Stefano Baldinu, la voce poetica che unisce terra e memoria, di Yuli Cruz Lezcano

Stefano Baldinu, la voce poetica che unisce terra e memoria, di Yuli Cruz Lezcano

Un’aggiunta preziosa per i nostri lettori! Siamo felici di presentare Stefano Baldinu, un autore che con la sua poesia ha saputo superare confini e generi. Il suo percorso, ricco di riconoscimenti e premi, è un esempio di dedizione e talento. Vi invitiamo a leggere l’articolo completo per conoscere la sua ricca produzione letteraria, dalle dieci sillogi poetiche al recente Premio di Arte Letteraria Omaggio a Pier Paolo Pasolini..

Pier Carlo Lava
Social – Media Manager – Alessandria today

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Stefano Baldinu è nato a Bologna nel 1979, risiede a San Pietro in Casale (Bologna). Dal 2009 inizia a partecipare regolarmente a concorsi dove ha ottenuto numerosi riconoscimenti sia in lingua che in vernacolo, prevalentemente in Lingua Sarda nella sua variante logudorese. Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese, albanese, cinese, rumeno e polacco. È membro di Giuria in vari concorsi letterari, con particolare attenzione alle sezioni di poesia dialettale. Ha all’attivo la pubblicazione di dieci sillogi poetiche: “Sardegna” (2010), “Scorci piemontesi” (2012), “Genova per me” (2013), “Le creazioni amorose di un apprendista di bottega” (2017), “Boghes/Voci” (2021), “Storie” (2023), “Finestre” (2023), “Apophoreta” (2024), “Molliche” (2024), “Acqueforti” (2024). Gli sono stati assegnati tre premi alla carriera poetica. Ad aprile 2025 gli è stato conferito il Premio di Arte Letteraria Omaggio a Pier Paolo Pasolini. È Socio fondatore della Casa del Menestrello APS.

Con il componimento “La prima lettera dell’alfabeto”, dedicato al nonno Giomaria “Billia” Baldino, Baldinu ha conquistato il primo posto alla I edizione del Premio Federico Barbarossa di Imola, offrendo un esempio esemplare di poesia che coniuga memoria familiare, sapienza ancestrale e tensione lirica universale.
Di seguito, proponiamo una lettura critica della poesia, che ne approfondisce struttura, stile e valore simbolico.

Recensione critica della poesia “La prima lettera dell’alfabeto” di Stefano Baldinu, vincitrice della prima edizione del Premio Federico Barbarossa di Imola, settembre 2025

“LA PRIMA LETTERA DELL’ALFABETO

(a mio nonno Giomaria “Billia” Baldino)

Era una abluzione di ombre rugginose

a detergersi di verderame e terra i contorni degli occhi, Billia,

ogni volta che il tramonto allungava il collo

e i crini, dissetandosi nell’orizzonte,

condividevano il sonno del nuraghe.

E lui ad esercitare le dita minute

per non dimenticare nulla

di quell’alfabeto appreso dai padri

e del quale ogni giorno colmava

le intercapedini dei muri a secco.

E andava di palmo in palmo

unendo in matrimonio le viti

alternando maiuscole di pazienza

e minuscole di saggezza.

E con quale timidezza accostandosi al fico

socchiudeva gli occhi ascoltando la portata dell’albero

scorrergli nell’alveo del cuore.

Allora lasciava che i polpastrelli

camminassero lesti sopra la lavagna terrosa della vigna

a cancellare ogni sua orma superflua.

Per questo, andandosene, dava la schiena al Creato

e a tutte le piccole lanterne che poco a poco

accendevano il cielo, alzando le braccia

fino ad unire, sfiorandolo, l’infinito

come la prima lettera dell’alfabeto.”

La poesia è composta da un solo corpo testuale, senza suddivisione in strofe canoniche, ma con una chiara organizzazione fluida e narrativa, che accompagna il lettore in una riflessione intima e memoriale. Il componimento si presenta come un omaggio elegiaco al nonno dell’autore, “Giomaria ‘Billia’ Baldino”, evocato attraverso immagini fortemente radicate nella terra, nel lavoro agricolo e nella tradizione orale.Nonostante l’apparente libertà formale, la poesia è sorretta da una solida coesione interna, ottenuta tramite riprese foniche, metafore ricorrenti e una costante tensione simbolica tra terra e cielo, memoria e trascendenza. La poesia è in versi liberi, priva di schemi metrici regolari, ma fortemente ritmata attraverso:l’alternanza tra versi lunghi e corti (che spezzano e rilanciano il flusso),l’uso sapiente dell’enjambement e la musicalità intrinseca delle immagini.L’effetto è quasi prosastico, ma con un andamento solenne, cadenzato e meditativo, che richiama la liturgia del gesto contadino, lento ma denso di significato.Il titolo, “La prima lettera dell’alfabeto”, ha una duplice valenza simbolica:Alfa come origine, principio, fonte di conoscenza (lettera con cui inizia l’apprendimento) ed è anche una scrittura della terra, ovvero un linguaggio primordiale che non si apprende sui libri, ma si eredita attraverso il gesto, la manualità, la vita vissuta.Questo componimento richiama “l’alfabeto appreso dai padri”: simbolo di una conoscenza ancestrale, orale e agricola, legata ai gesti quotidiani. La poesia è ricchissima di figure retoriche, tra cui:metafore come: “abluzione di ombre rugginose” e “l’alfabeto appreso dai padri” e sinestesie: detergersi di verderame e terra i contorni degli occhi”.  Si riscontrano anche personificazioni: “il tramonto allungava il collo”, “i crini… condividevano il sonno del nuraghe” e allitterazioni: particolarmente evidente nei suoni liquidi e nasali (“lavagna terrosa della vigna”, “lui ad esercitare le dita minute”), oltre ad anastrofi e inversioni: contribuiscono alla solennità del tono (“ogni volta che il tramonto allungava il collo”). La scelta lessicale è densa, evocativa, multisensoriale, con tratti di lirismo arcaico che richiamano la cultura orale e la tradizione contadina sarda. Infine, con questa poesia Stefano Baldinu dimostra una padronanza matura del verso libero, con uno stile riconoscibile e originale, che sa unire la concretezza del reale con la profondità metafisica del ricordo. Una poesia di alto valore letterario, che meritatamente ha conquistato il primo posto in un concorso dedicato a una figura storica come Federico Barbarossa, sottolineando il legame tra tempo, storia e parola.

NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

Stefano Baldinu è nato a Bologna nel 1979, risiede a San Pietro in Casale (Bologna). Dal 2009 inizia a partecipare regolarmente a concorsi dove ha ottenuto numerosi riconoscimenti sia in lingua che in vernacolo, prevalentemente in Lingua Sarda nella sua variante logudorese. Sue poesie sono state tradotte in spagnolo, inglese, albanese, cinese, rumeno e polacco. È membro di Giuria in vari concorsi letterari, con particolare attenzione alle sezioni di poesia dialettale. Ha all’attivo la pubblicazione di dieci sillogi poetiche: “Sardegna” (2010), “Scorci piemontesi” (2012), “Genova per me” (2013), “Le creazioni amorose di un apprendista di bottega” (2017), “Boghes/Voci” (2021), “Storie” (2023), “Finestre” (2023), “Apophoreta” (2024), “Molliche” (2024), “Acqueforti” (2024). Gli sono stati assegnati tre premi alla carriera poetica. Ad aprile 2025 gli è stato conferito il Premio di Arte Letteraria Omaggio a Pier Paolo Pasolini. È Socio fondatore della Casa del Menestrello APS.

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Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale. Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding. Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile. Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro. Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.

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