Vita d’autista, di Massimiliano Moresco
Vita d’autista, di Massimiliano Moresco

Ieri avevo dei capelli particolarmente spumosi. Mi sono guardato nello specchietto del bus e non apparivo esattamente come il classico modello d’autista. Giuro. Chissà se soddisfavo le aspettative di serietà che hanno necessariamente i passeggeri.
E ne hanno ben donde. Svolgiamo, noi autisti, un lavoro per cui l’immagine ha la sua importanza. Non so cosa pensassero ma credo che la prima impressione non sia stata delle migliori. Ciò che ha confermato questa mia autovalutazione è un ragazzo che ridacchiava per la mia capigliatura col suo accolito, assistente provetto di burle. Era pure molliccio che quasi mi pareva una ricotta di latte vaccino.
Un vaccino bello potente ci vorrebbe per questi due eunuchi, chissà che non si riprendano da questa orribile malattia di demenza giovanile. C’è sempre speranza, penso tra me e me. Poi guardo meglio questo ragazzo, il sacerdote della beffa e la sua capigliatura.
Ha attirato quasi subito la mia attenzione, sono sincero. Aveva una chioma che era tutto un programma, altro che Rasta. Se ne andava in giro con questi capelli che sembravano un accozzaglia di fusilli e io avevo fame.
E vedere questo agglomerato culinario sulla sua testa, mi ha fatto venire un certa acquolina in bocca. Anche perché mi sembravano proprio di ottima qualità, trafilati al bronzo, come la miglior pasta di Gragnano.
Ridi, ridi che la mamma ha fatto gli gnocchi. Io però preferisco la pastasciutta e quasi glieli avrei tagliati, buttati in acqua, salati, scolati ancora al dente e conditi col suo amico “Ricotta”.
Nu Babbà, come dicono a Napoli.
Non sono un cannibale, tutto ciò è solo il parto della mia immaginazione sia chiaro. Anche se questi due hanno favorito molto la mia fantasia e anche la mia fame funesta di metà pomeriggio.
Comunque volevo dire una cosa importante: mai taglierò i miei capelli per seguire la moda.E nemmeno il mio monosopraciglio che mi da forza come la dava a Sansone per i capelli. In specie se la moda è quella di oggi, creste, crestine, di lato: la sagra del cattivo gusto. Almeno io non mi impegno.
Tra l’altro ho scoperto di avere un certo seguito, certificato da una lunga esperienza di due anni di guida, da parte delle signore anziane. Devo dire che mi adorano per la ma gentilezza e per i miei capelli alla Caparezza. Oltre tutto, qualche sera fa, sale sul bus questa signora anziana simpaticissima. Mi chiede alcune indicazioni di rito, rispondo alle sue richieste sfoderando un sorriso.
Questo mio atteggiamento scioglie la lingua nonché la dialettica della signora. Mi comincia a raccontare tutta la sua vita. Ascolto interessato, anche perché il suo linguaggio era molto colorito e, quindi, entusiasmante. Vengo a sapere, tra le altre cose, che è sposata da più di 50 anni e che il giorno dopo avrebbe celebrato i 51 anni di felice unione. Così dice lei. Al che le chiedo se ci sono mai stati momenti di stanchezza.
La risposta inaspettata e anche un po’ osé, bisogna dirlo, è stata: “ma sei matto? Mio marito è un superdotato mi soddisfa ancora e mi ha sempre soddisfatta” .
Io disegno la solita O al posto della bocca in segno di stupore. Da quando faccio questo lavoro sono paragonabile a un bambino di fronte alle bellezze dell’universo appena conosciuto.
E le dico “ma cosa intende signora”?
Lei ” proprio quello, hai capito bene, ho giusto comprato un completino sexi per stasera e poi facciamo dei giochini…”
Va beh, non ho voluto approfondire e cambio discorso chiedendo cosa fa nella vita e altre cose un po’ meno da bollino rosso che se sentono i passeggeri qua sopra, si scaldano subito gli animi e non vorrei trovarmi accanto dei vecchietti arrapati che poi mi tocca usare pure l’estintore per spegnere gli ardori e io voglio continuare la serata in tutta tranquillità.
Però le faccio qualche battuta e lei si mette a ridere. Alla fine mi lascia il numero e mi dice di chiamarla quando voglio.
Il fascino dell’autista, imparate pivelli.