Una chiusura totale ai 5 stelle, senza nessuna speranza d’appello. E un’apertura a un governo di tutti per riscrivere le regole: ovvero collaborare tutti insieme per occuparsi di legge elettorale e addirittura riforme costituzionali.

Matteo Renzi, intervistato a “Che tempo che fa” su Rai1, ha rispolverato la sua vecchia fissa: non solo ha chiuso a ogni ipotesi di dialogo con Luigi Di Maio (“Su 52 senatori dem non ne conosco uno disposto a votargli la fiducia”), ma è ritornato a parlare del 4 dicembre 2016, data della sconfitta del referendum costituzionale: “Da quel giorno il Paese è bloccato”, ha detto ignorando la stoccata più o meno evidente al premier Paolo Gentiloni che ha guidato il governo dopo di lui.

Se tutti aspettavano le parole dell’ex segretario per dare un colpo allo stallo delle trattative Pd-M5s, è arrivata una violenta battuta d’arresto a ogni evoluzione che non sia stare all’opposizione.

In poco meno di mezz’ora sono stati azzerati tutti i passi avanti fatti dal segretario reggente Maurizio Martina: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra”, ha detto ad esempio Renzi.

Oppure: “Vogliono cambiare il Jobs act? Vadano dall’altro Matteo“. Il senatore ed ex segretario a malapena ha lasciato la palla alla direzione Pd e nei fatti ha rilanciato la linea dell’opposizione a tutti i costi.

Nessun tentativo di alzare la posta, come ipotizzato in queste ore, e neppure di mettere in difficoltà il capo politico M5s. Semplicemente Renzi è ritornato, come fa da mesi ormai, al giorno del referendum costituzionale del 4 dicembre, referendum che perse, e ha rilanciato la necessità di riformare il sistema parlamentare italiano andando a intervenire sulla Costituzione.

Ha citato più volte Emmanuel Macron, il presidente francese che ha lasciato i socialisti per creare il suo partito e a cui lui guarda ormai da mesi: “La mia tentazione”, ha detto a Fabio Fazio, “è costruire un sistema alla francese”. Perché in questi giorni “l’ho visto a cena con Donald Trump”, e l’ultima volta “c’era l’Italia a tavola con gli Usa”.

“Siamo seri”, ha esordito Renzi, “chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Sette italiani su 10 hanno votato o per Salvini o per Di Maio. Noi non possiamo con un gioco di palazzo uscire dalla porte d entrare dalla finestra. Il governo lo deve fare chi ha vinto”. Poi: “Incontrarsi è un bene, sempre. Si parlano le Coree, si possono parlare Cinque stelle e Pd, Cinque stelle e Lega.

Penso che incontrarsi con Di Maio sia un fatto normale, naturale, come con altri leader. Secondo me andrebbe fatto in streaming l’incontro. Così vediamo se hanno cambiato idea su vaccini Tav reddito di cittadinanza. Però le elezioni le hanno vinte loro”. Ma ha anche specificato: “Incontrarsi con Di Maio sì, votare la fiducia a un governo Di Maio no. Anche per rispetto per chi ci guarda da casa, la gente sennò poi non crede più ala democrazia”. E ancora: “Non è una ripicca dire di no, è dignità ed etica”.

Poi ha continuato: “Il titolo di domani dovrebbe essere quello di tutti i giorni: siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Non possiamo far passare il messaggio che il 4 marzo sia stato uno scherzo. Il Pd ha perso: tocca a Salvini e Di Maio a governare. Non possiamo rientrare dalla finestra come un gioco di palazzo” o con decisioni “dei caminetti romani”.

Per quanto riguarda i numeri, si è soffermato sulle dinamiche a Palazzo Madama: “Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno”, ha detto. In merito ai temi ha dichiarato: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra: io pago i cittadini per non fare niente”. Sul Jobs act: “Vada da quell’altro Matteo se vuole cambiarlo”. Renzi ha anche criticato la teoria dei due forni M5s: “O franza o spagna basta che se magna”, ha commentato.

E se non fosse Di Maio premier? “Lo hanno escluso loro. Ma no, questa storia di Di Maio premier a tutti i costi la pensa solo Di Maio: ha preso il 32%, è un bellissimo risultato ma l’aritmetica ha le sue regole. Il 32% non è il 51%. Ma venire a chiedere a chi hai accusato di tutti i mali e con cui non condividi l’idea del futuro di fare un governo…”.

“O fanno il governo i populisti” Di Maio e Salvini “che hanno vinto o facciano loro una proposta di riforma costituzionale. Dal 4 dicembre 2016 questo Paese è bloccato: su questo si poteva fare un governo insieme. Da quel momento l’Italia non è più in grado di avere un sistema efficace ed efficiente. Non era un referendum sui poteri di Renzi ma sul futuro dell’Italia. E’ un contrappasso dantesco. Salvini e Di Maio avrebbero avuto interesse a farsi un ballottaggio”.

“Che il Pd non debba andare al governo lo dice anche Salvini ma secondo me il 99% dei cittadini. Su questo punto sono d’accordo con lui, lo ammetto. Uno che ha votato Pd e ha perso come fa a dire: torniamo per un sottosegretario o un consigliere d’amministrazione al governo? Ci portano via…”. Lei ha la tentazione di costruire un sistema alla Macron? “Io ho la tentazione di costruire un sistema alla francese”.