Che tipo sei a San Valentino, una giornata che svela il nostro modo di amare più di quanto crediamo
C’è una domanda che ritorna puntuale ogni 14 febbraio, anche quando fingiamo di ignorarla. Non riguarda i regali, le cene o le rose, ma qualcosa di più sottile: che tipo di persona siamo quando l’amore diventa visibile, esposto, quasi pubblico. San Valentino, nel bene e nel male, è uno specchio.
Pier Carlo Lava
San Valentino divide, ma soprattutto rivela. Rivela chi cerca conferme, chi le rifiuta, chi le osserva con distanza e chi le vive con intensità silenziosa. Come scriveva Roland Barthes, “l’amore è un discorso che non si pronuncia mai allo stesso modo due volte”. E in effetti, dietro questa ricorrenza apparentemente semplice, si nasconde una mappa complessa di atteggiamenti emotivi, culturali e personali.
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“I sei volti di San Valentino”
Il romantico consapevole è forse la figura più silenziosa. Non ama le scene, non ha bisogno di dimostrazioni plateali. Vive San Valentino come un’occasione per esserci davvero, con un gesto misurato ma autentico. In questo approccio risuona il pensiero di Antoine de Saint-Exupéry, quando scriveva che “amare non è guardarsi l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione”.
Poi c’è il romantico classico, spesso criticato ma profondamente coerente. Fiori, biglietto, cena: sì, tutto previsto, e proprio per questo rassicurante. È la scelta di chi decide di credere ancora nei rituali. Non a caso, uno dei fatti storici più curiosi legati a San Valentino risale al Medioevo, quando si diffuse la convinzione che proprio il 14 febbraio gli uccelli iniziassero ad accoppiarsi: da qui l’associazione tra amore, stagione e promessa.
Il riflessivo, invece, vive San Valentino come una giornata che stimola più pensieri che gesti. Si interroga sul senso dell’amore, sulle aspettative, sulle ferite e sulle possibilità. Spesso accusato di “pensare troppo”, in realtà pratica una forma di profondità emotiva. Søren Kierkegaard scriveva: “la vita può essere compresa solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”, e questo tipo di persona sembra muoversi proprio su questo confine.
C’è poi il disincantato sereno, che non prova rabbia né entusiasmo eccessivo. Se c’è qualcuno, bene. Se non c’è, va bene lo stesso. Ha compreso che l’amore non ha bisogno di una data per esistere. È una posizione che negli ultimi anni cresce, soprattutto tra chi rifiuta l’idea di misurare i sentimenti con il calendario.
Non manca il tipo ironico, quello che scherza, smonta, prende le distanze con una battuta. Ma l’ironia, spesso, è una forma di protezione. Anche qui la storia ci aiuta a capire: Oscar Wilde ricordava che “l’ironia è il rifugio delle persone profonde”. Dietro il sorriso, talvolta, c’è un desiderio di essere visti senza esporsi troppo.
Infine, il solitario pieno. Chi vive San Valentino da solo, ma non in solitudine. Una cena per sé, un libro, una passeggiata. Non rifiuto dell’amore, ma riconciliazione con se stessi. In un’epoca che confonde spesso l’essere soli con l’essere incompleti, questa figura rappresenta una forma matura di autonomia emotiva.
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Six Ways to Experience Valentine’s Day
The Romantic Who Chooses Awareness
This is the kind of person who believes in presence rather than performance. Valentine’s Day is not a spectacle, but an opportunity to be genuinely there. No excess, no display — only intention. Love, for them, is measured by attention, not by noise.
The Classical Romantic (Without Apology)
They embrace the ritual openly. Flowers, a handwritten note, a candlelit dinner — not because they are unaware of the clichés, but because they choose to believe in them. Tradition, when inhabited sincerely, becomes a form of courage rather than conformity.
The Reflective Mind
Valentine’s Day awakens questions more than gestures. This person observes, analyzes, revisits memories and expectations. Often accused of thinking too much, they are in fact practicing depth. For them, love is not only felt — it is examined, questioned, and slowly understood.
The Calmly Disenchanted
Neither bitter nor enthusiastic, this type approaches Valentine’s Day with quiet neutrality. If love is present, it is welcomed; if not, nothing feels missing. They have learned that affection does not require a date to exist, nor an audience to be valid.
The Ironist Who Protects the Heart
Humor is their shield. They smile, joke, dismantle the occasion with wit. Yet irony often conceals sensitivity. When a genuine gesture breaks through the laughter, it reaches deeper than expected — because behind irony lies careful attention.
The Fulfilled Solitary
They spend Valentine’s Day alone, but not in absence. A book, a walk, a meal prepared for oneself. This is not withdrawal, but self-presence. They do not reject love; they understand that being whole is a prerequisite for sharing it.
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In fondo, San Valentino non chiede di scegliere da che parte stare, ma di riconoscersi. Non è una prova d’amore, ma una lente. E forse, come scriveva Erich Fromm, “l’amore non è un sentimento passeggero, ma una decisione, un giudizio, una promessa”. Che sia condivisa o solitaria, romantica o riflessiva, quella promessa dice molto di noi.
Geo. Ad Alessandria e nel territorio piemontese, San Valentino continua a essere vissuto in modi diversi e personali, tra tradizione e nuovi linguaggi emotivi. Alessandria today racconta queste trasformazioni come parte di una società che cambia, convinta che anche le ricorrenze più popolari possano diventare occasioni di consapevolezza e lettura del presente.
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