“Botta e risposta” di Giovanni Mattia
Ringrazio per l’immagine Luca Di Biase. Ringrazio Davide Rocco per la risposta. La botta è mia. Buona lettura.
Siamo a Roma, Trastevere, tanta gente con la birra in mano e un piccolo anfiteatro dove si esibiscono mendicanti e artisti di strada. Si paga un biglietto per generosità verso la gente più povera. C’è una luna bellissima, rossa, intensa come ai sentimenti di un uomo dallo sguardo penetrante che arriva sul palco e fa un piccolo inchino. Sorride al gentile pubblico e poi si presenta.
«Le cose che ve dirò stasera so forti. Me servono pochi minuti, ma ascortate. Io c’ho er core ferito e me sento male. Per questo ho scritto sto stornello, non saprei come chiamarlo. Ve va de ascortarme?»
Il pubblico viene come ipnotizzato, gioie e dolori, la vita in sintesi. Applaude, rumoreggia, sembra contento. L’uomo parte e recita urlando, come per allontanare il male.
«Er titolo è “La vita.”»
Ce devi sta, so dolori, lo so, ma ce devi sta.
Ti puoi distrarre, puoi annare a ballà ma e cose nun cambiano perché quanno torni sta matassa è sempre lì.
Er dolore se attraversa, nun te poi voltà
Tocca a tutti soffrì, e pe na vota è toccato a te
A ruota gira, girano anche li cojoni, ma che ce vuoi fa?
Se deve superà tutto, è questa a vita, capisci?
Te piace quanno er core se gonfia?
E allora nun poi scampà, sta vita s’alimenta der nostro dolore, ce piace l’amore, piace a tutti,
veramente me pare cosa pe pochi
E tu com an fesso ce sei cascato, che poi dai neanche tanto fesso.
Quanto è bello sentisse libero e dedicà versi, parole, cose.
Ma ricordate dentro a ste cose c’eri tu.
E seconno te, essere omo che vor dì?
Vor dì amà, amà e basta.
Certo ti sei fatto male, ma che ce vuoi fa?
Hai fatto solo il tuo dovere, aprirte, mette a ferro e foco e poi bruciarte.
So stronzo, vero?
Ma io o dico pe te, tu ce devi provà e c’hai provato.
Bravo er cojone, ma bravo sul serio, così me piaci, cojone ar punto giusto.
Te ricordi “essere il cretino giusto?”
Ecco tu eri cretino, ma quello sbajato.
Vedi che te faccio ride?
E famo na risata, bravo, così ma non t’illude
sempre cojone resti.
Sipario.
Nella platea il pubblico borbotta, non capisce il finale. Qualcuno abbozza un sorriso, fingendo di aver capito, qualcun altro si guarda intorno, come volesse protestare il prezzo del biglietto. Solo un vecchio sghignazza e parla al nipote distratto “ahò hai capito ciciolé?! Dentro a sta vita nasciamo cretini, diventamo stronzi e inveccchiamo rimbabiti, in mezzo a un sacco de gente che nun capisce n’cazzo. Gente che dovrebbe ride e invece s’arrabbia, potrebbe provà a capì e invece s’aggrugna, bah. Ma credici ciciolé, almeno na vorta, in questa vita, a rota gira a favore nostro e in un attimo semo lupi, semo fortunati e vincenti. Ce tocca solo sapè attenne e non impazzì, tra n’artra stronzata e n’artro gol da Roma. Su, mo annamo, che io il destino lo devo rincore e a te t’aspetta”.