Tre anni di Governo Meloni: bilancio di luci e ombre. Stabilità politica, riforme parziali e promesse ancora in sospeso
Analisi obiettiva dei tre anni di Governo Meloni: stabilità politica e alcune riforme, ma anche criticità su fisco, giustizia e PNRR. Solo 22 promesse su 100 pienamente mantenute.
A tre anni dall’insediamento, il Governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni si conferma come uno dei più longevi dell’Italia repubblicana. La premier, sostenuta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, ha mantenuto una stabilità politica che molti osservatori ritenevano difficile, riuscendo a preservare un equilibrio interno pur tra tensioni e visioni differenti. Tuttavia, il bilancio dei primi tre anni mostra un quadro composito: progressi reali su alcuni fronti, riforme ancora in corso e promesse non mantenute su temi chiave come fisco, giustizia e occupazione.
Sul piano economico, il governo ha introdotto misure di sostegno al reddito e tagli parziali al cuneo contributivo, oltre a potenziare l’assegno unico familiare. Gli indicatori macroeconomici hanno mostrato una discreta resilienza in un contesto internazionale complesso, con crescita moderata e inflazione in calo rispetto al picco del 2023. In politica estera, l’Italia ha assunto un ruolo più assertivo nei tavoli europei, sostenendo l’Ucraina, partecipando attivamente al dialogo sul Patto di Stabilità e rafforzando la cooperazione nel Mediterraneo. Tra i punti di forza riconosciuti, anche la continuità istituzionale, che ha consolidato l’immagine di un esecutivo stabile agli occhi dei partner internazionali.
Tuttavia, il quadro non è privo di criticità. Secondo le analisi indipendenti, solo 22 promesse su 100 risultano pienamente mantenute, mentre 59 sono in corso e 9 rimaste irrisolte o disattese. La riforma fiscale strutturale non ha ancora prodotto risultati tangibili sulla riduzione della pressione fiscale, che nel 2025 è stimata in crescita al 42,8%. Le grandi opere infrastrutturali, annunciate come prioritarie, procedono con lentezza, mentre la riforma della giustizia e quella della scuola restano in fase di discussione parlamentare. Anche sul fronte del lavoro, la promessa di una riduzione stabile del precariato e di una maggiore inclusione giovanile non si è ancora concretizzata in dati misurabili.
Altro punto critico riguarda la gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Pur essendo state completate diverse milestone, permangono ritardi nella realizzazione di progetti locali e difficoltà amministrative in alcune regioni. Gli osservatori economici avvertono che, una volta esauriti i fondi europei, l’Italia dovrà evitare un rischio di “rallentamento strutturale” se non riuscirà a tradurre le riforme in investimenti stabili e duraturi.
Il capitolo promesse irrisolte comprende anche la riforma costituzionale sul presidenzialismo, la piena attuazione del piano natalità, e la revisione delle pensioni. Si tratta di temi che hanno avuto grande spazio nella campagna elettorale del 2022 ma che, a oggi, restano in larga parte sulla carta. Il governo ha più volte ribadito la volontà di portarli a termine nella seconda metà della legislatura, ma le priorità economiche e internazionali hanno rallentato il calendario politico.
Nel complesso, questi primi tre anni rappresentano un periodo di governo stabile ma incompiuto, con risultati concreti in alcune aree e ritardi in altre. La Meloni ha mantenuto coesione nella maggioranza e una comunicazione politica efficace, ma la sfida più grande resta quella di tradurre le intenzioni in cambiamenti strutturali. Il 2026, anno cruciale per la verifica dei conti pubblici e dei progetti del PNRR, sarà il vero banco di prova per valutare se questo governo sarà ricordato come una parentesi di stabilità o come una stagione di riforme compiute.
Grafico comparativo – Stato delle promesse del Governo Meloni (2022–2025):

Geo: Roma – Italia
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Fonti:
Pagella Politica
Corriere della Sera
Italiani News
Milano Post
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