“L’ultima riga delle favole” di Massimo Gramellini, quando crescere significa imparare a disobbedire alle illusioni. Recensione di Alessandria today
C’è un momento, nella vita di ogni lettore, in cui una storia torna a bussare con una forza diversa, più attuale, più necessaria. L’ultima riga delle favole non è solo un romanzo da leggere, ma un viaggio interiore che oggi, in un’epoca segnata da incertezze e fragilità emotive, appare ancora più urgente e universale. Rileggerlo significa confrontarsi con le proprie paure, ma anche con la possibilità concreta di trasformarle.
Nel mondo di oggi, dove tutto è veloce, immediato e spesso superficiale, il percorso di Tomàs acquista un significato ancora più profondo: imparare a fermarsi, ascoltarsi e riconoscere le proprie ferite diventa un atto quasi rivoluzionario. Non è solo una storia di crescita personale, ma una riflessione attuale sulla difficoltà di amare e di accettarsi in una società che ci vuole sempre performanti.
Il romanzo di Massimo Gramellini continua a parlare al presente perché affronta domande che non smettono mai di riguardarci: cos’è davvero la felicità? È possibile cambiare? E soprattutto, quanto siamo disposti a metterci in gioco per farlo? In questo senso, la sua “favola moderna” resta una delle opere più accessibili e insieme più profonde della narrativa italiana contemporanea.
Oggi più che mai, L’ultima riga delle favole si rivela come un invito a disobbedire alle illusioni, a uscire dai ruoli imposti e a cercare una verità più autentica, anche quando fa paura. È proprio questa capacità di parlare a epoche diverse che rende il libro ancora vivo, capace di intercettare nuovi lettori e di continuare a generare riflessione.
A distanza di anni dalla sua pubblicazione, “L’ultima riga delle favole” continua a essere uno dei libri più letti di Massimo Gramellini perché riesce a parlare con semplicità di un tema che riguarda tutti: la difficoltà di diventare davvero adulti senza perdere se stessi. La storia di Tomàs, uomo timido e insicuro che sembra vivere sempre un passo indietro rispetto alla propria felicità, diventa così il racconto di una trasformazione interiore che molti lettori riconoscono come propria. Quando la sua vita prende una direzione inattesa, Tomàs è costretto a intraprendere un viaggio simbolico che lo porterà a confrontarsi con le sue paure, i suoi errori e soprattutto con le illusioni che lo hanno accompagnato per anni.
Il fascino del romanzo sta proprio nel suo tono di favola contemporanea capace di unire leggerezza narrativa e profondità emotiva. Gramellini costruisce un percorso fatto di incontri, simboli e rivelazioni che guidano il protagonista verso una consapevolezza semplice ma potente: spesso siamo noi stessi a costruire le gabbie in cui restiamo intrappolati. Per questo la “ultima riga delle favole”, quella in cui tutto sembra finalmente trovare un senso, non rappresenta un finale perfetto ma il momento in cui impariamo a guardare la realtà senza illusioni e con maggiore libertà interiore.
In un inizio d’anno segnato da bilanci interiori e domande sul senso del cambiamento, “L’ultima riga delle favole” di Massimo Gramellini torna a parlare con sorprendente lucidità al presente. Questo libro, che molti lettori stanno riscoprendo come bussola emotiva per il 2026, intercetta un bisogno diffuso: distinguere tra ciò che consola e ciò che fa crescere davvero, tra le narrazioni che rassicurano e quelle che invitano a guardare in faccia la realtà. In un tempo di disincanto, Gramellini propone una maturità che non rinuncia alla sensibilità, ma la rende più consapevole.
La forza di quest’opera sta nella sua capacità di trasformare la fine delle illusioni in un gesto di libertà. Crescere, per l’autore, non significa diventare cinici, ma imparare a non delegare più ad altri il senso delle proprie scelte, delle proprie ferite, dei propri sogni. Riletta oggi, questa “ultima riga” appare come una soglia: un invito a rinegoziare il nostro rapporto con le aspettative, con le promesse non mantenute e con quella fragile ma necessaria disobbedienza interiore che ci permette di restare fedeli a noi stessi.
Ci sono storie che iniziano come favole e finiscono come lezioni di vita. E altre che fanno il percorso inverso.
Pier Carlo Lava
Con “L’ultima riga delle favole”, Massimo Gramellini costruisce un romanzo che parla di illusioni, disincanto e maturità emotiva, affrontando il passaggio delicato dall’idea romantica dell’amore alla sua realtà concreta, spesso imperfetta e dolorosa. È un libro che racconta la fine delle favole, ma lo fa senza cinismo, con una malinconia gentile che accompagna il lettore fino all’ultima pagina.
Il protagonista è un uomo cresciuto nutrendosi di miti sentimentali, convinto che l’amore vero debba essere assoluto, salvifico, definitivo. Quando la sua relazione entra in crisi, questa visione idealizzata si infrange, costringendolo a confrontarsi con la distanza tra ciò che sogniamo e ciò che realmente viviamo. Da qui prende avvio un percorso interiore fatto di errori, cadute, tentativi di comprensione e, soprattutto, di ascolto.
Gramellini racconta questa storia con una scrittura semplice solo in apparenza, capace di unire ironia, dolore e tenerezza. Le frasi sono limpide, spesso aforistiche, ma mai compiaciute. Ogni pagina sembra suggerire che crescere non significhi rinunciare ai sogni, bensì imparare a riscriverli.
Il tema centrale del libro è la fine dell’innocenza emotiva. Non quella dell’infanzia, ma quella adulta, quando ci si rende conto che l’amore non è una promessa eterna, bensì una scelta quotidiana, fragile e revocabile. In questo senso, “L’ultima riga delle favole” dialoga idealmente con autori come Nick Hornby e, per sensibilità emotiva, con alcune pagine di Alessandro Baricco, pur mantenendo una voce profondamente riconoscibile.
Il romanzo non giudica mai i suoi personaggi. Li osserva, li accompagna, li lascia sbagliare. Ed è proprio questa assenza di moralismo a rendere il libro autentico e vicino al lettore. Gramellini non offre verità assolute, ma domande necessarie, soprattutto per chi si è trovato almeno una volta a fare i conti con una fine che non aveva previsto.
“L’ultima riga delle favole” è un libro che parla a chi ha amato troppo, a chi ha creduto senza difese, a chi ha scoperto che la realtà non è una fiaba, ma può comunque essere degna di essere vissuta. È una lettura che invita a restare adulti senza smettere di essere umani.
Nel 2026, mentre il dibattito pubblico oscilla tra promesse rapide e disillusioni altrettanto veloci, “L’ultima riga delle favole” si conferma come un testo capace di parlare al presente con sobrietà e profondità. La lezione di Gramellini non è nostalgica né consolatoria: invita a riconoscere la fine delle narrazioni facili come un passaggio necessario verso una responsabilità più adulta, personale e collettiva. In un tempo che chiede scelte, non slogan, questo libro continua a offrire ai lettori non una fuga dalla realtà, ma un modo più onesto di abitarla.
Geo
Massimo Gramellini, nato a Torino e attivo tra Torino e Milano, è giornalista, scrittore e autore di grande rilievo nel panorama culturale italiano. Le sue opere narrative esplorano con sensibilità i territori dell’identità, delle relazioni e della fragilità emotiva. Alessandria today valorizza questo tipo di letteratura capace di raccontare il presente attraverso storie intime e universalmente condivisibili.
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