Pfas, le mezze verità degli ambientalisti e la coerenza zoppicante per lo sviluppo sostenibile, di Enrico Sozzetti

| Il fronte ambientalista alessandrino ha deciso di consolidare i vari gruppi e movimenti e ha così dato vita a un unico comitato che si chiama “Pfas – Ce l’ho nel sangue- Giustizia per Spinetta e per tutta la Fraschetta”. L’esordio è avvenuto durante una assemblea pubblica organizzata a Spinetta Marengo dai Comitati Stop Solvay, Vivere in Fraschetta e Greenpeace. «Quello che abbiamo visto durante l’incontro – ha dichiarato Lorenza Neri, portavoce del Comitato Stop Solvay – ci dice che questa comunità non è più disposta a restare sola e in silenzio. È una responsabilità enorme, ma anche una spinta potente: da qui in avanti dobbiamo continuare insieme, senza arretrare di un passo né scendere a compromessi».Il Comitato ‘Ce l’ho nel sangue’ ha annunciato di avere «iniziato a studiare le cartelle cliniche degli abitanti, mettendo in relazione gli inquinanti con le patologie. L’obiettivo è mettere in relazione questi studi con la terza fase dell’indagine epidemiologica».Il 12 marzo è già stato annunciato dal Comitato un presidio di fronte al Tribunale in occasione dell’avvio del processo Solvay.Il responsabile relazioni istituzionali e scientifiche di Greenpeace, Alessandro Giannì, ha poi riepilogato l’indagine svolta dall’associazione a livello nazionale sui pfas nell’aria e che ha «identificato il territorio alessandrino come quello più colpito».Cristina Guarda, parlamentare europea di Alleanza Verdi Sinistra, ha dichiarato che a inizio febbraio «è previsto un incontro a livello europeo dei rappresentanti di una rete di Comuni per trovare strategie in grado di premere sulle istituzioni europee in modo deciso». A marzo, poi, porterà in Parlamento «una esposizione dedicata alle conseguenze dei pfas nei bambini. Parteciperanno, tra le tante associazioni, anche le Mamme No Pfas, le Mamme di Taranto e della Terra dei Fuochi. Stiamo difendendo con le unghie e con i denti la dignità umana, non dando precedenza agli interessi di pochi» ha concluso.«Nei prossimi mesi costruiremo un percorso ancora più ampio e deciso e andremo avanti finché servirà, finché questo stabilimento non smetterà di produrre Pfas e di mettere a rischio il nostro futuro». La posizione degli ambientalisti è sposata su tutta la linea dai partiti e movimenti di sinistra. «Nessuna molecola inquinante deve uscire dallo stabilimento. Se Syensqo non è in grado di garantire questo obiettivo, le produzioni pericolose devono essere fermate» è, per esempio, la posizione netta di Sinistra italiana.Syensqo, lo studio di Greenpeace e le novità della produzioneSyensqo, società leader a livello mondiale di polimeri speciali ad alte prestazioni è nata come spin – off di Solvay per le attività specialistiche (il polo produttivo internazionale più importante è quello di Spinetta Marengo), torna a puntualizzare un aspetto rilevante dello studio presentato da Greenpeace. Uno studio che «non parla di tutte le emissioni di F -gas, ma solo di quelle degli attori industriali che hanno l’obbligo di dichiararle nel Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti. Ma gli F-gas provengono da tante altre fonti, tra cui anche climatizzatori, refrigerazione. Se si considerassero tutte le fonti, Alessandria oggi ammonterebbe al 2 per cento, non al 55 per cento del totale italiano».Quindi aggiunge: «Come precisa anche l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, è sottoposto alla vigilanza del Ministro dell’ambiente), la quota di emissioni di gas fluorurati derivanti dalla produzione di prodotti chimici fluorurati sul totale nazionale di gas fluorurati era del 38,9 per cento nel 1990 e dell’1,8 per cento nel 2023». Negli ultimi cinque anni Syensqo «ha ridotto le emissioni del 90 per cento, investendo oltre 15 milioni di euro in tecnologie e processi più efficienti. Inoltre sono allo studio altre tecnologie innovative (con un investimento aggiuntivo di oltre 5 milioni di euro) per ridurre le ultime emissioni residue (salendo al 93,5 per cento) rispetto al 2017». Rispetti ai fluorotensioattivi, Syensqo sta «progressivamente eliminando l’uso di C6O4, unico fluorotensioattivo ancora impiegato nei processi produttivi di Spinetta. Entro fine 2026, quasi il 100 per cento dei prodotti sarà realizzato senza il suo utilizzo».Considerazioni su studio GreenpeaceDownloadstudio greenpeaceDownload Parlare (e sparlare) di bonifica«L’unico vero esercizio concreto di responsabilità si chiama bonifica. Non c’è responsabilità né etica nel mostrare le “eccellenze” produttive mentre si perpetra un disastro ambientale e sanitario di portata storica. Fino a quando non sarà fermata la produzione di veleni, qualunque discorso sulla “transizione ecologica” resterà propaganda, utile solo a ripulire l’immagine di chi da decenni scarica costi sanitari e ambientali sulla comunità». Il Comitato Stop Solvay ha sempre e unicamente attaccato la multinazionale della chimica, senza se e senza ma. Sostenuto da gruppi ambientalisti non particolarmente numerosi come seguito, però capaci di inondare i canali social e i giornali (sempre pronti a fare un costante copia e incolla, senza capacità di analisi, approfondimenti e quindi senza assicurare alcuna completezza di informazione) a ogni occasione, ha sempre avuto tra i suoi temi forti quello della bonifica. Ed è questo il fronte che mette in luce in modo particolare l’approccio miope e ideologico. La provincia di Alessandria è un esempio