Perché “I tempi nuovi” di Alessandro Robecchi è un noir sul nostro presente
C’è un momento, nei grandi romanzi neri, in cui la città smette di essere sfondo e diventa specchio. È lì che la cronaca si trasforma in racconto, e il delitto in diagnosi del nostro tempo.
Pier Carlo Lava
“I tempi nuovi” di Alessandro Robecchi è un noir che usa l’indagine come lente per osservare una Milano contemporanea, inquieta e stratificata, dove il successo mediatico convive con la fragilità morale, e la modernità promette futuro ma semina solitudini. Non è solo un giallo: è un romanzo che interroga il presente, mettendo in scena le contraddizioni di una società in corsa, spesso incapace di guardarsi allo specchio.
Il punto di partenza è un delitto che scuote l’opinione pubblica: un giovane viene trovato morto in un’auto, la scena appare costruita, quasi teatrale, come se qualcuno avesse voluto lanciare un messaggio. In parallelo, un uomo scompare senza lasciare tracce e una donna, avvolta da ambiguità, chiede aiuto per ritrovarlo. Le due piste, apparentemente distanti, avanzano in modo carsico fino a incontrarsi, rivelando un reticolo di interessi, menzogne e silenzi che disegna un ritratto credibile e amaro del nostro tempo.
Al centro del romanzo ritroviamo Carlo Monterossi, autore televisivo di successo e investigatore per caso, figura ironica e disincantata, sospesa tra notorietà e disagio etico. Accanto a lui Oscar Falcone, più ruvido ma pragmatico, e una coppia di poliziotti complementari per metodo e sensibilità. Robecchi lavora per sottrazione: niente eroi, nessuna mitologia, solo persone che cercano la verità dentro una città che la nasconde sotto strati di apparenza. I personaggi non sono maschere di genere, ma individui coerenti con un mondo in cui la visibilità conta più dei fatti e la reputazione pesa quanto la giustizia.
Lo stile è asciutto, ritmato, punteggiato da dialoghi efficaci e da una ironia amara che non alleggerisce il dramma ma lo rende più umano. Il titolo, “I tempi nuovi”, non è un semplice slogan: è una chiave di lettura. Robecchi racconta una modernità fatta di media, ambizione, narrazioni costruite, dove il confine tra verità e rappresentazione si assottiglia. Il noir diventa così romanzo sociale, capace di parlare di potere, immagine pubblica, disuguaglianze e solitudine urbana senza mai rinunciare alla tensione narrativa.
Il risultato è un libro che funziona come storia e come sguardo critico: l’intreccio è solido, i colpi di scena non sono artifici, ma conseguenze di scelte e omissioni. Milano non è un semplice scenario: è un organismo complesso, che accoglie e respinge, che promette e delude. In questa città, Robecchi colloca un’indagine che non cerca solo un colpevole, ma prova a capire che cosa siamo diventati.
Conclusione
“I tempi nuovi” è consigliato a chi ama il noir italiano di qualità, ma soprattutto a chi cerca nella narrativa una lettura del presente. Robecchi dimostra che il giallo può essere letteratura civile: intrattenere, certo, ma anche interrogare, smascherare, restituire al lettore una realtà meno comoda e più vera.
Geo
Alessandro Robecchi, milanese, giornalista e scrittore, ha costruito con la serie di Carlo Monterossi un percorso narrativo che intreccia cronaca, società e critica dei media, ambientando le sue storie in una Milano riconoscibile e simbolica. La sua scrittura, attenta ai dettagli della vita urbana e ai mutamenti del costume, si inserisce nella tradizione del noir italiano contemporaneo che usa il delitto come chiave per leggere il reale. Alessandria today, testata culturale attenta alla letteratura d’autore e al pensiero critico, valorizza opere come questa per la loro capacità di coniugare racconto e analisi del nostro tempo.
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