Realtà senza tempo, di Valerio Villari
Realtà senza tempo, di Valerio Villari

A destra e sinistra
c’è la città,
davanti e dietro
ferrosa realtà;
sono circondato dal cemento
ma anche dai monti
una volta principi governanti
e mi giunge ancora
il profumo dei limoni,
lì dalla Conca che una volta era.
Sono coperto e calpesto
un caldo e grigio cielo,
nuvole o fumo,
è solo grigio,
non è cielo.
Vivo un tempo,
il mio tempo,
che nessuno conosce,
percorro strade
che nessuno conosce,
nuoto in mari
che nessuno ha mai navigato;
sono solo,
ma sono circondato
da arterie stradali,
sangue inquinante,
cancro dominante,
confusione,
confusione dei pensieri.
Cos’era ieri
non può essere oggi.
Anche la pietra dura
è stata erosa, affumicata,
dall’umana incuria
Cos’era ieri
non può essere oggi
Cambiano forma
le nuvole nel cielo,
e cambia l’uomo
ed ogni suo desiderio:
dal grano alla farina
dalla farina al pane
dal pane al biscotto
dal biscotto al pasticciere
Cresce, cresce l’uomo
“ignorante”, quello più
presente, quello più
insistente, quello che
non ha capito niente
ed intanto non piove,
ed i serbatoi su tetti,
i serbatoi blu, come
il cielo che non c’è più,
si sono svuotati,
la pelle è sudata,
aver sete d’acqua
è poca cosa,
è altra cosa,
birra,
cocacola,
una spremuta
ché a spremere si fatica troppo,
mandate una cartolina,
meglio un SMS,
no, ma che dici,
facciamo la storia,
la storia su Facebook,
quella su Instagram
ed intanto a destra
ed intanto a sinistra
non c’è più la gente
alla finestra,
ma sono circondato
dall’uomo che è stato,
quello che sarà;
sinceramente vi dico,
lo vedrà chi potrà,
ma se queste sono le premesse,
sono felice che la sera
venga a prendermi
con il suo scuro calesse!
[Immagine: Francesco Barbieri – L’isola di cemento]