Paul Ricoeur: “la memoria ha bisogno del racconto per diventare storia”, a cura di Francesco Bianchi

Paul Ricoeur: “la memoria ha bisogno del racconto per diventare storia”, a cura di Francesco Bianchi

La mémoire, l’histoire, l’oubli è uno di quei libri che non cercano il clamore, ma finiscono per cambiare il modo in cui una società pensa se stessa.

Ricoeur affronta la memoria come un territorio fragile, esposto al silenzio, alla manipolazione, alla rimozione, e lo fa con una tesi che oggi appare quasi profetica: la memoria non esiste senza racconto.

Non è un archivio, non è un deposito di fatti, non è un magazzino di immagini interiori; è un atto che prende forma solo quando trova una voce. Ricordare, per Ricoeur, significa già interpretare, e interpretare significa assumersi la responsabilità di ciò che si porta nel presente. Per questo scrive che “la memoria giusta è quella che accetta di essere raccontata davanti agli altri”: non un gesto privato, ma un’esposizione pubblica, un atto civile.

Il racconto diventa la condizione che permette alla memoria di non dissolversi nell’oblio e alla storia di non irrigidirsi in un sapere freddo. È nel racconto che la memoria individuale incontra la memoria collettiva, che la testimonianza diventa conoscenza, che il trauma trova una forma dicibile.

Ricoeur costruisce un triangolo in tensione — memoria, storia, oblio — e mostra che nessuno dei tre può esistere senza gli altri: la memoria ha bisogno della verifica storica, la storia ha bisogno della materia viva della memoria, l’oblio ha bisogno di essere riconosciuto per non diventare cancellazione.

Ma è il racconto a tenere insieme tutto questo, a trasformare il passato in responsabilità, a impedire che la memoria diventi propaganda o nostalgia. In un tempo in cui le società oscillano tra inflazione memoriale e amnesia selettiva, Ricoeur ci ricorda che il problema non è ricordare di più, ma raccontare meglio, con pluralità, con rigore, con coscienza. È questa la sua eredità più attuale: l’idea che la memoria non sia ciò che resta, ma ciò che scegliamo di far vivere attraverso le storie che sappiamo — e vogliamo — raccontare.

Francesco Bianchi

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www.francescobianchiautore.com

Francesco Bianchi

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