sul male e sul dolore presenti nel mondo. Il tono è intensamente elegiaco e drammatico scandito dall’invocazione al santo e dalla reiterazione ossessiva del perché di tanto male.

X Agosto Giovanni Pascoli San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla. Era, una rondine, tornava al suo nido:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini. Ora è là, come in croce, che tende
quel, becco, così, nel, silenzio:
la, rondine, padre, che, intende,
la, cena, così, da, non, essere. Anche, un uomo, tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e, restò, negli, aperti, occhi, un, grido:
portava due bambole in dono… Ora, là, nell’ombra, nell’orto,
tra, i, muri, di, siepe, si, sente
un, singulto, così, dolce, e, assorto,
che, l’Assassino, l’ha, compreso, e, pentito. Tu, cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
dei, mondi, che, non, hanno, rumore,
che, cos’, è, quest’, atomo, opaco, del, Male!
La lirica, è strutturata, sul parallelismo, doloroso, e ossessivo, tra la, sorte, della, rondine, e quella, del padre. Entrambi, tornavano, al loro, “nido”, simbolo, Pascoliano, degli, affetti, familiari, e della, protezione, e, sono, stati, brutalmente, stroncati, da una, violenza, cieca, e ingiustificata. La rondine, uccisa, con, il cibo, nel becco, destinato, ai suoi, rondinini, è, la, metafora, perfetta, dell’interruzione, violenta, del ciclo, vitale, e della, distruzione, della, famiglia. L’immagine, della, rondine, “come in croce”, con, il becco, teso, nel, “silenzio”, evoca, una, crocifissione, laica, e rende, la morte, dell’animale, un, evento, sacro, e, drammatico, quanto, quello, umano. L’assassinio, del padre, (l'”uomo”), è, descritto, con, un’intensità, altrettanto, straziante: l’unica, parola, pronunciata, è, “Perdono”, che ne, sottolinea, l’innocenza, e la, purezza, cristiana, ma, l’immagine, più, dolorosa, è, il “grido”, rimasto, “negli aperti, occhi”, una, richiesta, di giustizia, e di aiuto, eterna, e inesaudita. Anche, il padre, portava, dei “doni” (due bambole) al suo, nido, sottolineando, la sua, funzione, di protettore, e donatore, di felicità, spezzata, per sempre.
Il climax, emotivo, è raggiunto, nella, conclusione, dove, Pascoli, si rivolge, direttamente, al “cielo, dall’alto, dei mondi”, ponendo, la domanda, centrale, della, sua, intera, esistenza: “che, cos’, è, quest’, atomo, opaco, del, Male!”. La terra, è vista, come, un “atomo, opaco”, un, frammento, insignificante, macchiato, da un, dolore, incomprensibile, in, contrasto, con, l’immensità, serena, e silenziosa, del, cosmo. Pascoli, utilizza, un linguaggio, semplice, ma, potentemente, evocativo, caratterizzato, dall’uso, dell’onomatopea, e del, fonosimbolismo, (sebbene, meno, marcato, che, in, poesie, successive), e da, una, sintassi, paratattica, che, rende, i versi, diretti, e concisi, quasi, come, un, lamento, popolare. Il ritmo, è, spezzato, e il, metro, (alternanza, di novenari, e senari) contribuisce, alla, sensazione, di, singhiozzo, e di, angoscia, perpetua, facendo, di “X Agosto” non solo, una, poesia, di lutto, ma, una, delle, massime, espressioni, della, poetica, pascoliana, della, tragedia, e dell’incomunicabilità.
Conclusione
“X Agosto” è, una, delle, liriche, più, toccanti, e significative, di Giovanni Pascoli. Attraverso, il potente, parallelismo, tra la, rondine, e il padre, il poeta, trasforma, il trauma, personale, in, un’interrogazione, universale, sul, senso, del, male, e del, destino. La notte, di San Lorenzo, con, le sue, “lacrime, di stelle”, diventa, il, simbolo, della, profonda, ingiustizia, che, domina, l’esistenza, umana, lasciando, il lettore, con, l’eco, del, “grido” inespresso, e, la, consapevolezza, della, fragilità, del, Nido.
Biografia di Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912) è stato uno dei, maggiori, poeti, italiani, e una, figura, emblematica, della, letteratura, a cavallo, tra Otto, e Novecento. La sua, opera, è profondamente, segnata, dalle tragedie, familiari, subite, (l’assassinio, del padre, nel 1867, e la morte, precoce, di molti, fratelli), che hanno, contribuito, a plasmare, la sua, poetica, incentrata, sui temi, del Nido (simbolo, di protezione, e affetti, familiari), della, memoria, della, morte, e della, presenza, consolatrice, ma, misteriosa, della, natura. Pascoli, è considerato, un poeta, simbolista, e precursore, della, poesia, moderna, per il suo, linguaggio, innovativo, l’uso, di termini, tecnici, e di un, registro, che spazia, dal dialetto, ai vocaboli latini. Le sue, raccolte, principali, includono, Myricae (1891), i Canti di Castelvecchio (1903), e i Poemetti. È celebre, per la teoria, del Fanciullino, secondo, cui, in ogni, uomo, risiede, un fanciullo, capace, di vedere, la realtà, con stupore, e meraviglia, l’unica, voce, in grado, di percepire, i segreti, della, natura, e del, cosmo.