Bugie. Di Ornella Abelli, Alessandria.
Quando sono entrata nel tuo ufficio
i miei tacchi dodici risuonavano rumorosi nell’aria.
Volevo guardarti dritta negli occhi.
E’ bastato uno sguardo per capirsi
lo stesso che un tempo mi ha toccato, spogliato, travolto.
Mentre il tuo stupore parlava
ti ho attraversato come un liquido in una fessura
ti ho percorso tutto
ti sono scivolata dentro, nei meandri più nascosti
negli abissi dove solo io potevo arrivare
nel labirinto delle tue bugie.
E dopo un sufficiente silenzio
ti ho voltato le spalle
scivolando via come un foglio di carta.
Foto da Pixabay
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