di cosa succede quando un sito produttivo inquinato cessa l’attività. Dall’Acna di Cengio (le acque rosse della Bormida hanno contaminato per anni i terreni e l’ecosistema vicino al fiume) all’Ecolibarna a Serravalle Scrivia, passando per le svariate discariche (autorizzate o abusive) che hanno lasciato ferite profondissime nel territorio, sono solo esempi di un processo che se non gestito correttamente rischia unicamente di peggiorare una qualità ambientale già compromessa.Certo, non sono interventi né facili, né brevi. E soprattutto richiedono milioni e milioni di investimenti. La chimica di Solvay – Syensqo non è quella pesante che dall’inizio del Novecento e per circa un secolo ha contaminato l’ambiente di Spinetta, però è l’eredità che la multinazionale belga si è presa in casa dopo l’acquisizione, completata nel 2002, dall’Ausimont del polo chimico alessandrino. Da allora sono stati effettuati investimenti sulle linee produttive e parallelamente per gli interventi di bonifica.Ricerca e produzione per i mercati mondialiGrazie al know-how di Syensqo, e al centro di ricerca di Bollate, sulla tecnologia di produzione di materiali per le membrane polimeriche, spicca oggi l’impianto Aquivion da cui si ottengono proprio le membrane che sono un elemento essenziale nel processo di produzione dell’idrogeno perché impiegate sia negli elettrolizzatori, sia nelle celle a combustibile. Il prodotto si integra perfettamente in una filiera dell’idrogeno sostenibile, rinnovabile e carbon free. Lo sviluppo dei fluidi fluorurati rappresenta per Syensqo un’attività fondamentale nel settore dei prodotti tecnologicamente avanzati. I fluidi Fomblin e Galden vengono utilizzati in numerosi mercati come quello automobilistico, l’aeronautico, il settore industriale, elettronico, dei semiconduttori, fino alla cosmesi. I fluoroelastomeri Tecnoflon rappresentano una famiglia di gomme sintetiche straordinariamente versatili. Tra le caratteristiche principali, l’eccellente resistenza alle alte temperature e agli additivi chimici presenti nei combustibili che le rende particolarmente adatte per applicazioni nel settore automobilistico, aeronautico ed elettronico. L’impianto di Spinetta Marengo è stato potenziato e arricchito di una sezione per la produzione di gomma perfluorurata. Grazie a questo importante investimento, lo stabilimento ha acquisito una posizione di primo piano nella produzione del Pfr, elastomero a elevatissime prestazioni. Su una cifra di oltre settecento milioni di investimenti fatti in vent’anni nel polo produttivo, sono trecentocinquanta quelli destinati a manutenzione e sostenibilità. Un rapporto che la dice lunga sul valore che hanno gli impianti di Spinetta Marengo (sono occupate circa seicento persone) per il gruppo industriale internazionale. Rispa, la nuova frontiera del risanamentoIl Centro di Ricerca e Sviluppo per il Risanamento e la Protezione Ambientale (Rispa), joint – lab nato dalla partnership tra Syensqo e Università del Piemonte Orientale, istituito il 5 febbraio 2024 attraverso un accordo quinquennale e finanziato complessivo per cinque milioni di euro da parte di Syensqo con personale dedicato e infrastrutture di ricerca da parte dell’ateneo, ha promosso la progettazione e la messa a punto di tre nuovi laboratori dedicati ad attività analitiche e allo sviluppo di nuovi materiali e alla loro caratterizzazione chimico – fisica. È stata, inoltre, integrata la dotazione strumentale di altri laboratori del Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologica (Disit) di Alessandria connessi con le attività del Centro, come quelli di risonanze magnetiche, di microscopie avanzate e di microbiologia per il fitorisanamento. Il Rispa sta sviluppando prevalentemente due linee di ricerca: attività di fitorisanamento per la cattura di ioni metallici tossici da terreni inquinati dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo nel quale è stato fatto un censimento delle specie vegetali presenti, così come dei microrganismi utili per la crescita delle piante e per le capacità di assorbimento di metalli da parte dell’apparato radicale delle piante stesse; preparazione di materiali adsorbenti (carboni attivi e silici ibride organiche-inorganiche) per il sequestro di inquinanti organici quali coloranti e sostanze perfluoroalchiliche (Pfas); come fonte di carbonio e silicio per la sintesi degli adsorbenti sono stati usati con successo scarti agroindustriali, quali lolla di riso e gusci di nocciola. Sul fronte dell’uso dei tensioattivi con un investimento di quaranta milioni di euro si passerà dall’attuale novantanove per cento a un abbattimento prossimo al cento per cento, il cosiddetto ‘zero tecnico’. Il nuovo impianto a Osmosi Inversa tratta i reflui acquosi di processo: grazie alla sofisticata tecnologia, l’impianto filtra e rimuove i Pfas. L’acqua, demineralizzata, può essere così riutilizzata nei processi industriali del sito. L’impianto per il trattamento con carboni attivi rappresenta l’ultimo anello di questo ciclo agendo su un’ulteriore filtrazione delle acque industriali: su un ettaro di superficie, la struttura, altamente tecnologica, arriva a trattare un volume d’acqua pari a quaranta piscine olimpioniche al giorno. Naturalmente di tutto questo non si trova traccia nelle contestazioni degli ambientalisti, mentre la propaganda corre nella rete web grazie a personal computer e smartphone che assicurano prestazioni sempre più efficienti grazie ai materiali innovativi messi a punto da Syensqo. |