La luna di Kiev di Gianni Rodari: il significato della poesia che parla di pace e umanità
Nel cuore dell’inverno del 2026, La luna di Kiev di Gianni Rodari continua a risuonare con forza tra i lettori di tutte le età, offrendo parole di pace, umanità e speranza in un tempo segnato da conflitti e incertezze globali. A quasi mezzo secolo dalla sua prima pubblicazione, questa poesia del grande maestro della letteratura per l’infanzia non solo accompagna le nuove generazioni nella scoperta della bellezza della parola, ma si conferma anche come un invito universale a guardare oltre le divisioni, verso un orizzonte condiviso di solidarietà e rispetto.
In un’epoca in cui la guerra, la migrazione e le fragilità sociali alimentano quotidianamente notizie e discussioni pubbliche, il messaggio rodariano resta vivo e necessario: la luna, simbolo di bellezza e meraviglia, diventa ponte tra culture e popoli, ricordandoci che l’umanità di ciascuno è legata a quella di tutti. Con linguaggio semplice ma profondamente evocativo, Rodari ci insegna che anche nel dolore e nella distanza la poesia può essere un filo di luce che unisce invece di dividere, e che ogni gesto di pace inizia da uno sguardo rivolto all’altro.
In questa recensione, Alessandria today propone una lettura critica e accessibile dell’opera, pensata per accompagnare il lettore nel significato e nel contesto del testo.
Ci sono domande che sembrano infantili e invece contengono il peso del mondo.
Pier Carlo Lava
Gianni Rodari, con “La luna di Kiev”, costruisce una delle sue poesie più semplici e insieme più potenti. Una filastrocca breve, apparentemente ingenua, che in poche righe interroga il lettore su ciò che dovrebbe essere ovvio ma che la storia continua a smentire: il cielo è di tutti, la luna è la stessa ovunque, perché gli uomini insistono a dividersi la terra?
La poesia nasce da una domanda posta a un bambino: se la luna che si vede a Kiev è la stessa che illumina Roma. Rodari non risponde con una spiegazione astronomica, ma con un gesto poetico e morale. La luna diventa simbolo di uguaglianza, presenza silenziosa che attraversa confini, guerre, ideologie, ricordando all’umanità la propria comune appartenenza al mondo.
Il linguaggio è quello tipico rodariano: lineare, musicale, accessibile, ma mai banale. La forza del testo non sta nella complessità formale, bensì nella capacità di trasformare una constatazione naturale in un messaggio etico. Come spesso accade nella sua poesia, Rodari parla ai bambini senza escludere gli adulti, anzi chiamandoli in causa con maggiore responsabilità.
Scritta molti anni fa, “La luna di Kiev” appare oggi di un’attualità quasi dolorosa. La poesia non prende posizione politica, e proprio per questo riesce a essere universale. Non accusa, non predica: chiede. E nella domanda lascia emergere l’assurdità della violenza, della separazione, della paura dell’altro.
Rodari dimostra ancora una volta che la poesia può essere uno strumento educativo profondo, capace di formare coscienze senza retorica. La sua lezione è limpida: se il cielo non conosce confini, forse anche gli uomini dovrebbero imparare a dimenticarli.
Rileggere oggi “La luna di Kiev” significa riscoprire una poesia che non invecchia, perché parla alla parte più fragile e autentica dell’essere umano. Rodari ci ricorda che la pace inizia sempre da una domanda semplice, posta con onestà e ascoltata senza cinismo.
Geo
Gianni Rodari, nato a Omegna e figura centrale della letteratura italiana del Novecento, ha saputo unire invenzione linguistica, impegno civile e riflessione pedagogica. La sua poesia, profondamente radicata in una visione etica del mondo, continua a essere letta, studiata e condivisa anche sulle pagine di Alessandria today, che promuove la letteratura come strumento di crescita culturale e consapevolezza collettiva.
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