NEL TRENTADUESIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA SCOMPARSA, FEDERICO FELLINI CI PARLA ANCORA, di Cinzia Rota. Milano
Ieri, 31 ottobre, Rimini ha ricordato il suo figlio più visionario: Federico Fellini, scomparso nel 1993. Trentadue anni dopo, la sua città lo celebra con proiezioni, visite al Fellini Museum e passeggiate nel Cimitero Monumentale. Ma il vero omaggio, forse, è quello che ci arriva da un testo che sembra scritto in punta di cuore, un elenco di cose imparate, o forse solo vissute, che ci restituisce il Fellini più intimo, quello che respira con la voce di chi ha osservato il mondo da dietro una cinepresa e ne ha tratto poesia, ironia e verità, cogliendo l’essenza delle cose piccole. Fellini ci accompagna in un viaggio fatto di sabati migliori delle domeniche, di camicie macchiate di sugo, di città che ti fanno dimenticare il tuo nome. Non c’è retorica, solo verità sussurrate. E in quel sussurro, il Maestro ci confida che i giorni davvero importanti sono cinque o sei. Gli altri? Fanno solo volume.
“Non ho molto da dire.
Credo di aver imparato molto poco in tutti questi anni: ho imparato che ci sono molte cose sconsiderate che puoi fare. E tra quei milioni una che è ancora più sconsiderata delle altre. E di solito fai quella.
Ho imparato che il blu e il nero insieme sono un cazzotto in un occhio.
Ho imparato che certi odori si fissano nella memoria, e quando li risenti è come se tutti quegli anni non fossero mai passati.
Ho imparato che il sabato è meglio della domenica.
Ho capito che chiunque ha qualcosa da raccontare, ma ho capito anche che l’odio per certe persone ti aiuta a vivere meglio.
Ho imparato che certe mattine saresti disposto a dare via un braccio pur di dormire altri cinque minuti.
Ho constatato che alcune città sono capaci di farti scordare anche come ti chiami.
Ho imparato che ci sono persone così esteticamente stupefacenti che emanano addirittura luce propria. Sembrano, non so… fosforescenti!
Ho capito che non c’è da preoccuparsi se a 40 anni non sai che fare della tua vita, se hai ancora una gran voglia di giocare. Forse sei l’unico che ha capito qualcosa.
Ho imparato che se ripeti una parola tante volte, all’improvviso perde di significato.
Ho imparato che a volte avresti talmente tanta voglia di fare l’amore con una determinata persona che glielo chiederesti in ginocchio.
Ho imparato che una sigaretta, specie se sei a terra, può addirittura salvarti la vita.
Ho scoperto che esistono persone talmente scassapalle da rappresentare un vero e proprio ornamento ai testicoli.
Ho imparato che non c’è cosa più inebriante che impuntarti sulla tua scelta. E poi sbagliare.
Ho imparato che il conforto degli amici a volte può essere crudele.
Ho imparato che la voce di Frank Sinatra è uno dei motivi per stare al mondo. E la Heineken è l’altro.
Ho imparato che il sale si mette prima che l’acqua cominci a bollire.
Ho capito che certe regole sono fatte per andarci contro.
che dare ragione a un idiota. E dentro ridere.Mi sono accorto che non c’è cosa piùdivertente
Ho scoperto che con gli anni i tuoi errori e i tuoi rimpianti impari ad amarli come figli.
Ho imparato che la nostalgia ha lo stesso sapore della cioccolata bollente.
Ho imparato che i film di Ingmar Bergman non sono solo capolavori: sono lezioni di vita.
Ho capito che niente è più bello che alzarsi la notte mentre tutti gli altri dormono e girovagare in solitudine come un cane tra i rifiuti, alla ricerca di una qualsiasi sensazione appagante.
Ho imparato che se ti chiedono di fare cinque cose e all’ultimo momento ne aggiungono due, tu inevitabilmente dimentichi le prime tre.
Ho imparato che certa gente ha la testa solo per separare le orecchie.
Ho imparato che la tua camicia preferita attira il sugo in modo micidiale.
Ho imparato che non c’è cosa più bella che svegliarsi una mattina senza sapere che ore sono, senza riconoscere la stanza e soprattutto senza ricordare come ci sei arrivato.
Ma soprattutto ho imparato che i giorni veramente importanti nella vita di una persona sono cinque o sei in tutto.
Tutti gli altri fanno solo volume.
Così fra sessant’anni non ti ricorderai il giorno della tua laurea, o quello in cui hai vinto un Oscar.
Ti ricorderai quella sera in cui tu e i tuoi amici, quelli veri, avete fumato 10 sigarette a testa e ubriachi persi avete cantato per strada a squarciagola fradici di pioggia.
Quelli sono i momenti in cui la vita davvero batte più forte.”
Federico Fellini
P.S.: Però, in fondo, qualcosa l’ho imparato.
Federico Fellini
Fellini ha sempre cercato il senso nel non-senso, la bellezza nell’eccesso, la verità nella finzione. E in questo suo testamento esistenziale, ironico, malinconico, profondamente umano, ci regala una lezione che non si trova nei manuali di regia: la vita è fatta di dettagli, di errori, di momenti che non si possono programmare.
Federico Fellini in fondo… non è mai morto. È diventato fosforescente.
Parola di Creativa
©Cinzia Rota. Milano, 01/11/2025
Per leggere tutti gli articoli di Cinzia Rota clicca QUI