“Ci sono inquietudini profonde” di Elena D’Ambrosio: la marea dell’anima tra vento, mare e coscienza
Ci sono poesie che non descrivono il mare: lo diventano, trasformando il paesaggio in un battito interiore.
Pier Carlo Lava
In Ci sono inquietudini profonde, Elena D’Ambrosio costruisce una poesia in cui la natura non è sfondo ma metafora vivente dell’interiorità. Il mare, il vento, le luci incerte e le ombre in volo diventano segni di un percorso intimo: una traversata dell’anima che cerca se stessa nel movimento incessante delle maree. La parola poetica non racconta un fatto, ma ascolta un’energia emotiva, lasciando che l’immagine preceda il concetto e che il sentimento si manifesti per risonanze.
Testo della poesia
Ci sono inquietudini profonde, che solo chi legge nell’animo riesce a vedere.
Dipinta marea in volo
Sul faro ombreggiato dal vento,
cunei di solitudini
in assonanze di maree in volo,
sovrasta la tempesta,
nel pugno del cuore.
Salgono al cielo, disseminate ombre,
stormi di uccelli nel cantico cinguettio,
nel volo frizzante di salsedine,
verso rive ignote
nei colori di un mare riflesso,
nel suo blu inafferrabile.
Fronteggiano le mille acque
le luci di un sole incerto,
nell’ebbrezza spumosa
il respiro intenso assapora
l’odore salmastro, che smorza il fiato.
Si svela al mondo la coscienza,
fino a spezzare il respiro,
come bacio d’amore salato
dissetando gli occhi in lacrime,
nella dipinta sua marea in solitudine.
Elena D’Ambrosio
#poetadimestessa
(Diritti riservati)
La poesia si apre con una dichiarazione programmatica: “Ci sono inquietudini profonde, che solo chi legge nell’animo riesce a vedere.” È una chiave di accesso etica ed estetica insieme: il testo non chiede di essere “capito”, ma abitato. Da qui nasce l’immagine portante della “marea in volo”, ossimoro che fonde acqua e aria, peso e leggerezza, immobilità e slancio: l’inquietudine come energia sospesa.
Nel primo movimento, il “faro ombreggiato dal vento” e i “cunei di solitudini” introducono un paesaggio simbolico in cui la tempesta non è solo meteorologica: è interiore, compressa “nel pugno del cuore”. La lingua di D’Ambrosio lavora per accumulo analogico: immagini che non spiegano ma si richiamano, creando una trama sensoriale.
Nel secondo movimento, il cielo si popola di “ombre” e “stormi”, il canto degli uccelli si mescola alla “salsedine”: la natura diventa corpo sonoro. Le “rive ignote” e il “blu inafferrabile” alludono a un altrove non geografico, ma esistenziale. Qui la poetessa mostra una cifra che richiama Neruda per la fisicità del linguaggio, Ungaretti per la densità immaginativa, e Alda Merini per la tensione tra abbandono e lucidità.
Il terzo movimento introduce il contrasto tra luce e incertezza: “le luci di un sole incerto” fronteggiano “le mille acque”. L’olfatto e il respiro diventano veicoli di conoscenza: “l’odore salmastro, che smorza il fiato”. È una poesia che conosce attraverso i sensi, non per concetti: la verità passa dal corpo.
La chiusa porta la rivelazione: “Si svela al mondo la coscienza”. Non come proclamazione, ma come ferita dolce: “bacio d’amore salato”, “occhi in lacrime”. L’inquietudine non si risolve: si trasforma in consapevolezza, in una “marea in solitudine” che non isola, ma rende autentici.
Sul piano stilistico, D’Ambrosio adotta una lingua musicale e figurativa, costruita su assonanze, allitterazioni e un ritmo che avanza per ondate. La poesia procede per immagini-soglia, in cui ogni verso apre a un’altra risonanza. È una scrittura che privilegia la trasparenza emotiva senza rinunciare alla complessità simbolica.
Biografia dell’autrice
Elena D’Ambrosio è una poetessa contemporanea che fa dell’ascolto interiore e del rapporto con la natura i cardini della propria ricerca. La sua scrittura si distingue per un linguaggio sensoriale, ricco di immagini marine, celesti e luminose, in cui l’esperienza emotiva si traduce in paesaggio simbolico. Con l’hashtag #poetadimestessa, l’autrice rivendica una poesia come atto di auto-conoscenza e di responsabilità verso il sentire: una voce che intreccia intimità e visione, corpo e coscienza.
In conclusione, Ci sono inquietudini profonde è una poesia che non teme la densità dell’emozione. Non offre risposte, ma una postura dell’anima: stare nella marea, accettarne il moto, lasciare che il dolore diventi linguaggio e che il linguaggio, a sua volta, restituisca dignità al sentire. È una lirica che chiede al lettore non di interpretare, ma di respirare insieme al testo.
Geo
Elena D’Ambrosio, con la sua poesia di forte impronta simbolica e sensoriale, si inserisce nel panorama della lirica contemporanea che intreccia paesaggio naturale e coscienza interiore. Alessandria today, testata culturale impegnata nella promozione della poesia d’autore e del pensiero critico, accoglie questo testo come esempio di scrittura capace di parlare al presente attraverso immagini, ritmo e autenticità emotiva, offrendo ai lettori del territorio e oltre uno spazio di incontro tra parola poetica e esperienza umana.
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