L’angolo della poesia. “Preghiera di una madre” di Emanuela Sica
E quando sulla lingua si poseranno
le note di quel canto che
veniva dalla gola dei nostri avi
ritirerò le radici dalla terra
chiuderò gli occhi
e sarò felice di aprire il cancello
di camminare scalza
tra l’indaco e il vento
mentre i faggi si muoveranno
ad accarezzare il rimpianto
di una vita che si allontana
dal corpo e diventa tramonto
Ma prima
lascerò semi di memorie
nei tuoi occhi stanchi
pregherò che ti fioriscano davanti
come rami a cui poggiare le paure
e cogliere frutti di speranza…
questo testamento
vorrei portassi nel cuore
accanto alla parola mamma
Preghiera di una madre.
Emanuela Sica
Radici invisibili impresse dall’utero fino al seno, al cuore, alla mente, ad ogni cellula del corpo di una madre che non lascia solo l’eco delle sue parole e dei canti, forse anche ninnananne, ma anche le impronte di carezze e coccole che diventano gli indumenti indossati per sempre sulla pelle e nell’anima. “Preghiera di una madre” di Emanuela Sica, autrice e direttrice editoriale, nota per per sua ultima fatica “Memorie di una Janara”, è una poesia fortemente evocativa che tocca corde molto intime. In tre strofe accompagna la figura della madre in un cammino che da terreno passa al nulla eterno, tenendo per mano i propri figli in questa e anche nell’altra vita. Una promessa che fanno tutte le mamme quando nascono i loro bambini : non spezzare mai quel cordone ombelicale che diventa invisibile nel post parto ma c’è. Un cordone fatto di esperienze affettive, ricordi, nenie, canti, abbracci, parole dette e anche non dette, sguardi e anche assenze. La seconda strofe esprime proprio il desiderio di una madre, realizzato o meno non ci è dato saperlo: «Ma prima lascerò semi di memorie nei tuoi occhi stanchipregherò che ti fioriscano davanticome rami a cui poggiare le paure e cogliere frutti di speranza».Il “ma” fortemente avversativo contrasta con quello che sarà un giorno imminente, la sua morte, la sua nascita in una vita dove «chiuderò gli occhi / e sarò felice di aprire il cancello/ di camminare scalza/ tra l’indaco e il vento». E nella chiusa finale che la poetessa precisa che il suo è un “testamento”, spirituale, affettivo, di amore puro, da parte di una madre per i figli affinché lo portino nel cuore per sempre insieme alla “parola mamma”, che conclude il componimento lasciando una stretta in chi lo legge. Poesia di forte impatto, che ci induce a riflettere sul ruolo della maternità e non solo, anche sull’essere figli portandoci dietro la parola più bella del mondo, la prima che si pronuncia “mamma” e i ricordi, come un brainstorming di tutto quello che ci lega a tale termine. Mamma è un mondo di tutto, soprattutto di amore.